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Posts Tagged ‘Pinocchio’

visioni

“Visioni” è la parola di quest’anno per il Salone del Libro di Torino. Quelle che ci stanno mancando. Prigionieri di pessimistica miopia.

Visioni sul domani, su mondi altri e possibili, su orizzonti futuribili.

Quel modo di vedere che i libri ci regalano da sempre. Raccontandoci di uomini che lottano contro bianche balene, che viaggiano attraverso città invisibili, che nascono burattini, che sognano, che amano. Insomma quelle storie di principi piccoli che ci fanno sentire grandi. Diventandolo persino un po’.

Visioni. Benvenute, bentornate. Restate.

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Dedico questa canzone di Neffa, “Devi stare molto calmo”, a colui che fa tsunami e che sembra non preoccuparsi di ricostruire.

Antifrastico il suo nome, visto che il suo omonimo dava consigli di ponderata saggezza a Pinocchio.

Mi fanno tenerezza i grillini, per la loro virginale inesperienza. E per l’impossibilità che hanno di cantare la loro saudade di libertà.

Mi fa rabbia il grillo maggiore che pensa sia democrazia rilasciare interviste ai giornali stranieri escludendo quelli di casa. Con un copione ormai logoro, forse perché non prevedeva un tale consenso. Che però ora è difficilissimo da gestire, soprattutto nelle promesse fatte.

Mi inquieta lo pseudoguru di riferimento che inneggia ad un’identità di ciascuno possibile solo attraverso la rete. Rendendo Orwell un fumetto per bambini. E gettando un intero Paese nella rete di sadici pescatori. Con maglie sempre più strette per poterne sfuggire.

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Estratto di conversazione, Consiglio di Classe (quarta liceo scientifico), anno 2012.

– Professore di Lettere (con tono dispiaciuto): “E’ un peccato che questi studenti non abbiano mai letto “Pinocchio”, anche perché diversi personaggi metaforici hanno lì la loro ‘culla’ “.

– Genitore di studente (con tono stizzito): “Non so perché vuole che leggano “Pinocchio”, che è anche un libro spesso [sob!]. Non era meglio che leggessero già in preparazione alla classe quinta del prossimo anno “Il piacere” di D’Annunzio o Pavese?“.

– Professore di fisica (con tono divertito e orgoglioso): “Ah, nemmeno io ho letto “Pinocchio”! [sob!]”.

Le considerazioni in merito sarebbero numerose, ma io mi limito a tre.

1) Sarebbe sempre auspicabile il rispetto del lavoro altrui, specie se tale lavoro non è quello abitualmente svolto, perché le coordinate sottese a qualsiasi scelta lavorativa non sono mai, si spera, casuali. Per un chirurgo, per esempio, usare un ferro al posto o prima di un altro non penso sia una scelta randomizzata.

2) I “gusti” sulle letture rimangono sempre personali e l’orizzonte a loro intorno è talmente esteso e in movimento che si può pensare di coglierne solo una parte e, se si è particolarmente fortunati, il suo “raggio verde”.

3) Ogni scelta intorno ai libri, anche a scuola, resta quindi opinabile per sua stessa definizione. Ciò non toglie che i libri non siano assegnati a random ma, per quanto mi riguarda, pensati intorno ad un percorso deciso ad inizio anno scolastico in base al gruppo classe. Su tale percorso lascio poi cadere le “briciole di Pollicino”, illudendomi e sperando che alcuni “cibi” li si senta così “appetitosi” da poterli poi cercare in base ai propri tempi, gusti e sensibilità. E talvolta accade. Altro sono i “fondamentali” quali D’Annunzio o Pavese che vanno “accompagnati” e contestualizzati. Spesso leggere certi autori prima di Leopardi risulta comunque poco utile. Come non aver letto “Pinocchio” una prima volta da piccoli. E’ questione di tempi. Rispettarli fa la differenza. Come i turni di conversazione.

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Senti! Se facciamo le cose per benino, questa è la volta per far fortuna o non sono più un vecchio volpone!” disse la Volpe al Gatto.

Così ancora una volta, con un “inciucio bell’ e buono”, hanno fatto “le cose per benino”, da vecchi volponi. Bravi davvero!

Le notizie di ruberie di soldi pubblici rischiavano, nella loro drammatica esondazione, di trascinare verso il baratro l’affidabilità dei partiti politici, e allora? Banchetto delle tre carte e voilà… Basta finanziamento pubblico ai partiti? Non esageriamo: basta ai bilanci poco controllati e per nulla trasparenti dei partiti politici, ma di riduzione neanche a parlarne. E su questo, tutti d’accordo!

E noi cittadini? Noi siamo i burattini di questo teatrino, raccontando così un’immagine dell’Italia che già Collodi col suo “Pinocchio” aveva acutamente colto: “un’immagine dell’Italia eterna, e dunque anche dell’Italia di oggi, dei vizi e delle virtù di tanti italiani non solo, ma della società italiana nel suo insieme, con i suoi ribaldi dichiarati e professati, con la sua concezione delle gerarchie, col suo cinismo sentimentale, coi suoi imbrogli e le sue menzogne; ma anche con i suoi buoni propositi mai, o quasi mai, mantenuti. E così quella che in effetti appare come una favola può anche essere letta come un’analisi spietata della nostra italianità” (Raffaele La Capria, ne “Il sentimento della letteratura”).

Con una classe politica a prenderci spietatamente in giro, come la Volpe che si finge sdegnata mentre dice a Pinocchio: “Noi non lavoriamo per il vile interesse: noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri.” Pur sapendo che di lì a poco ruberà con il Gatto gli zecchini d’oro al povero Pinocchio. Eppure, “Che brave persone! – pensò dentro di sé Pinocchio.

Che è il pensiero, sincero ed ingenuo, ancora di tanti. Anche di fronte ad ammissioni e dimissioni.

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Carlo Fruttero in un disegno di Giuseppe Festino

Lo scrittore torinese se n’è andato nella sua amata Maremma, dove sarà seppellito davanti all’amico Calvino, “così prenderemo il tè insieme anche nell’aldilà” era solito dire. Sta tutto in questa frase Fruttero, leggero, ironico, profondissimo. Si riunisce così, dopo dieci anni di “vedovanza” alla sua “metà” di penna, Franco Lucentini, con cui ha firmato romanzi polizieschi di grande successo, tra cui “La donna della domenica” che divenne famoso anche per la trasposizione cinematografica con un ottimo Mastroianni nei panni del commissario Santamaria e un’affascinante Jacqueline Bisset.

Autentico intellettuale, senza spocchie né lagnanze, bensì con quella matrice illuministica che con l’intelletto gioca per comprendere, consigliava la lettura di Pinocchio, il libro da lui più amato, almeno una volta all’anno, perché “è un capolavoro straordinario, attraversato da una voracità geniale“».

Della propria vita diceva: “Sono stato fortunato, ma al tempo stesso ho incassato colpi terribili. E per dirla come un pugile: non sono caduto al tappeto, ho continuato il mio incontro di boxe. E alla fine “io speriamo che me la cavo” è stato un buonissimo lume che mi ha accompagnato e mi ha fatto dire: intanto questa cosina ce l’ ho e per il resto si vedrà. Ho vissuto senza aspettarmi molto, anzi senza aspettarmi niente. E se ti convinci che non ci sono speranze e che il mondo è impazzito, da quel momento in poi puoi vivere benissimo. Scherzi, ridi, conversi, perché quel problema lì lo hai chiuso. Non ci puoi fare niente e allora ti resta tutto il bello della vita“.

A me di Carlo Fruttero, oltre i libri che ho amato, in particolare “Enigma in luogo di mare” e “Il palio delle contrade morte”, restano impresse le cose che scelse tra quelle fondamentali della vita, raccontandole nel 2010 in un appuntamento speciale di ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio su Rai3:  «lo zapping notturno tra i libri nel letto»; il fritto di paranza, «quei pescetti meravigliosi» da prendere «con le mani, non con la forchetta!»; le camminate con il padre e con l’amico Franco Lucentini con il quale «ridevamo delle stesse cose».

Non posso che pensarlo ancora così: un libro sotto il braccio, un cartoccio di pescetti da gustare e risate da condividere camminando nuovamente…

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