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“L’ottovolante di Copenaghen (e forse della vita)” – Photo by Ester Maero

Da non credere. Si ricomincia. Un’altra volta. Ennesimo giro di giostra politica. Ancora gioco dell’oca. Fermi tre giri e si torna al via. Ma con autentiche oche del Campidoglio. A starnazzare a più non posso. Senza alcun risultato concreto.

E noi cittadini su e giù sull’ottovolante. Senza la possibilità di scendere o stare fermi, noi sí, almeno un giro.

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Si ricomincia.

Altro giro di giostra.

Si sale e si scende dal Quirinale.

Con la possibilità che un ircocervo lo possa visitare…

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Qualsiasi sia l’esito di questa campagna elettorale, quasi certamente incerto, l’uso linguistico è invece, questo certamente, scadente e aggressivo.

La parola più usata è “attacco”, come se l’esercizio democratico del voto fosse, di default, comprensivo di battaglie e scontri.

Tizio attacca Caio, Caio attacca Sempronio, Sempronio attacca Tizio in una premeditata giostra degli scambi in cui il ruotare della stessa è talmente vorticoso da confondere, fino a tramortire, lo sbigottito spettatore/elettore.

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berlinguer

Trent’anni fa se ne andava Enrico Berlinguer. Succedeva alla vigilia delle Europee 1984, e sotto il cielo di Padova dopo un memorabile comizio, concluso nonostante l’ictus che lo portò via dopo qualche giorno. Proprio quella città che ai ballottaggi comunali di un’afosa domenica di giugno 2014 ha scelto il Carroccio mettendo a riposo, dopo circa un ventennio, l’amministrazione di sinistra.

In giorni, mesi, ormai anni di malversazioni pubbliche, ricordare il segretario generale del Partito Comunista Italiano attraverso il suo famoso discorso sulla questione morale è un modo per omaggiare quei politici, ormai merce rara, convinti che la polis sia comunità per la quale lavorare e non comunità a cui rubare.

I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia“, diceva Berlinguer nel 1981 nell’intervista ad Eugenio Scalfari. E continuava, “i partiti di oggi sono soprattutto macchina di potere e di clientela. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal Governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico.

Discorso di preveggenza viste le cronache degli anni 2000?

O semplicemente una visione che, prima che illuminata, era pragmatica ed idealista al contempo, perché onesta?

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Abbiamo vissuto un lunedì di segnali nuovi e non così prevedibili. Ma non facilmente decifrabili.

In Francia il vento è cambiato, e con Hollande la gauche torna all’Eliseo. In Grecia vincono gli estremisti e un governo si rende difficile.

Grillo e il suo movimento portano a casa più di cinque stelle, facendo boom. Altri partiti invece fanno flop.

Funzionano le personalità, più che il nuovo. Tosi si tiene stretta la sua Verona e Orlando sembra riprendersi ancora la sua Palermo.

Tutto appare frammentato, pur con una tendenza verso minor austerità e più crescita. E in cui la forbice ricchi/poveri sia meno ampia.

Purtroppo un altro forte segnale della giornata è stato l’attentato di Genova al manager Adinolfi con tecnica definita da Brigate Rosse. Qualcosa di vecchio travestito da nuovo? Ancora “gattopardi” a cambiare un Paese per mantenerlo sempre uguale?

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