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Posts Tagged ‘progresso’

Il 18 ottobre 1886 veniva pubblicato “Cuore” di Edmondo De Amicis. Libro all’apparenza datato, che però ha ancora alquanto da ricordarci. Per esempio sul senso primo della scuola. E’ il padre del protagonista, Enrico, a sottolinearlo in una lettera al figlio.

Pensa agli innumerevoli ragazzi che presso a poco a quell’ora vanno a scuola in tutti i paesi; […] vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue, dalle ultime scuola della Russia quasi sperdute tra i ghiacci alle ultime scuole dell’Arabia ombreggiata dalle palme, milioni e milioni, tutti a imparare in cento forme diverse le medesime cose; […] e pensa: – Se questo movimento cessasse, l’umanità ricadrebbe nella barbarie; questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo.

Su tale pensiero soffermiamoci noi tutti, studenti-insegnanti-genitori-figli-politici-cittadini. Soffermiamoci. E poi ripartiamo. Con più lena. Perché avere “istruzione” vuol dire possedere gli strumenti per costruire il proprio “edificio” ed avere le “chiavi” per entrare in quello comune.

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scacchi

E’ sconcertante che in un periodo storico come il nostro, senza guerre dichiarate, stia diventando più probabile di qualche decennio fa morire per colpi di arma da fuoco.

Ed è denigrante per il progresso dell’umanità stessa. Viene in mente il pensiero di Ludovico Ariosto che 500 anni fa si disse contrario alle armi da fuoco, “machina infernal” che stravolge il sistema dei valori militari: “Come trovasti, o scelerata e brutta / invenzion, mai loco in uman core?“.

Succede ormai per tanti motivi: una rapina andata male, una depressione finita peggio, una vacanza bagnata dal sangue, una preghiera stroncata nella violenza. Comunque la sopraffazione.

E per tutti noi, che dalla democratica e civilissima Grecia arriviamo, è una sconfitta. Bruciante.

 

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Paul Klee, "Angelus Novus" - 1920

Paul Klee, “Angelus Novus” – 1920

C’ è un quadro di Klee che si intitola “Angelus Novus”. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta“.

Da Angelus Novus di Walter Benjamin (riportato nel libro Indignatevi! di Stéphane Hessel)

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Sono passati dieci anni da quel tragico 19 marzo 2002.

L’immagine che torna in mente è di quella bicicletta appoggiata al muro, come se gli ideali verso cui “pedalava” Marco Biagi fossero stati fermati da chi non voleva ulteriori suoi passi.

Eppure quella sua bicicletta resta nel nostro immaginario quale simbolo di lavoro onesto, faticoso, continuo, spesso non compreso, a volte non condiviso, sorretto però sempre da ideali trasparenti di progresso.

Come i pensieri di chi va, pedalando in bicicletta.

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