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Posts Tagged ‘referendum’

Brexit ultima ora, nessun accordo.

Ratifica negata, da parte del Parlamento inglese, a Brexit, o meglio all’avvio degli accordi con l’Unione europea per l’uscita del Regno Unito dal vecchio continente. Con il governo May ad incassare una clamorosa sconfitta.

E così, dopo tre anni dal referendum Brexit, l’esito popolare viene capovolto dal voto parlamentare. Con un caos economico-politico, nonché umano, più che probabile.

Ora gli scenari non sono molti. Non c’è una maggioranza chiara per un secondo referendum e non c’è più tempo per nuovi accordi con l’Europa. Comunque, in entrambi i casi, anche se possibili, l’etica starebbe alla finestra.

Ecco perché al disordine si stanno preparando tutti.

Anzi, ci stiamo preparando tutti.

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Le ragioni non sono mai univoche.

Guardando le immagini violente degli scontri tra Guardia Civil e cittadini in coda per il voto al referendum indipendentista catalano, l’indignazione è naturale. Pur trattandosi di una consultazione considerata illegale dal governo di Madrid. Ovvero dalla Spagna, la nazione a cui appartiene anche Barcellona. Che però ha deciso di tirarsi fuori, andando per la propria strada.

Pericoloso precedente per un’Europa sempre più separatista. E sempre meno lungimirante sul proprio futuro.

Le ragioni non sono mai univoche.

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Nel nuovo governo Gentiloni tanti i promossi. Soprattutto quelli bocciati dal referendum.

Un curioso paradosso, quello del “sempre promosso”. Che mantiene in modo adeguato le promesse.

A partire dalle premesse.

Sempre le stesse.

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All’apparire dei primi risultati referendari, con un No che si stagliava più marcato rispetto alla vigilia, hanno cominciato ad evidenziarsi due parole, peraltro alquanto scontate visti i numeri: Dimissioni ed Elezioni.

Ma è una parola-sottotitolo quella che racconta il day after, Salita. Verso il Colle dal Presidente Mattarella, per parlare, dimettersi, consultarsi. E anche verso scale metaforiche, come quelle di cui diceva il Fiorentino maggiore, ricordandoci quanto sa di sale salire l’altrui scale. Con gradini che simboleggiano l’andamento della vita stessa, anche quella politica. E fin qui nulla di nuovo sotto il sole.

Il colpo di scena, formale e sostanziale, si ha verso il tramonto del giorno dopo il voto. E si ha con una parola davvero inaspettata: Congelato. Come il meteo, come il pesce. Ma tale dovrebbe essere, secondo le voci di palazzo, il destino del premier e delle sue dimissioni. Tutto in freezer. Ad aspettare.

Con un “desco”, quello del Paese, che in attesa di “scongelamento” resta desolatamente vuoto.

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Cominciamo col dire che il cambiamento in sé, scevro da riferimenti, ha valenza neutra, non è negativo né positivo. Il cambiamento assume una sua valenza relativamente alla situazione che si ha intenzione di mutare. La frase “la tua vita cambierà” rivolta ad un povero ha effetti diversi rispetto alla stessa frase rivolta ad un ricco.

Quindi tutto si gioca, filosoficamente, sul materiale di partenza. Nel caso del nostro referendum l’oggetto del contendere è la Costituzione, la carta fondativa del nostro stare insieme. Più volte definita “bella”, anche da scrittori e teatranti, essa è prima di tutto, giuridicamente, una carta giusta e libertaria. Quindi ogni cambiamento sulla stessa va pensato con severa attenzione, meticolosa applicazione e saggia lungimiranza.

Sul merito del quesito referendario la soppressione del Cnel, Consiglio Nazionale Economia e Lavoro, sembra raccogliere ampio consenso trasversale, perché organo di rilievo costituzionale poco produttivo e alquanto costoso. Va però ricordato che nell’intento dei Padri Costituenti era stato pensato per rappresentare le categorie produttive ed esprimersi sulle condizioni dei lavoratori, sottolineando così il fondamento egualitario e lavoristico della nostra repubblica.

Il quesito referendario prende poi in considerazione la revisione del “Titolo V” della Costituzione nel senso di una riduzione nel campo delle competenze e dell’autonomia delle Regioni. Alcune materie diverrebbero così di esclusiva competenza dello Stato.

Ma la questione forse più dibattuta, anche tra i giuristi, è il tema del superamento del bicameralismo paritario. Il nuovo Senato rappresenterebbe le istanze territoriali a livello nazionale, così che i senatori, dotati di immunità parlamentare, sarebbero scelti tra i consiglieri regionali e i sindaci. Quindi solo la Camera dei deputati sarebbe abilitata a dare la fiducia al Governo.

Ma veniamo al quesito referendario dal punto di vista linguistico. Esso risulta di non facile comprensione perché poco articolato, nonché compattato in componenti tra loro diverse. Come chiedere di scegliere se essere favorevoli o meno all’abolizione, insieme e tout court, dell’olio di fegato di merluzzo e del tacchino del Ringraziamento. Dimenticando di descrivere la tavola, i commensali e le loro esigenze nutrizionali.

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” Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. 

Alcide de Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri al momento della proclamazione della Repubblica in seguito al referendum del 2 giugno 1946.

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57 : la percentuale del quorum raggiunto.

28 :  i milioni di italiani recatisi a votare.

95 : la percentuale di sì ai quesiti referendari.

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