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Posts Tagged ‘Pupi Avati’

Pupi Avati, il regista di “Regalo di Natale” e di tante pellicole su storie italiane di provincia, ha compiuto ottant’anni.

Ma quando penso a lui lo “svesto” dei suoi pubblici panni e rivedo il “mio” Pupi Avati, l’uomo che una decina di anni fa ebbi l’onore di intervistare nel suo studio di Roma.

In quel meraviglioso “antro acherontico”, pulsante cinema da ogni centimetro di parete, e con le foto dei miti della settima arte ad occhieggiare ovunque bellissimi ed eterei, la mia intervista col grande regista si trasformò presto in una chiacchierata di profondità su temi e passi comuni. Con un idem sentire intorno all’umanità e alla sacralità della vita. Buona parte di quelle parole restarono solo nostre, specie quelle intorno ai genitori, che interpretai come un segnale dall’Altrove.

Per me quell’incontro, indimenticato, fu un “Regalo di Natale” inaspettato. E non solo perché fuori stagione.

Grazie Pupi, e auguri affettuosi.

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Due installazioni dell’artista Mike Stilkey

Edizione 25. Quella con cui si fanno alcuni bilanci importanti. Come per una coppia, un’amicizia, un lavoro.

Ragazzina, già da tempo persa tra i libri, mi introdussi in punta di piedi in quella kermesse apparendomi una magica biblioteca con migliaia di volumi da sfogliare e tanti autori da ascoltare guardandoli quasi negli occhi. E fin da subito mi innamorai delle piccole case editrici, quelle che ti regalano oggetti belli e storie inaspettate, quelle case che poi impari ad aspettare con pazienza e trepidazione tutto l’anno.

Qualche anno dopo il Salone del Libro divenne per me palestra di giornalismo. Era il momento topico per le interviste che mi venivano commissionate dal giornale. E gli scrittori divennero qualcosa di più tangibile e umano. Con i loro pensieri e le loro manie. Quasi sempre inafferrabili entrambi.

Ci fu poi l’anno in cui tra quelle bancarelle occhieggiava, copertina di colore e di fiori, anche il mio libro, e ne fui orgogliosa ma anche un po’ intimorita perché mostravo parte della mia nicchia privata. Raccontare il senso delle mie parole di scrittura mi fece però sentire appagata, con una tessera importante di me che trovava la sua collocazione.

E ancora gli anni recenti, quelli in cui rivedevo in uno stand l’intervista che avevo fatto al regista Pupi Avati nella sua casa-studio di Roma, piuttosto che la conferenza tenuta sugli adolescenti, “classe sociale” che avevo definito essere del “color cane che fugge” prendendo a prestito il titolo di un romanzo.

In mezzo innumerevoli libri. Visti, comprati, letti, regalati, sfogliati. Ogni volta con l’entusiasmo di chi continua ad essere innamorato. Anche dopo 25 anni.

Ps: a proposito di libri e creatività, che dire delle installazioni di Mike Stilkey, artista di Los Angeles che dipinge direttamente sulle copertine dei libri vintage?

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