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Posts Tagged ‘pioggia’

Viviamo in un tempo storico in cui ogni evento, umano e naturale, tende agli estremi. Lasciandoci storditi, ma essendone ormai parte in causa.

Gli effetti del surriscaldamento del pianeta sono adesso talmente evidenti non solo più sugli atolli tropicali destinati a sparire o in aree caraibiche devastate dai tifoni. Gli alberi caduti giù come birilli durante un furioso temporale – tornado in una città del mondo cosiddetto “avanzato” come Torino o la temperatura di 43° gradi centigradi a Parigi, capitale europea un tempo nota per il clima continentale, scuotono le coscienze e inquietano gli animi. Ma non spostano di un centimetro le politiche ambientali.

Perché? Forse per provare il brivido dell’azzardo?

O più prosaicamente perché non rende? Eppure offende. E il tempo non attende…

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Nonostante il nostro essere Stivale, stiamo facendo acqua. In ogni dove. Da Nord a Sud, da Est a Ovest, isole comprese, una pioggia battente e un forte vento imperversano sulla Penisola, con caduta alberi, frane, mareggiate, acqua alta. E purtroppo anche vittime.

Un territorio, quello italiano, ormai fragile, depauperato, preda dell’incuria quasi totale. Con la politica assente su tale fronte, perché intenta a muovere i suoi passi, peraltro maldestri, tra TAV e TAP. Grandi Opere, e oneroso denaro pubblico, senza porre mai in atto una costante manutenzione del patrio suolo e delle sue infrastrutture.

Il risultato? Si continua a fare acqua da tutte le parti.

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E infine la tanto attesa pioggia è giunta.

Sarà per una sacca atlantica che si è fatta strada, sarà per le reiterate preghiere propiziatorie, sarà quel che sarà, il cielo ci sta finalmente regalando acqua.

Ma non tutto è bene quel che ben finisce. Perché i problemi restano.

Il terreno risulta talmente secco da avere un suono sordo e l’acqua, invece di imbibirlo dandogli benessere, gli scivola sopra come su di un telo impermeabile.

Le città continuano ad essere contenitori di anidride carbonica e polveri sottili, così che l’acqua in arrivo non è sufficiente a lavare l’aria mefitica.

E noi umani? Rischiamo di scordare il buon odore della pioggia, quello che dilava l’anima, trascinando a valle dei nostri pensieri le nuvole interne.

Eppure siamo noi ad avere reso l’arrivo della pioggia un evento sempre più raro. Stendendo un velo sul nostro cielo.

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"I fiori di Hampstead" (London) - Photo by Ester Maero

“I fiori di Hampstead” (London) – Photo by Ester Maero

Prodotti di primavera: fiori in sboccio, vita che si rigenera, semi da invasare, pioggia a dilavare, verde a dismisura.

Ma un verde giovane, colore ancora balbettante nel suo farsi, con entusiasmo e allegria tra le striature.

PS: Cinque anni fa “partiva” espress451. Un “verde” con striature già dense…

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stivale italia

Gli italiani di buona volontà indossano sempre più gli stivali.

Per spalare il fango tracimante da un terreno che ormai urla nient’altro se non vendetta dopo decenni in cui ha sentito estirpare dalla propria “pelle” quegli alberi le cui radici lo drenano e lo trattengono.

Dei fiumi, poi, che esondano non tanto per la nuova quantità d’acqua che scende dal cielo (pensavamo che l’effetto serra fosse semplicemente un curioso e nuovo modo di dire…) quanto per avere gli alvei occupati da tutto eccetto che da se stessi, si è già detto alquanto.

Che sia solo un caso che la forma del nostro Paese sia uno Stivale?

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alsazia-in-francia

Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti è terra rossa dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo. È un cielo sempre tenero e maturo, dove non mancano – tesoro e vigna anch’esse – le nubi sode di settembre. Tutto ciò è familiare e remoto – infantile, a dirla breve, ma scuote ogni volta, quasi fosse un mondo. 
La visione s’accompagna al sospetto che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento che né il ricordo né la fantasia conoscono. Qualcosa d’inaudito è accaduto o accadrà su questo teatro. Basta pensare alle ore della notte, o del crepuscolo, in cui la vigna non cade sotto gli occhi e si sa che si distende sotto il cielo, sempre uguale e raccolta. Si direbbe che nessuno vi ha mai camminato, eppure c’è chi la lavora a tralcio a tralcio e alla vendemmia è tutta gaia di voci e di passi. Ma poi se ne vanno, ed è come una stanza in cui da tempo non entra nessuno e la finestra è aperta al cielo. Il giorno e la notte vi regnano; a volte vi fa fresco e coperto – è la pioggia -, nulla muta nella stanza, e il tempo non passa. Neanche sulla vigna il tempo passa; la sua stagione è settembre e torna sempre, e appare eterna.

Da “La vigna” di Cesare Pavese

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thelovers

Quando la pioggia comincia il suo incedere battente, ci accorgiamo del disagio.

Perdendo di vista la bellezza della cera che la Natura passa sul lastricato.

Rendendo lucidi sia i passi che i pensieri.

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