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Posts Tagged ‘Palma d’oro’

Photo by Arthur Mola/Invision/ANSA/AP

La commozione di Alain Delon nel ricevere il premio alla carriera al Festival di Cannes ha emozionato alquanto. Soprattutto per le parole dette dall’attore tra le lacrime: “Penso a questo premio come alla fine della mia carriera, alla fine della mia vita”.

Ricordandoci, amaramente, che il punto più alto della montagna coincide con la fine della scalata. Seppur possa attenderci la vista dell’orizzonte.

Ps: a tal proposito si è conclusa la “corsa” umana di una leggenda della Formula 1, Niki Lauda, professionista di corse e ripartenze. Entrato nel mito come pilota, caparbio e coraggioso. Anche fuori dai circuiti.

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Era uno dei miei registi preferiti. Perché Ermanno Olmi era anzitutto un poeta.

Sempre visionario, sempre profondo. E con una luce speciale. Nel suo cinema, perché tale era nel suo sguardo.

Con il mondo contadino a segnare con costanza e devozione il suo poetico passo. A partire da quel capolavoro che fu “L’albero degli zoccoli”, Palma d’oro a Cannes nel 1978. Ma presente comunque. Nelle amicizie, Mario Rigoni Stern fu suo vicino di casa e di cuore, come nelle scelte poetiche. L’ultimo suo film, “Torneranno i prati”, è stato girato sull’Altopiano di Asiago, raccontando le trincee innevate della prima guerra mondiale.

Nel 2010 Olmi sosteneva: “Io credo che ci salveranno i contadini non solo con il loro lavoro, ma anche perché risveglieranno dentro di noi, che facciamo altri mestieri utili, quella civiltà contadina di cui tutti siamo figli. L’economia del mondo deve tornare a essere ecologia e la sapienza contadina deve riconquistare la sua attualità. Basta con la narcosi di questa società dell’immagine. Oggi, coltivare la terra con una nuova consapevolezza, del reale valore, potrebbe essere il migliore dei progetti per riconquistare un nuovo Giardino di Eden.

Quel Giardino offerto ora, Maestro, al tuo luminoso sguardo.

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cannes 2015

Da oggi la Croisette di Cannes è il regno della “settima arte”.

Col nostro cinema a parlare maiuscolo, attraverso la Madre di Nanni Moretti, la Giovinezza di Paolo Sorrentino e i Racconti di Matteo Garrone.

E con gli occhi trasparenti di Ingrid Bergman a sorridere dalla locandina del Festival. Invitandoci a guardare oltre. Verso un luogo favoloso, mitico, di sogno. Almeno al cinema.

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pulp fiction

Vent’anni dopo aver vinto la Palma d’oro a Cannes il film di Quentin Tarantino torna sulla stessa scena della vittoria.

Questa volta proiezione sulla spiaggia della Croisette per festeggiare l’anniversario di una pellicola divenuta subito un cult.

Il twist ballato da Mia Wallace/Uma Thurman e Vincent Vega/John Travolta sulle note di You Never Can Tell di Chuck Berry è diventato una delle scene filmiche più famose. Ma sono state la cronologia frammentata, l’accuratezza dei dialoghi surreali, la perfezione di ogni sequenza, la fluidità del racconto ad essere apprezzate dai critici, facendo così entrare “Pulp Fiction” nella storia del cinema.

Amante del 35 mm, Quentin ha ottenuto che la proiezione del suo film non fosse in digitale, che il regista definisce un’opportunità per i giovani, è la democrazia del cinema, però è anche la sua morte per chi ama come me la pellicola. Spero solo che la prossima generazione torni ad avere un rapporto romantico con i film nonostante il digitale”.

Per ricordarci che le nuove tecnologie non sono tutto. Soprattutto per l’arte.

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