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Posts Tagged ‘racconto’

Appena sentivo la sua voce, roca e magnetica, diffondersi via etere, correvo nella stanza da cui proveniva. Perché il modo di raccontare di Vittorio Zucconi mi incantava. Insegnandomi l’arte di rendere visivi e degni di ascolto i propri pensieri.

Le sue corrispondenze da Washington mi portavano pezzi d’America, nutrendo il mio immaginario anche delle cose minime. Forse le più necessarie.

Poi c’erano i suoi articoli, certo. Cronache perfette della latitudine in cui si trovava, della pagina di storia che respirava, delle abitudini che amava. Come quella di andare a cercare con frenesia, nelle notti calde d’estate, “Il lato fresco del cuscino”, facendolo diventare la sua ultima testimonianza letteraria.

Un maestro di giornalismo e di scrittura. Arguto, ironico e suadente nella capacità di visionare e sbobinare gli eventi nel loro farsi. Anche ripescandoli nella memoria: “Era il gennaio del 1990. L’URSS di Michail  Gorbačëv si stava sfarinando come una torta sbrisolona sotto le dita della storia e Cuba rischiava di franare con il disfacimento del socialismo reale. […] Era l’agonia di un popolo che da lontano, dai racconti, dalle immagini, mi era sempre apparso come un popolo bambino e ingenuo, sbruffone e tenero, oppresso e orgoglioso, sballottato da una storia troppo più grande, arcigna e feroce di lui. […] Per esorcizzare la paura, mi ero portato un talismano, un portafortuna pesante sette chili e due etti. Era il primo computer Macintosh Apple trasportabile, perché definirlo portatile sarebbe stata un’iperbole.”

Difficile fare a meno dei suoi racconti…

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“Racconto d’autunno”

“Racconto d’autunno” di Eric Rohmer (1998)

E’ un film che ti fa amare l’autunno. Prepotentemente.

Attraverso la bellezza sfolgorante di una vigna “spettinata”, la naturalezza antica di dialoghi abitati da silenzi, la danza morbida del destino tra istinto e saggezza dei protagonisti.

Nella valle del Rodano la viticultrice Magalì, vedova con due figli grandi, si trova al centro di una duplice e affettuosa macchinazione messa in atto dall’amica libraia Isabelle e da Rosine, la ragazza di suo figlio, che vogliono trovarle un marito.

È un Rohmer in stato di grazia, nel più solare dei suoi “Racconti delle quattro stagioni”. Il regista si sofferma con intensità sulla posa di un corpo, su un sorriso dello sguardo. E poi c’è la metafora dell’incontro amoroso, attraverso la raccolta e la fermentazione del vino.

I sapienti tagli sulla luce autunnale e i suoni in presa diretta per cogliere i rumori tra le viti colpiscono in modo diretto i sensi di chi guarda, così come la trama sapientemente intessuta tra caso e destino muove riflessioni sui fili che si intrecciano nelle relazioni.

E’ proprio un film che ti fa amare l’autunno. Con la forza del vento che spettina i capelli a Magalì.

Ps: Chi ha curiosità di quel vento, questa sera alle ore 23.30 su La7D.

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