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L’aula del Senato per il discorso del presidente del Consiglio Mario Draghi – Roma, 20 luglio 2022

E così tra pantomime e azzardi la crisi di governo ha esitato in una salita al Colle del Premier (ormai ex) Mario Draghi per rassegnare al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le dimissioni, questa volta irrevocabili. Con il Capo dello Stato che scioglie le Camere e indice nuove elezioni.

I Giochi, o meglio i divertissements, di Palazzo si sono spinti troppo oltre, e quando il dentifricio esce dal tubetto si sa che non può più rientrare.

Ora il tentativo da parte di tutti, specie quelli che l’hanno effettivamente prodotto, è sganciarsi dalla responsabilità del risultato. Nonché inneggiare al bene del Paese, quando è ormai lapalissiano che siano schermaglie personali e interessi di parte a muovere le azioni di tanti nostri politici.

Ma le evidenti sgrammaticature della forma hanno sottolineato la vacuità del contenuto. E ciò rischia di essere pericoloso per i cittadini tutti.

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La “Settimana enigmistica” compie oggi novant’anni. Nasceva infatti nel secolo scorso, il 23.1.32, peraltro data palindroma, per mano dell’ingegnere sassarese Giorgio Sisini, che creò una rivista tanto amata e imitata.

Passatempo intelligente e dilettoso per grandi e piccini, la “Settimana” permette all’enigma di essere indagato e risolto mettendo alla prova se stessi, sia esso uno schema di parole crociate o un rebus o un quiz o una sciarada.

E autentica sciarada appare quanto da domani si deciderà al Parlamento per la designazione del nuovo inquilino del Colle. Figura che, in questo passaggio storico, sembra dover essere scelta in funzione anche del governo. Come se le caselle con cui “giocare” fossero due, una legata all’altra, evitando veti incrociati o scompensi senza soluzione.

Ci apprestiamo quindi a vivere una particolare Settimana. Quirinalizia ed enigmistica.

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Il nome di David Sassoli quale prossimo Presidente della Repubblica Italiana girava da tempo, seppur sottotraccia, negli ambienti politici. Poi un destino crudele ha preso il sopravvento sul prosieguo di un cammino istituzionale già alto e specchiato.

Si è detto comunque che di tale levatura, come il compianto David Sassoli o l’ottimo Sergio Mattarella, debba essere chi incarna il ruolo del Presidente: senso e rispetto delle istituzioni, integrità morale, etica comportamentale, onestà intellettuale, rigore nelle scelte, difesa della Costituzione, apertura alle diverse posizioni politiche, attenzione agli svantaggiati. E un percorso di vita che racconti tutto ciò. Questa la figura, alias caratura, che ci si aspetta da un Presidente della Repubblica.

Quindi la possibilità di ascesa di Silvio Berlusconi a tale ruolo sembrava nulla più che una boutade. Solo pensarlo prossimo capo del Csm sembra una distopia, dato il suo cursus honorum. Eppure…

Eppure lui ci crede, il centrodestra compatto (o supino?) lo candida, l’operazione “scoiattolo” per acquisire voti a suo favore, già partita da tempo, continua imperterrita. E la possibilità di vederlo assurgere al Colle si fa, incredibilmente, più concreta.

Col rischio che la “figura” del prossimo Presidente della Repubblica assuma, tristemente, un altro significato. Anche perché scorrendo l’elenco delle caratteristiche richieste a tale ruolo si fatica a trovarne piena corrispondenza. Eppure…

Eppure che anche solo la possibilità sia “in campo” racconta di un tempo davvero strano, distopico e poco luminoso.

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“Cambia ciò che è in superficie 
cambia il profondo
cambia il modo di pensare
cambia tutto in questo mondo.” 

Come scrive il poeta cileno Julio Numhauser, “Todo cambia”. Che ci piaccia o meno.

Così anche per le cose politiche, che a tutti noi appartengono. A partire dal nuovo governo, il cosiddetto “Conte bis”, in cui “todo cambia”. Forse.

Perché in realtà alcuni perni restano. A partire dal Presidente del Consiglio. Che sembra però altro rispetto al precedente, pur essendo sempre lo stesso. E dal partito/movimento di maggioranza relativa. Che sembra però altro rispetto al precedente, pur essendo sempre lo stesso. E dal capo di tal movimento. Che sembra però altro rispetto al precedente, pur essendo sempre lo stesso. Chissà se il cambio di ministero gli regalerà nuove frontiere…

Ps: e se a Palazzo Chigi si aggirassero felpati “gattopardi”?

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Guazzabùglio: mescolanza confusa di cose varie, materiali o astratte. “Un affare imbrogliato da mille circostanze diverse gli è un guazzabuglio”.

Altro che liquidità di baumaniana memoria.

Tutto in continua evoluzione, da un giorno all’altro, di minuto in minuto.

Estragone e Vladimiro che aspettano Godot, a confronto, non rientrano più nel teatro dell’assurdo.

Si naviga a vista. Ogni prassi costituzionale bypassata. Qualsiasi scenario fantapolitico all’improvviso è possibile.

Con atteggiamenti irriverenti, cambi repentini, posizionamenti schizofrenici, parole irresponsabili, visioni miopi ed egocentriche.

E le istituzioni che appaiono indebolite, la politica non più memore della propria caratteristica dialettica e la finanza in continua fibrillazione.

Un vorticoso giro di giostra in 80 ore.

Contratto nato con gestazione lunga e parto podalico. Governo giallo-verde, forse. Quirinale in diretta. Savona l’economista, non la città, quale punto cardinale. Conte il professore, non l’allenatore, quale premier poco cardinale. Governo giallo-verde, ancora. Retromarcia. Savona, sempre l’economista, quale punto dirimente. Euro no, ma anche sì, se. Diktat, veti, riserva, rinuncia. Spread su, borse giù. Offese oltralpe. Impeachment urlato. Internet impazzito. Al voto, al voto. Con le infradito? Durante la vendemmia? Piazze chiamate, e prenotate. Bandiere tirate, e ritirate. Campagne elettorali. Dirette Facebook. Strappo, forbici, Cottarelli. Governo tecnico, lista ministri, nessuna fiducia. Ancora qualche ora. Altri incontri informali. Sinistra, chi l’ha vista? Salite e discese dal Colle. Uscite laterali. Accenni e dinieghi. Impeachment anche no. Ci siamo sbagliati. Torna indietro di tre caselle. Di nuovo governo giallo-verde. Sicuri? E Savona? Si sposta di una casella. Ma è un economista, non la città. E allora fermo un giro. E poi ricominciamo. Davvero? Certo, qui non scherziamo.

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Si ricomincia.

Altro giro di giostra.

Si sale e si scende dal Quirinale.

Con la possibilità che un ircocervo lo possa visitare…

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All’apparire dei primi risultati referendari, con un No che si stagliava più marcato rispetto alla vigilia, hanno cominciato ad evidenziarsi due parole, peraltro alquanto scontate visti i numeri: Dimissioni ed Elezioni.

Ma è una parola-sottotitolo quella che racconta il day after, Salita. Verso il Colle dal Presidente Mattarella, per parlare, dimettersi, consultarsi. E anche verso scale metaforiche, come quelle di cui diceva il Fiorentino maggiore, ricordandoci quanto sa di sale salire l’altrui scale. Con gradini che simboleggiano l’andamento della vita stessa, anche quella politica. E fin qui nulla di nuovo sotto il sole.

Il colpo di scena, formale e sostanziale, si ha verso il tramonto del giorno dopo il voto. E si ha con una parola davvero inaspettata: Congelato. Come il meteo, come il pesce. Ma tale dovrebbe essere, secondo le voci di palazzo, il destino del premier e delle sue dimissioni. Tutto in freezer. Ad aspettare.

Con un “desco”, quello del Paese, che in attesa di “scongelamento” resta desolatamente vuoto.

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Le coincidenze sono tali perché qualcosa va a “cadere” proprio in un determinato punto, insieme a qualcos’altro.

Quasi sempre comprendiamo le coincidenze, o meglio il loro disegno, solo a distanza di tempo. E a volte di luogo.

Nel caso del neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella risulta alquanto curioso che il giovane e sconosciuto sostituto procuratore giunto sulla scena del delitto di Piersanti Mattarella il 6 gennaio 1980 fosse proprio Pietro Grasso, lo stesso che ieri, 35 anni dopo, ha accolto in quanto Presidente supplente l’arrivo e l’insediamento del nuovo Capo dello Stato al Colle. Una persona che torna, mutatis mutandis, sui passi di un’altra.

Sergio Mattarella è stato peraltro eletto da un Parlamento frutto, nella sua ripartizione, del “Porcellum” sistema elettorale successivo al “Mattarellum” del nostro e bocciato dai giudici della Corte Costituzionale, tra cui lo stesso Mattarella. Un bozzolo che sembra avvilupparsi su se stesso.

Che dire poi del luogo in cui dal 2011 il Presidente ha vissuto e lavorato fino a ieri, così vicino a quella che sarebbe stata la sua successiva residenza? Il Palazzo della Consulta è infatti prospiciente alla facciata del Quirinale. Un luogo che prefigura, guardandolo, un altro luogo.

Come se le tessere di ciascuno raccontassero, anche quando sono ancora sparse e mescolate, il disegno del puzzle completo.

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Sullo sfondo di queste strane consultazioni al Quirinale (ma siamo nel periodo di Carnevale…) aleggia il fantasma di un personaggio morettiano, Michele, che in “Ecce bombo” diceva:

Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi ed io sto buttato in un angolo… no. Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Michele vieni di là con noi, dai” ed io “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo“.

Questa l’impressione vedendo alcuni capi delegazione sfilare alla “festa” e altri no. Tutti però, presenti e assenti, col medesimo pensiero: “Mi si nota di più se vengo o se non vengo?“. Senza considerare che in questo curioso febbraio italiano non sono più i corazzieri a fungere da tappezzeria in quelle presidenziali logge.

 

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Per la prima volta nella storia repubblicana del nostro Paese un Presidente della Repubblica succede a se stesso.

Giorgio Napolitano infatti, dopo essere stato l’11° Presidente, diventa il 12°. Peraltro con una maggioranza davvero ampia, quasi un plebiscito, 738 voti su 997 votanti dei 1007 aventi diritto, divenendo così il primo Presidente della Repubblica ad essere eletto per un secondo mandato.

Oltre i numeri, che in democrazia sono fondamentali, gli scenari prossimi sono alquanto univoci: governo di larghe intese.

Risultato dell’operazione: Partito Democratico in macerie, Grillo intransigente e ormai isolato, Berlusconi autentico caimano che sopravvive e vince su tutti gli altri. Preparando la propria prossima salita, questa volta non più futuribile, al Colle.

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