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Posts Tagged ‘premio Strega’

Chi non si salva da sé, non lo salva nessuno.” – Da “La bella estate” di Cesare Pavese

Il 27 agosto 1950, due mesi dopo aver vinto il “Premio Strega” per “La bella estate”, lo scrittore Cesare Pavese si toglieva la vita, a 42 anni, in una camera dell’albergo “Roma” di Piazza Carlo Felice a Torino. Sul tavolino della camera venne trovato un suo libro, “Dialoghi con Leucò”, sulla cui prima pagina aveva scritto: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”.

E se ne andava così uno scrittore di razza, prolifico e tormentato. Che ha segnato un’epoca anche come sensibile intellettuale (tra Einaudi e antifascismo), acuto critico (con lui nasce il “mito dell’America”) e notevole traduttore (è sufficiente ricordare il “suo” “Moby Dick”).

Proprio ne “La bella estate” si legge: “Qualche volta pensava che quell’estate non sarebbe finita più, e insieme che bisognava far presto a godersela perché, cambiando la stagione, qualcosa doveva succedere”.

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Tutto strano tutto diverso, il Premio Strega al tempo del Covid19.

Uguale il luogo, un locus amenus, il Ninfeo di Villa Giulia a Roma, con un contorno fatto però di vuoto. Il pieno, dato dalla moltitudine umana, cancellato.

E così ieri sera, senza la molteplice e sfaccettata presenza umana che attende ogni anno con trepidazione lo scrutinio delle ultime schede di votazione dello “Strega”, è stato comunque proclamato il vincitore dell’edizione 74 del premio letterario italiano più prestigioso.

Traguardo tagliato da “Il colibrì” di Sandro Veronesi, già vincitore della Strega nel 2006 con “Caos calmo”. Prima di lui è accaduto solo a Paolo Volponi.

Il colibrì del titolo è Marco Carrera, un uomo che, come spiega l’editore, “Non precipita mai fino in fondo: il suo è un movimento incessante per rimanere fermo, saldo, e quando questo non è possibile, per trovare il punto d’arresto della caduta – perché sopravvivere non significhi vivere di meno“.

Lo scrittore fiorentino dedica questa vittoria anche a suo padre che gli ha ispirato la frase conclusiva del romanzo, “Preghiamo per tutte le navi in mare“: “Era una frase che mio padre diceva quando con la sua imbarcazione prendeva il largo. E io dedico questo libro anche a coloro che sono in mare e che cercano ospitalità nei nostri porti. Sono felice di avere vinto nuovamente lo Strega perché, inutile negarlo, è il più importante riconoscimento italiano. E sono soddisfatto di aver tagliato il traguardo con “ll colibrì” perché è un libro sul dolore, che insegna anche a reagire alla sofferenza e a ricavarne energie vitali”.

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I rumors dicono che il vincitore del Premio Strega di quest’anno dovrebbe essere, dopo due volte da secondo, Antonio Scurati col suo “M. Il figlio del secolo”, il racconto documentato su Benito Mussolini negli anni 1919-1925.

Ad insidiarlo Marco Missiroli con “Fedeltà”, già premiato col Premio Strega Giovani, romanzo su un presunto tradimento matrimoniale e su due interrogativi: quanto siamo fedeli a noi stessi e quanto infedeli agli altri.

Se i giochi sembrano già avviati, il possibile terzo potrebbe diventare a sorpresa primo. Si tratta di Benedetta Cibrario con “Il rumore del mondo”, racconto di un viaggio nell’Europa di metà Ottocento, tra Londra e il Piemonte.

Nella cinquina dei finalisti anche Nadia Terranova e il suo “Addio fantasmi” che narra un ritorno nella casa della propria giovinezza, luogo/tempo di assenza paterna.

E infine, last but not least, Claudia Durastanti con “La straniera”, la storia di una famiglia nei suoi spostamenti e nelle sue voci, sentendosi sempre stranieri.

La parola finale ai giurati questa sera nel suggestivo Ninfeo di Villa Giulia a Roma.

Ps: ha vinto, come da copione, Antonio Scurati, di cui segnalo una delle sue prime opere, il romanzo “Il sopravvissuto”, cronaca di un esame di maturità dai contorni oscuri, con un colpo di scena superbo e terribile.

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Cosa è rimasto, dopo 70 anni, dell’antico spirito che animava il “Premio Strega”?

Sfumata la presenza delle piccole case editrici, regna ormai sovrano e prevedibile il monopolio di Mondazzoli.

Abbandonata persino la sede storica, quel Ninfeo di Villa Giulia che accoglieva in modo piccolo e antico e ritirato poeti e scrittori.

Dimenticata la gara all’ultimo voto tra penne di peso. Per intenderci, calibri come Moravia, Levi e Soldati a contendersi la vittoria nella stessa edizione.

E neppure più una riga letta da alcuno dei romanzi in gara, come se la parola scritta non meritasse una seppur minima inquadratura temporale.

Facendo così sbiadire le intenzioni di Maria Bellonci e del suo Premio Strega.

Liquore a parte, che ancora resiste. Forse per il suo magico nome.

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Molti, soprattutto dopo l’endorsement di stampa nazionale e internazionale, la ritenevano sicura vincitrice del Premio Strega 2015 e invece è arrivata solo terza.

Ma chi è Elena Ferrante? Chi si cela sotto questo pseudonimo con cui la sua tetralogia del ciclo de “L’amica geniale” sta facendo furore tra i lettori?

Le puntate, non della saga ma sulla sua reale identità, si sono aperte da tempo. C’è chi dice sia la traduttrice partenopea Anita Raja, moglie di Domenico Starnone, chi per stare in famiglia pensa allo stesso Starnone. C’è poi chi fa il nome di Goffredo Fofi e dei suoi editori Sandro e Sandra Ferri.

Curiosa la scelta dell’anonimato in un mondo in cui tutti, scrittori compresi, vogliono apparire. In questo caso è la stessa Ferrante ad aver detto che i suoi libri devono essere percepiti come “organismi autosufficienti”, che non necessitano della sua presenza.

I libri che tornano a camminare da soli…

PS: per la cronaca, il Premio è andato al romanzo “La ferocia” di Nicola Lagioia. In termini tecnici, un autentico ossimoro.

 

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Curioso il fil rouge che quest’anno lega tra loro i titoli dei cinque finalisti del Premio Strega:

Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella;
Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati;
Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo;
La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro;
Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori) di Antonella Cilento.

Infedeltà, pace, desiderio, paura, piacere. Queste le parole chiave dei libri finalisti alla sessantottesima edizione. Quasi che i sentimenti, in tempi di crisi economica, possano prendere il sopravvento riconducendoci alle origini della specie.

E sugli altri vince Il desiderio di essere come tutti, che è poi il racconto di un’epoca, e “quella in cui si vive – non si respinge, si può soltanto accoglierla“. Forse un vademecum per un tempo storico in cui la navigazione avviene solo più a vista, con le colonne d’Ercole in continuo movimento.

Ps: che tristezza vedere il Premio senza lo sguardo attento e guizzante della poetessa Maria Luisa Spaziani…

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Maria Luisa Spaziani, poetessa (Torino, 7 dicembre 1922 - Roma, 30 giugno 2014)

Maria Luisa Spaziani, poetessa (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014)

Cara Maria Luisa,

ricordo come fosse ieri la tua telefonata. Il trillo del fisso, mia mamma (Maria Luisa anche lei, i segni…) a rispondere e a chiamarmi: “Ester, è la Spaziani, da Roma!“. Il cuore, lì ancora oggi tutto è nitido, fece un balzo in avanti. Ma fu la voce tua, toni bassi e caldi, a defibrillarmi: “Dottoressa, è con piacere che le annuncio il conferimento del Premio Internazionale Eugenio Montale da parte del Centro Montale per la sua tesi di laurea.

Il seguito fu una girandola: il viaggio a Parma per il Premio, la cornice del Teatro Farnese, la tua conoscenza (“la sua città è anche la mia. Fu proprio a Torino che conobbi Montale“), i tuoi sproni (“continui, deve fare ricerca adesso“), i tuoi suggerimenti (“non perda però di vista la sua poesia“). Io ero onorata, spiazzata, intimorita. Attraverso di te, la “Volpe” di Montale, respiravo il mio amato Eugenio, per me già Eusebio come solo per gli amici… E al seguito tuo, poetessa grande, i “miei” scrittori, l’autorevole Giorgio Bassani, l’elegante Mario Luzi, il fragile Giorgio Caproni, solo per citarne alcuni. Si trattò di uno di quei giorni della vita che Qualcuno per noi rende lucenti e smaltati, fino a farne icone stabili della propria esistenza.

Invitavi gli anni successivi i tuoi premiati, come li chiamavi tu, perché la comunità letteraria crescesse di nuove leve. E per me quelle premiazioni divennero una consuetudine, per poter continuare a tessere la mia tela poetica, per carpire da te “la parola che squadri da ogni lato“. Mi avevi chiesto di mandarti i miei versi, e i miei endecasillabi furono segnalati da te e dalla Commissione.

Nel frattempo a scuola inserivo i tuoi versi per i miei studenti, quelle “Latinìe” di cui mi raccontasti la genesi, la tua “Giovanna D’Arco” ottave e fuoco, “La traversata dell’oasi” che tanto trasuda del tuo alto ed elegante versificare. E ti seguivo da lontano, dalla città fredda, soprattutto nelle serate di mezza estate in cui, al tavolo dei giurati, nel Ninfeo di Villa Giulia a Roma, aprivi le schede dei finalisti del Premio Strega, declamandone i nomi, con quella stessa voce che mi rimandava ad un tempo già lontano.

L’ultima volta che ti incontrai, qualche anno fa, fu a Torino, nella hall di un albergo centrale in cui alloggiavi. Il fiammeggiare dei tuoi occhi resisteva all’incalzare delle folate di vento della vita. Ma fu la tua voce, ancora una volta, a riportarmi altrove, e a richiamarmi all’antico dovere: “Continui a scrivere, e pubblichi. Il Poeta deve essere letto.” Quasi a suggello di quei tuoi versi, “aspetta la tua impronta / questa palla di cera“.

I miei “Colloqui” divennero poi pubblici e gratificati dal Premio Pannunzio. Ma è un amuleto tuo che porto con me ogni volta che scrivo: “L’angelo della grazia passa mentre dormi“. Così, ricordando il tuo verso, uso la penna di notte, tentando di sorprendere quell’angelo.

Grazie Maria Luisa, “Volpe” cara. Anche un po’ mia.

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“Comprare di tutto il meglio, il più firmato e il più sicuro (sia pure una scatola di cioccolatini o uno snocciolaolive) è un sistema per contemplare il mondo dall’esterno; sentirsene superiori e quindi tirarsene fuori, non lasciarsi coinvolgere. Il segreto dei soldi non è fare ma sapere di poter fare.”

Walter Siti, da “Resistere non serve a niente”, Premio Strega 2013

Ps: non fatevi ingannare dal titolo. In realtà guardare con lucidità quanto sia fagocitante nella società contemporanea il ruolo del denaro, che comanda e deforma, è forse l’unica via per tentare di evitare l’inferno.

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Un omaggio a Pier Paolo Pasolini.

Meglio, un atto d’amore nei confronti di quel Fondo Pasolini, di cui l’anima è sempre stata l’attrice Laura Betti.

Lavorando su quel dedalo di carte, sotto l’occhio tutelare di una bisbetica Betti, Emanuele Trevi “incontra” quasi realmente il poeta friulano.

Insieme a molti suoi misteri. Come quella P del suo ultimo ed incompiuto romanzo “Petrolio”, del 1992. Un anno che sembra segnare una linea d’ombra per il nostro Paese. Con Tangentopoli crollava un sistema, con le stragi di Falcone e Borsellino crollava la speranza.

Ps: fino agli ultimi voti scrutinati ieri sera al Ninfeo di Villa Giulia a Roma sembrava Emanuele Trevi il vincitore del Premio Strega. Ma una manciata di voti finali ha fatto tagliare il traguardo ad Alessandro Piperno col romanzo “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi”. Da tempo si dice che questo Premio sia “guidato” dalle case editrici, soprattutto da quelle potenti. Un caso la vittoria di “Mondadori” piuttosto che “Ponte alle Grazie”?

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La cinquina dei finalisti Strega 2011

Il più importante premio italiano di narrativa nasce nel 1947 nel salotto letterario di Goffredo e Maria Bellonci, dove si riunivano gli “Amici della Domenica”, gli addetti ai lavori che votavano i libri finalisti, come succede ancora oggi. Il Premio fu sponsorizzato fin dagli inizi dall’industriale Guido Alberti, amico dei coniugi  Bellonci e proprietario della casa produttrice del Liquore Strega, di cui il Premio porta il nome.

Primo vincitore fu Ennio Flaiano con “Tempo di uccidere”, l’ultimo, lo scorso anno, Antonio Pennacchi con “Canale Mussolini”. Tra i vincitori ci furono Pavese  con “La bella estate”, Soldati con “Lettere da Capri”, Morante con “L’isola di Arturo”, Tomasi di Lampedusa con “Il gattopardo”, Cassola con “La ragazza di Bube”, Primo Levi con “La chiave a stella”, Eco con “Il nome della rosa”, solo per citarne alcuni.

Il Premio viene assegnato ad uno dei cinque finalisti il primo giovedì di luglio nel suggestivo contesto del Ninfeo di Villa Giulia a Roma. Al vincitore un assegno simbolico di cinquemila euro e una bottiglia di Liquore Strega. Ma il vero premio è la potente spinta alle vendite per il prestigio che lo Strega conferisce al libro vincitore. Come recitava lo slogan pubblicitario del liquore “giallo”, “il primo sorso affascina, il secondo strega”.

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