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Posts Tagged ‘Parola’

Quando sento dire che le parole sono solo parole mi allarmo. E poi mi arrabbio. Perché parlare se si tratta solo di aria? Perché usare parole privandole del loro significato? Perché riempire i vuoti se i pieni non sono tali? Del resto i social, sempre più incubatori ed amplificatori di parole vuote, di ciò si nutrono. Innescando infiniti giri di giostra a basso divertimento e a zero utilità. Ma ad aumento esponenziale di confusione mentale. E la pandemia, purtroppo, è stata e continua ad essere terreno di coltura per tale caos.

In questi giorni torna in scena, purtroppo, la parola “lockdown”, già parola dell’anno 2020. Sembrava che su tale termine “chiuso” potesse nel 2021 avere la meglio quel termine più “aperto” al futuro e al vivibile che è “vaccino”. E in parte è stato così. I numeri, più oggettivi delle parole, fanno emergere le differenze dallo scorso autunno. Eppure…

Eppure l’impressione è che stiamo entrando in un tempo a spirale in cui, seppur con scenari diversi, certi meccanismi sembrano inceppati in un inquietante “loop” distopico. In cui le parole sembrano svuotarsi sempre più, a primo impatto, del loro significato. Quando in realtà sono sempre gravide del loro “pieno”. Ovvero di tutto ciò che portano, e comportano, col loro semplice suono. Dalla implicita “perdita di libertà” in “lockdown” allo “scudo immunitario” nel “vaccino”, fino al “ciclo chiuso e ripetitivo” del “loop”. E se ogni “parto” comporta  una “nascita”, la stessa chiede spazio, mentale e fisico, per prendere “aria”. Affinché sia vissuta “piena” e consapevole, come ogni parola che usiamo.

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Usiamo sempre meno parole.

Così discorsi e scritti mancano ormai di sfumature espressive, e la lingua si fa via via più povera e ripetitiva. Con alcuni termini a rischio di estinzione.

Ecco allora che il vocabolario Zingarelli nell’edizione 2020 ha scelto ben 3126 parole da salvare, segnalate da un simbolo grafico, un fiorellino ♣.

A tale progetto si accompagna l’iniziativa #paroledasalvare che coinvolge le principali città italiane, le cui piazze stanno ospitando #AreaZ: una zona a lessico illimitato in cui trovare le parole giuste per esprimere il proprio pensiero, scegliendo una parola a rischio estinzione e prendendosene cura.

Io scelgo “ondìvago“, che è sinonimo di “incerto”, “indeciso”, “tentennante”, ma con quella peculiarità tipica di “chi o cosa vaga sulle onde“. Ecco, è l’implicazione liquida e mutevole a rendermi speciale “ondìvago“. A tal punto che lo uso proprio quando sento la necessità di sottolineare la sensazione del rollìo che solo sull’acqua si prova.

E voi quale parola scegliete?

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Il segno, seppur liquido, che attendiamo: “La parola che squadri da ogni lato”.

Per farci riprender fiato.

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Omaggio a Jo Cox, la deputata laburista anti-Brexit uccisa in Gran Bretagna

Omaggio a Jo Cox, la deputata laburista anti-Brexit uccisa in Gran Bretagna

Nella notte dei tempi l’uomo imponeva il proprio punto di vista con la forza. Poi imparò ad usare la parola, e la dialettica fu il nuovo modo di combattere chi la pensava in modo diverso.

Nei tempi oscuri che respiriamo torna prepotente la mano per dire la propria, ma forse perché il linguaggio stesso è divenuto violento. E la lotta viene sentita come quella definitiva, all’ultimo sangue. Solo chi debella l’avversario sopravvive.

Così tutto, ma proprio tutto, avviene ormai in termini violenti. Nei modi, nei toni, nei gesti. In qualsiasi contrapposizione. Per una precedenza mancata, per una vittoria sfiorata, per un orgoglio da curare, per un modo (solo il proprio) di governare. Nel rapporto interpersonale, tra squadre di calcio, tra partiti politici. In casa, per strada, sui social.

Tutto rischia di diventare “Mi piace” o “Non mi piace”, “Dentro” o “Fuori”, “Sì” o “No”. Assoluti, oltre l’idea. Oltre la vita stessa. Con tesi e antitesi ad osservare, mute, chi resta a terra.

Ps: Che il giorno successivo al brutale assassinio della deputata laburista Jo Cox le Borse europee si rialzino e si vociferi che il fantasma Brexit si allontani fa pensare male. Molto male.

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benigni

La protagonista è stata la Poesia.

Roberto Benigni ne è stato l’interprete. Incantato e incantatore. Nel trasmetterci la passione per la Parola di tanto Autore.

Tra i diversi vocaboli sottolineati nel racconto i miei preferiti sono stati “libertà” e “silenzio”. Autentici archetipi di “umanità”.

Forse perché intimamente intrecciati col “cammino” e la “riflessione”.

Ma la Poesia nasce così.  …”e tu puoi contribuire con un tuo verso” (Walt Whitman).

Ps: nel frattempo, mentre ripassavamo le Tavole della Legge, in una scuola pakistana un manipolo di talebani ignobilmente le violava.

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