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Posts Tagged ‘romanzo’

L’amore si può inventare? In parte, seguendone le inconfondibili e luminescenti tracce.

A volte è sufficiente una telefonata ricevuta per errore. E starci dentro, quasi per gioco, indossando panni non propri in cui però si sta e la misura sembra quella giusta. E poi il filo si avvolge su se stesso, diventando rocchetto e poi matassa. Facendone ormai parte.

Scrittura di grazia quella di José Ovejero, sia per stile che per trovata narrativa. Spiazzante. E luminosa.

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Salone del Libro, ovvero di un gioco antico e sapiente.

Questa volta la Fiera si manifesta, ma senza l’attesa molestia.

Volume su volume, mi immergo in un cartaceo fiume.

Storie a puzzle, incastro, cornice. Comunque sia, esploro felice.

Epica, Dramma, Risata, Poesia. La carta che vince è la fantasia.

Calembour a parte, la trentaduesima edizione del Salone del Libro di Torino ha presentato una pagina più parlata, quasi urlata, più che scritta. Contravvenendo in parte alle regole del gioco-libro, che richiede un passo di avvicinamento a tratti felpato. Per inoltrarsi nel terreno inesplorato con mente curiosa e cuore aperto. Così che novità ed emozioni possano primeggiare, violando posizioni preconcette. E scrollando ruggine dai soliti pensieri.

Ps: La mia personale “caccia al tesoro”, sempre ammantata di serendipity, mi ha condotto ad un metalibro condito di cibo, “Colazioni d’autore” di Petunia Ollister. Dove ogni libro fa colazione coi suoi dolci preferiti. Qualche esempio? “Il grande Gatsby” con eleganti muffin al limone, “Il giovane Holden” con casalinghe uova e bacon, “La donna della domenica” con raffinati baci di dama.

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Strana storia quella di “Stoner”, il protagonista dell’omonimo romanzo di John Williams.

Storia semplice ma densa e magnetica. Non succede quasi nulla eppure ti senti da subito necessitato alla sua lettura, trattenuto da un fluire abilissimo di parole.

Un esempio? “A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.”

E pensare che, pubblicato per la prima volta nel 1965, il romanzo non ebbe riscontro di pubblico. Forse perché troppo avanti. Ristampato nel 2003 si rivela infatti un fenomeno mondiale.

Come ha dichiarato lo scrittore inglese Ian McEwan, la storia di Stoner “è una vita minima da cui John Williams ha tratto un romanzo davvero molto bello. Ed è la più straordinaria scoperta per noi fortunati lettori.”

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Curioso il fil rouge che quest’anno lega tra loro i titoli dei cinque finalisti del Premio Strega:

Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella;
Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati;
Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo;
La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro;
Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori) di Antonella Cilento.

Infedeltà, pace, desiderio, paura, piacere. Queste le parole chiave dei libri finalisti alla sessantottesima edizione. Quasi che i sentimenti, in tempi di crisi economica, possano prendere il sopravvento riconducendoci alle origini della specie.

E sugli altri vince Il desiderio di essere come tutti, che è poi il racconto di un’epoca, e “quella in cui si vive – non si respinge, si può soltanto accoglierla“. Forse un vademecum per un tempo storico in cui la navigazione avviene solo più a vista, con le colonne d’Ercole in continuo movimento.

Ps: che tristezza vedere il Premio senza lo sguardo attento e guizzante della poetessa Maria Luisa Spaziani…

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