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Posts Tagged ‘poesia’

Il film non l’ho visto. Non ancora.

Ma ciò che mi ha incantato è stata la locandina. Minimale, poetica e bellissima.

Il trailer poi mi sembra un invito ghiotto ad un’immersione in una particolare bolla di sguardi condensati sul mondo. In un silenzio terso di cui sentiamo, da troppo tempo, la mancanza.

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Tema in classe.

Nicola, un mio studente di seconda liceo non sempre attento alla forma linguistica ma con uno sguardo spesso incantato sul mondo, sceglie quello sulle donne “ultime” cantate da Fabrizio De André.

Deve dare un titolo al suo saggio critico.

E qui arriva la poetica sorpresa, il regalo inaspettato. Un verso illuminato, in assonanza grata.

Felice, triste meretrice”.

Faber, ne sono alquanto convinta, avrebbe tacitamente apprezzato.

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Usare la foto di Anna Frank per recare offesa all’avversario sportivo è l’ultima deriva folle di una folle società alla deriva.

Una società che si nutre, o meglio sopravvive, di pane e circo. Pensando che la poesia non dia pane. Già. Perché dà molto di più. Qualcosa che viene prima del pane. Perché prima della bestia che mangia c’è l’uomo che pensa.

Rendere epiteto offensivo l’immagine di una ragazzina che, insieme a milioni di persone, non ha potuto vedere se stessa fiorire per un diabolico progetto di sterminio, ti rende incredulo. Poi ti accappona la pelle. Solo in un terzo momento ti poni razionali domande: “Di chi sono figli costoro, geneticamente e socialmente?”, “Quanti e quali libri non hanno mai letto?”, “Quanto ignorano di Anna Frank, del secolo breve e del caduco umano percorso?”.

Razza davvero barbara quella umana.

E dire che Anna Frank scriveva: “Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

Ma nell’affermare che siamo tutti Anna Frank rischiamo di raccontare l’accaduto solo nell’acqua smossa di superficie. Perché tanti ancora non hanno neppure sfiorato il suo doloroso vissuto. E tutti noi continueremo solo per difetto ad avvicinarci al suo più interno vissuto.

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21 marzo: Benvenuta Primavera!

La vita si autorigenera, con la possibilità di nuove fioriture.

Colore verde giovane. Quello tenero ma prepotente. La forza dell’inizio. Che spesso è intuizione.

Forse per questo il 21 marzo è anche il Giorno della Poesia. Radici nel profondo e foglie esposte al cielo.

PS: oggi è anche il compleanno di questo blog. Sei anni, l’età delle scoperte nel mondo. Un viaggio che prosegue insieme ai passeggeri di questo “treno”.

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Risultati immagini per paterson

In “Paterson” i giorni sembrano tutti uguali. Ma solo apparentemente.

Nel poetico film di Jim Jarmusch la quotidianità non rima con banalità. Forse per la delicatezza dei toni, forse per l’esplosione di alcuni colori, forse per la profondità di sguardo del protagonista. Che per tutta la pellicola comunica il suo modo poetico di vedere il mondo allo spettatore. Con i versi che, mentre vanno a comporsi nella sua testa, si dipanano in scrittura sullo schermo. Regalando parole preziose e grazia lieve. Non senza una sottile inquietudine.

Quella inquietudine connaturata alla vita stessa. Vita che viene personificata dal barista quando, accogliendo Paterson al bancone, gli chiede: “Come ti tratta la vita?“. Frase che ti accompagna anche fuori dalla sala. Come una pennellata di bellezza.

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E’ terminata la mia sospensione di giudizio sul comportamento post Nobel di Bob Dylan.

All’annuncio di tale riconoscimento il 13 ottobre scorso ero contenta. Per la scelta open dell’Accademia di Stoccolma, per il nome del poeta destinatario e per la motivazione: “Per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della canzone americana.” Canzoni come “Blowin’ in the wind” o “Knockin’ on Heaven’s Door” sono diventate inni dei movimenti pacifisti e per i diritti civili, interpretando il sogno americano di libertà.

Mi aspettavo da subito una dichiarazione del cantautore. E invece ho cominciato ad aspettare, come tutti, un segno da parte del compositore. Una sua, seppur minima, reazione. Viceversa, il silenzio.

Così, mentre lui taceva io entravo in epoché, sospendendo il mio giudizio sul suo atteggiamento.

Dopo una quindicina di giorni poche parole in stile Dylan: “Che sorpresa il Nobel. A Stoccolma ci andrò, se sarà possibile.” Ora sappiamo che non gli sarà possibile, perché “già occupato in precedenti impegni.” Comunicato che lascia dietro di sé una scia fastidiosa e sgradevole di arrogante superiorità. Anche se le sue canzoni continueranno con merito a “bussare alle porte del Paradiso.

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Ci sono boe di posizionamento tali che, quando scompaiono dal tuo orizzonte, ti senti disorientato.

Questo per me la perdita di Leonard Cohen, un Poeta in musica. Non è un caso che questo blog porti, come bonheur di viaggio, un suo verso/monito: “In ogni cosa c’è un’incrinatura. Lì entra la luce.

Solo di un mese fa l’uscita del suo ultimo lavoro, “You want it darker“, un poema su Dio e la morte. Quasi una preveggenza, ora un album testamento. Con la voce che si fa scura nel dire “I’m ready, my Lord“, “Sono pronto, mio Signore“.

Un Poeta Leonard Cohen, prima che cantautore dalla voce baritonale di ruvido velluto. Canzoni celebri, da “Suzanne” ripresa anche da Fabrizio De André ad “Hallelujah” ballata tra le più famose al mondo. Sofisticato in “I’m Your man“, visionario in “The Future“.

Sempre elegante, delicato, spirituale, malinconico, a tratti struggente. La voce roca e ipnotica. Capace di creare atmosfere magiche, raccontando in poesia i turbamenti dell’uomo.

Quella Poesia che in Cohen è comunque antecedente la musica, diventando compagna e metodo: “Vorrei dire tutto ciò che c’è da dire in una sola parola. Odio quanto possa succedere tra l’inizio e la fine di una frase.

Tra i suoi desideri, “Vivere, amare, leggere libri di nobili princìpi e ideali e fingere di uscirne diverso.” Non così lontano dal “poeta-fingitore” di Pessoa.

Una sua raccolta poetica porta un titolo che è la sua eredità per questo pianeta, “Le spezie della terra“.

Grazie per la tua Poesia, Leonard Cohen. E per il modo in cui la recitavi al mondo. Facendocene dono.

Hallelujah a te.

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