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Posts Tagged ‘Roma’

Queste parole sono state espresse dal capo della Polizia Franco Gabrielli, commentando gli ultimi fatti di sangue avvenuti a Roma.

Il suo richiamo alla città di Batman suona alquanto curioso, perché trattasi sì di luogo violento e degradato, ma pur sempre letterario.

Come se, anche solo per negazione, fosse ogni volta più arduo un possibile parallelo con spazi reali. Necessitando viceversa di nuovi e immaginifici paralleli geografici.

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Molti, soprattutto dopo l’endorsement di stampa nazionale e internazionale, la ritenevano sicura vincitrice del Premio Strega 2015 e invece è arrivata solo terza.

Ma chi è Elena Ferrante? Chi si cela sotto questo pseudonimo con cui la sua tetralogia del ciclo de “L’amica geniale” sta facendo furore tra i lettori?

Le puntate, non della saga ma sulla sua reale identità, si sono aperte da tempo. C’è chi dice sia la traduttrice partenopea Anita Raja, moglie di Domenico Starnone, chi per stare in famiglia pensa allo stesso Starnone. C’è poi chi fa il nome di Goffredo Fofi e dei suoi editori Sandro e Sandra Ferri.

Curiosa la scelta dell’anonimato in un mondo in cui tutti, scrittori compresi, vogliono apparire. In questo caso è la stessa Ferrante ad aver detto che i suoi libri devono essere percepiti come “organismi autosufficienti”, che non necessitano della sua presenza.

I libri che tornano a camminare da soli…

PS: per la cronaca, il Premio è andato al romanzo “La ferocia” di Nicola Lagioia. In termini tecnici, un autentico ossimoro.

 

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Mi piace questa definizione dell’umana bellezza.

La fa dire il regista Paolo Sorrentino al personaggio di  Jep Gambardella (alias Toni Servillo) nel film “La Grande Bellezza”:

Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.

E nel film, che stasera si può rivedere sulla Tv generalista, quegli “sparuti incostanti sprazzi di bellezza” si annidano in uno sguardo, in un tramonto, in un ricordo. Con lo scorrere del tempo inarrestabile come l’acqua di un fiume.

Forse però… “in fondo, è solo un trucco“.

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Maltempo: su social network foto 'Shelf cloud' e doppio arcobaleno

In pochi mesi abbiamo visto Siena sottomessa dal “Palio” della sua Banca, Venezia “allagata” dalla sua stessa diga Mose, Milano in ostaggio al mega “trucco” Expo.

E ora tocca anche a Roma, piegata e piagata dalla “Mafia capitale”, in cui i personaggi di “Romanzo criminale” sono usciti dalle pagine del libro per diventare i burattinai di quella città bellissima e dannatissima al contempo.

E noi cittadini che a forza di ascoltare abbiamo ormai l’udito abituato al peggio e l’indignazione che comincia a latitare. Trasformandoci così, lentamente e drammaticamente, in latitanti della vita civile.

E si riaffacciano alla mente alcune scene de “La Grande Bellezza”. Quelle in cui Roma torna ad essere una lupa pronta a sfamare tutto e tutti eccetto il reale bisogno. Disfacendo ogni possibile sogno.

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Murale di Agostino Iacurci - Roma

Murale di Agostino Iacurci – Roma

Se vuoi pubblicizzare bene un mondo di pesci, fai vedere che ci nuoti.

Questo sembra il pensiero-pubblicità di questa pescheria.

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Curioso il fil rouge che quest’anno lega tra loro i titoli dei cinque finalisti del Premio Strega:

Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella;
Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati;
Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo;
La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro;
Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori) di Antonella Cilento.

Infedeltà, pace, desiderio, paura, piacere. Queste le parole chiave dei libri finalisti alla sessantottesima edizione. Quasi che i sentimenti, in tempi di crisi economica, possano prendere il sopravvento riconducendoci alle origini della specie.

E sugli altri vince Il desiderio di essere come tutti, che è poi il racconto di un’epoca, e “quella in cui si vive – non si respinge, si può soltanto accoglierla“. Forse un vademecum per un tempo storico in cui la navigazione avviene solo più a vista, con le colonne d’Ercole in continuo movimento.

Ps: che tristezza vedere il Premio senza lo sguardo attento e guizzante della poetessa Maria Luisa Spaziani…

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Dieci anni fa ci lasciava Nino Manfredi, uno dei “mostri” della commedia all’italiana, con interpretazioni indimenticabili, dal Pasquino del “Nell’anno del Signore” all’emigrante italiano in “Pane e cioccolata“, dal portantino d’ospedale in “C’eravamo tanto amati” al Geppetto dello sceneggiato televisivo di Luigi Comencini “Le avventure di Pinocchio“. Superbo e commovente poi nella regia dell’autobiografico “Per grazia ricevuta“.

Il mondo ricorda l’artista di Castro dei Volsci con la manifestazione “Nino!“, una serie di eventi, da Los Angeles a Parigi, passando per l’Italia, con proiezioni speciali e mostre per celebrare un attore sfaccettato e versatile, che sembrava quasi non recitasse data la naturalezza con cui entrava nei personaggi che interpretava. 

Il suo celebre “fusse che fusse la vorta bbona” del “barista di Ceccano”, Canzonissima 1959, divenne una sorta di tormentone nazionale, fino a trasformarsi in un modo di dire proverbiale, raccontando la pratica semplicità del popolo. E scolpendo i tratti indimenticati di Nino.

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