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Posts Tagged ‘ribelle’

Si è spento il mitico fumettista Quino, il papà di Mafalda, la bambina ribelle che odia la minestra e contesta il mondo degli  adulti.

Di lei Umberto Eco scrisse: “Mafalda è un’eroina arrabbiata che rifiuta il mondo così com’è (…) vive in una continua dialettica col mondo adulto, che non stima, non rispetta, avversa, umilia e respinge, rivendicando il suo diritto a rimanere una bambina che non vuole gestire un universo adulterato dai genitori”.

Nonostante il grande successo e la fama internazionale, Quino nel 1973, dopo quasi dieci anni, decise di non disegnare più strisce di Mafalda, poiché come disse in seguito in un’intervista a L’Espresso: Ad un certo punto mi sono veramente stancato. Non ce la facevo più a dire tutto quello che non andava, a passare il mio tempo in un continuo atteggiamento di denuncia.”

Eppure la sua Mafalda ha continuato a viaggiare per il mondo, interpretando malumori e pensieri della parte piccola di noi. Permettendoci così di dimenticare diaframmi sociali e sovrastrutture. Con leggerezza.

Grazie Quino.

Ps: a proposito di fumetti, oggi i Flintstones compiono sessant’anni. Auguri a quel mondo lieve e surreale, fatto di quotidiani incisi nella pietra, case scavate nella roccia, elefanti-aspirapolvere e genuini affetti.

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Certe ragazze non invecchiano mai. Così la Mafalda di Quino.

Sembra quasi impossibile che questa mitica figura sia uscita con la sua ultima striscia quarant’anni fa, il 25 luglio 1973.

Perché Mafalda continua a piacere? E’ lo stesso “papà” di questa bambina ribelle a spiegarcelo, in un’intervista di poco tempo fa a Tuttolibri di La Stampa: “Mafalda è sempre attuale perché voleva cambiare il mondo, ma purtroppo il mondo è rimasto lo stesso. Riprenderla? Non avrebbe senso. Gli anni Sessanta sono un tempo che non tornerà mai più: c’erano i Beatles, Papa Giovanni, Che Guevara. C’era la speranza che la politica potesse cambiare le cose: oggi l’economia conta più della politica. Puoi anche fare una rivoluzione, ma alla fine per la gente non cambia mai nulla.

Mafalda mi piace perché ha uno spirito ribelle ma è sempre preoccupata per l’umanità e per la pace nel mondo.

Mafalda mi piace perché le sue domande sono dirette e disarmanti. A tal punto da provocare crisi di nervi negli adulti.

E mi piace soprattutto perché, pur spesso indignata, sa godere dei momenti buoni della vita.

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Era il 30 settembre 1955 quando si interrompeva tragicamente, a soli 24 anni, la vita di James Dean. In un incidente sulla sua Porsche 550 Spyder con cui doveva partecipare ad una gara automobilistica.

Proprio come quella tragica corsa di auto girata su pellicola qualche mese prima, nel film “Gioventù bruciata”, con cui Dean divenne un’icona culturale recitando il ruolo del ribelle adolescente Jim Stark. Un titolo che  divenne presto un modo di dire per “i giovani ribelli senza una causa”.

Ma sono le stesse, profetiche, parole di James Dean a raccontare la sua fulminea parabola umana: “Credo ci sia una sola forma di grandezza per l’uomo. Se un uomo può colmare il vuoto tra la vita e la morte. Voglio dire, se riesce a vivere anche dopo che è morto, allora forse quello era un grand’uomo. Per me l’unico successo, l’unica grandezza, è l’immortalità.

Hai avuto successo, James. Purtroppo.

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