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Rigoberta Menchù - Premio Nobel per la Pace 1992

Rigoberta Menchù – Premio Nobel per la Pace 1992

La figura della “sguattera” (purtroppo un gradino sotto il suo corrispettivo maschile) è balzata improvvisamente ai “disonori” delle cronache per intercettazioni che raccontano ben altro. Ma anche il contorno tratteggia i personaggi.

E così un mestiere, che mai noi poveri mortali avremmo associato alle alte sfere del potere, è diventato simbolo di sottomissione da parte di chi, sulla carta almeno, non ne avrebbe avuto alcun motivo.

Ma le donne, ce lo hanno insufflato dall’origine della vita sul Pianeta, è bene stiano sempre un passo indietro ai propri uomini di riferimento. Perché in fondo valgono meno. Il motivo resta oscuro, ma lo si accoglie per via subliminale come assunto di base.

Ciò che invece risulta meno scontata è l’associazione del mestiere “sguattera” ad uno Stato, il Guatemala, che seppur povero è definito “Paese dell’Eterna Primavera” e che abbiamo meglio conosciuto per aver dato i natali ad un illustre Premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchú, che da bracciante agricola migrante si è sempre spesa per la protezione delle minoranze, essendo, lei sì, autentica “sguattera”. Ovvero “colei che si prende cura della collettività e delle risorse comuni, quali l’acqua e la terra”.

Per questo motivo bisogna porre attenzione nel raccontarsi con epiteti che solo in apparenza sembrano negativi e vittimistici. In certi casi non lo sono, e fregiandosene si millanta. Senza alcun diritto a ricevere né solidarietà né comprensione.

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Riflettiamoci tutti.

Che il Nobel per la Pace 2014 sia stato assegnato a chi giovanissima, Malala Yousafzai la ragazzina pakistana vittima di un attentato talebano nel 2009, e a chi da sempre, Kailash Satyarthi l’attivista indiano dei diritti dei bambini, si occupa di infanzia e diritto allo studio non è solo un buon segno. E’ innanzitutto un’indicazione di rotta per l’umanità.

Futuro c’è solo se i cuccioli d’uomo vengono preservati da violenze, sopraffazioni, sfruttamenti, schiavitù. Ma anche dall’impossibilità a crescere con libri e insegnanti e tempo per se stessi. Solo questi ingredienti permettono la costruzione di una persona critica, cioè in grado di scegliere.

E questo è il futuro, l’unico possibile, per l’umanità.

Ps: che in Italia non si facciano più figli e la scuola sia alla deriva non è invece un buon segno.

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