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Posts Tagged ‘pandemia’

Un anno fa ci lasciava, addolorati e increduli e più soli, Andrea Camilleri.

E se dolore e incredulità si quietano in parte col tempo, la solitudine resta. Anzi, in certe occasioni diventa precipizio intorno al proprio sé.

Quante volte ci siamo chiesti, durante questa pandemia che stiamo vivendo, che cosa avrebbe detto Andrea Camilleri, il Tiresia del nuovo millennio? Con quali parole avrebbe ammansito le nostre paure durante il lockdown? Come ci avrebbe raccontato questo tragico evento storico? In che modo ci avrebbe affabulato per regalarci orizzonti diversi? Quale lezione ci avrebbe magistralmente regalato intorno a quanto stiamo con fatica sperimentando? E il suo Montalbano come avrebbe reagito a tale sottosopra?

Chissà… Solo ipotesi, illazioni, prove di altrui pensiero. Tentativi, balbuzie. In assenza.

Ecco perché tanto manchi, Maestro Camilleri.

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Mascherina chirurgica, questa sconosciuta.

Si porta come borsetta, braccialetto, gomitiera, pochette, sottomento, collare, bandana. Quasi mai nel modo corretto per cui è stata pensata.

Se copre, finalmente, la bocca, il naso è ovviamente fuori dalla stessa. Dimenticando allegramente, o non sapendo per niente, che il naso è parte integrante dell’apparato respiratorio. Detto in altro modo, il naso è una canna fumaria, che aspira ed emette aria.

Nel frattempo fuoriescono da ogni dove, come funghi dopo una pioggia estiva, i negazionisti, anche della mascherina. Quindi non solo non ne prevedono l’uso, anche quando e dove è obbligatorio (leggi luoghi pubblici al chiuso) ma non sopportano di vedere chi la indossa.

Forse perché ricorda loro la realtà, ossia che il virus sottotraccia continua a circolare e che la mascherina, a loro tanto invisa, ha comunque ridotto i contagi del 50%.

E se ciò appare poca cosa, pensando ai dati tragici di Covid19, allora il problema dell’animale a due gambe va ben oltre la pandemia.

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Jackson Pollock, “No. 5”- 1948

Perché anche in questo Tempo Nuovo dobbiamo, quasi di necessità, riempire tutti gli spazi?

Perché l’Horror Vacui continua a farci scegliere la strada, anche stando a casa?

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Mentre noi umani fermiamo tutto o quasi per salvarci, la Natura sembra riprendere le proprie danze. In assenza del pesante passo dell’essere a due gambe.

Da qualche giorno nel porto di Cagliari sono tornati (ma chi li ricordava?) i delfini.

Saltano, giocano, si divertono. Ricordandoci un mondo e un modo di natura. Tempo lento, consumo necessario, delizie piccole.

Un salto tra le onde. Godendo del salto stesso. Semplicemente.

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Disegno di Franco Rivolli

Una dottoressa che tiene in braccio il nostro Paese, in modo amorevole come una mamma con il suo bambino. Tenendo avvolta l’Italia, riscaldandola, nella bandiera tricolore.

Questo disegno di Franco Rivolli, potente immagine dei giorni del Coronavirus, racconta degli eroi di questo tempo virale. Il personale sanitario, che si spende sul fronte del virus senza pause e ritrosie. Con dedizione, professionalità e coraggio. Che abbiano risposto in ottomila alla “chiamata alle armi” per la richiesta di trecento medici volontari al nord nelle aree più colpite, ci rende orgogliosi di loro e grati del loro agire.

Angeli eroi di questa strenua battaglia.

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La Natura fa prepotentemente il suo lavoro. E in questo momento il suo lavoro è fiorire. Nonostante lo sfiorire del contorno…

L’augurio è, comunque, di buona primavera. O meglio, che la Primavera sia buona con tutti noi.

Ps: e nove primavere compie questo blog…

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Una delle foto più iconiche di questo tempo Covid19.

Papa Francesco in solitario cammino per Via del Corso. In pellegrinaggio verso la Chiesa di San Marcello per chiedere in preghiera a Dio la fine della pandemia. Con passo lento e pensiero raccolto. E solo.

Perché scorta, uomini e auto, sono su un fondale arretrato rispetto a quello del Papa. Con riguardo delle regole di distanza richieste dal momento emergenziale.

Ma solo, Francesco, lo è soprattutto di fronte alla difficile comprensione di un tale tragico evento.

Solo come ogni uomo. Sempre pellegrino su questa “palla di cera“.

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Questa è la crisi sanitaria che segna la nostra epoca”.

Così il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, riguardo la pandemia di Coronavirus che sta facendo, letteralmente, il giro del mondo.

Intanto a mezzogiorno di oggi chiudono le frontiere di ingresso dell’Unione europea e dello spazio Schengen, sospendendo così tutti i viaggi fra paesi extra europei e Unione europea. Impensabile fino ad un mese fa.

E a New York è stata chiusa “La Statua della Libertà”, simbolo per antonomasia dello spirito pioniere dell’Uomo. Che dovrà imparare ad accettare l’esilio. Dall’altro in genere, sia esso un essere o un luogo. E in parte anche da noi stessi. Almeno da quello che eravamo.

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In questi giorni difficili, crudeli e tristi hanno detto, in ordine sparso per gravità:

-Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, per affrontare la crisi economica scatenata dal Coronavirus: “Noi non siamo qui per accorciare gli spread. Non è questa la funzione né la missione della BCE. Ci sono altri strumenti e altri attori deputati a queste materie“. A seguire, tonfo delle Borse europee, in particolare quella di Milano.

-Boris Johnson, Primo Ministro del Regno Unito, a proposito di Covid19: “molte famiglie perderanno prematuramente dei loro cari”. A seguire, aggiunge che il virus è preferibile che si diffonda per aumentare le difese immunitarie dei cittadini.

-Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese, nel suo discorso alla nazione per l’emergenza Coronavirus: “Dovremo continuare a guadagnare tempo e proteggere i più vulnerabili per questo motivo da stasera chiedo a tutte le persone con più di 70 anni di restare a casa il più possibile limitando il più possibile i contatti“. A seguire, conferma le elezioni municipali di domenica.

-Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, considerando Covid19 un’influenza: “nulla viene chiuso, la vita e l’economia vanno avanti“. A seguire,  proclama lo stato di emergenza nazionale.

Quando si dice diplomazia e coerenza.

E fare silenzio?

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Gli evocativi versi di Ivano Fossati possono diventare, in questi giorni scuri, un suggestivo mantra, con cui cullare i nostri turbati pensieri. Di modo che “I treni a vapore” siano in grado di riportarci, ancora, “di stazione in stazione”…

“Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perché voglio sognare
E nel sogno stringo i pugni
Tengo fermo il respiro
E sto ad ascoltare
Qualche volta sono gli alberi d’Africa a chiamare
Altre volte sono vele spiegate a navigare
Sono uomini e donne, piroscafi e bandiere
Viaggiatori viaggianti da salvare
Tra le citta’ importanti io mi ricordo Milano
Livida e sprofondata per sua stessa mano
E se l’amore che avevo non sa piu’ il mio nome
E se l’amore che avevo non sa piu’ il mio nome
Come i treni a vapore
Come i treni a vapore
Di stazione in stazione
E di porta in porta
E di pioggia in pioggia
E di dolore in dolore
Il dolore passera’
Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perché so sognare
E mi sogno i tamburi
Della banda che passa
O che dovra’ passare
Mi sogno la pioggia fredda dritta sulle mani
I ragazzi della scuola che partono gia’ domani
E mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
O qualche altra primavera da aspettare ancora
Tra un bicchiere di miele e un caffe’ come si deve
Questo inverno passera’
E se il mio amore di ieri non sa piu’ il mio nome
E se il mio amore di ieri non sa piu’ il mio nome
Come i treni a vapore
Come i treni a vapore
Di stazione in stazione
E di porta in porta
E di pioggia in pioggia
E di dolore in dolore
Il dolore passerà”

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