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Posts Tagged ‘Renato Guttuso’

Renato Guttuso, “Contadini al lavoro” – 1950

Un equilibrio instabile quello tra salute e lavoro, due beni primari. Trait d’union la sicurezza.

Rifletterci tutti, durante un Primo Maggio particolarissimo, sarebbe bene. Farlo magari Costituzione alla mano sarebbe ancora meglio.

Si eviterebbe così di invocare di continuo aperture lavorative differenziate per regione. Dimenticandoci dell’articolo 16 che nella sua prima parte recita: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.”

“In via generale” appunto, considerando l’interezza del territorio nazionale. Fatta salva l’istituzione di nuove zone rosse, che limiterebbe in tali aree l’avvio della cosiddetta Fase 2.

E nel frattempo la terra, che per ora continua a darci i suoi frutti, a chiedere di essere raccolta in tempo dalle mani d’uomo. Per buona parte straniero, sottopagato, per nulla in sicurezza. Anche su questo sarebbe bene riflettere in questo strano Primo Maggio.

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Renato Guttuso, “L’abbraccio” – Mostra: “Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68” – Gam Torino, 23 febbraio/24giugno 2018

Alla mostra della Gam dedicata all’arte rivoluzionaria di Renato Guttuso si incontra la sua idea di uomo. Fatica, lavoro, asprezza, ma anche possibilità, incontro, abbraccio. Quello del dipinto manifesto della mostra stessa.

E forse in fondo, ovvero nel senso più profondo, questo è stato il movimento del ’68. Immaginare che “altro”, da quanto prima stato, fosse pensabile e realizzabile. Per l’umanità tutta.

Renato Guttuso, “Comizio di quartiere” – 1975

Così tra i quadri di un Maestro, non sufficientemente ricordato, dell’arte italiana trovi il lavoro schiavizzato dei ragazzini, i carusi, delle solfatare siciliane, ma anche i raduni politici tra e con il popolo. Quel popolo che ai “Funerali di Togliatti” si farà denso e rosso e misto, il volto moltiplicato di Lenin e quello addolorato del contadino. In un abbraccio muto, e forse consapevole, che l’addio era anche per il mondo delle idee.

Renato Guttuso, “I funerali di Togliatti” – 1972

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Renato Guttuso, “La Crocifissione”, dettaglio – 1942

Elì, Elì, lamà sabactàni?” –  “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27,46)

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L’abbiamo persa Anna Marchesini. Insieme alle sue peculiarità. Talento allo stato puro, ironia in sguardo e parola, profondità d’animo e di visione. E poi quel coraggio da leonessa imperitura che le faceva dire: “Mi rende felice cercare il coraggio, averlo, non averlo ancora ma sapere di avere la vita dentro di me.”

Rimarrà per sempre la “cecata” Signorina Carlo, la Sora Flora, la surreale Lucia dei “Promessi Sposi” secondo “Il Trio”, la sessuologa Merope Generosa. Personaggi nati in lei in ambito primordiale: “La comicità viene da un fondale molto profondo: sono scesa giù giù, ho raccolto le mie conchiglie e quando sono emersa ho fatto in modo che tutto quello che avevo portato facesse una capriola.”

Un altro sorriso si è spento poco prima, quello di Marta Marzotto. Mondina da ragazza, contessa per matrimonio, musa ispiratrice di Renato Guttuso, icona originale di stile italiano. Ma soprattutto sempre allegra e generosa, anche quando la vita le si è fatta avversa.

La battuta ironica in ogni circostanza (“Con Easy-jet oggi si sentono tutti parte del jet-set, o meglio, del jet senza il set”) ma anche la capacità introspettiva di guardare gli altri per apprendere (“La mia più grande vittoria? Aver saputo tacere, ascoltare e imparare”). E poi le scelte libere , sapendo fare sempre autoironia. Come con quel brand di moda “Marta da legare”. Un gioco, una provocazione. Ancora.

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Elsa Morante con Alberto Moravia a Capri negli anni Quaranta

Il 18 agosto 1912 nasceva Elsa Morante, l’autrice di romanzi famosi come “L’isola di Arturo” e “La Storia”. Cento anni fa.

Mi piace ricordarla attraverso una mostra, “Tracce dell’isola 1936-1956” allestita in un luogo che la scrittrice ha frequentato e amato, Anacapri.

L’esposizione, all’interno della “Casa Rossa”, racconta la Capri di quegli anni, in cui pittori, scrittori, artisti diedero vita ad una stagione felicemente creativa.

Quadri, foto d’epoca, manoscritti fanno in parte rivivere quei momenti, con visioni inedite dell’isola azzurra. Insieme alla Morante vengono raccontati i volti di quello che fu un autentico laboratorio culturale, da Giorgio De Chirico a Renato Guttuso, da Alberto Moravia a Enrico Prampolini, da Palma Bucarelli a Toti Scialoja.

Il filo rosso tra queste “tracce” potrebbe essere proprio una riflessione di Elsa Morante: “Che il segreto dell’arte sia qui? Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare”.

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