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Posts Tagged ‘Ozpetek’

Mi soffermo sulla scomparsa di Ilaria Occhini soprattutto perché compagna per oltre cinquant’anni di Dudù, il “mio” Raffaele La Capria, l’autore di “Ferito a morte” e ideatore del concetto di “bella giornata”.

Ilaria Occhini è stata un’attrice intensa, dotata di una naturale eleganza espressiva. Ha recitato con Visconti, Ronconi, Patroni Griffi. Ozpetek in particolare è riuscito ad evidenziarla ne “Le mine vaganti”, tanto da condurla al “David di Donatello”.

Eppure la prima cosa che colpiva di lei era la sua bellezza, di cui diceva: “La mia bellezza è come se fosse una cosa, una borsetta, un foulard che porto con me, non ne parlo con nessun vanto“. Ma già suo nonno, lo scrittore Giovanni Papini, scrisse “Per me più bella d’Ilaria non c’è”. E così suo marito La Capria che amava ripeterglielo ogni giorno, “Sei bellissima, la tua bellezza mi distrae”. Con lei di rimando nel loro gioco coniugale: “Che faccio, spengo la luce?”.

Ecco perché scelgo una foto di lei col suo Dudù in una delle loro mitiche estati capresi, in quel tempo che La Capria ha definito “di trasparenza”. Del mare e della vita.

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Quanto appare lontana la Istanbul luminosa di Paul Signac.

E quella poetica di Hikmet. E quella visionaria di Pamuk. E quella rossa di Ozpetek.

Ma, seppur ferita, quella Istanbul sopravvivrà.

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Auguri ad una delle attrici più interessanti e affermate della scena italiana. Ha vinto cinque David di Donatello ed è l’attrice italiana che ha ottenuto più Ciak d’oro e Nastri d’argento, a testimonianza di un talento interpretativo che ci ha regalato personaggi di profondo spessore psicologico. La Buy è infatti molto brava a raccontare l’aspetto sensibile e nevrotico di questo tempo, interpretando donne che vivono i rapporti affettivi tra inquietudini e contraddizioni.

Sempre sfaccettate e rese con notevole maestria le donne portate da lei sul grande schermo, dalla vedova che scopre a posteriori l’omosessualità del marito ne “Le fate ignoranti” di Ozpetek alla moglie tradita ne “I giorni dell’abbandono” di Faenza, dalla moglie borghese che affronta col marito la crisi economica in “Giorni e nuvole” di Soldini alla madre che attende la figlia nata prematura ne “Lo spazio bianco” di Francesca Comencini, solo per citarne alcune.

Io continuo ad essere affezionata al personaggio della complessata Camilla, detta Billa, in analisi dallo stesso dottore che cura un Carlo Verdone, Bernardo detto Berni, ipocondriaco e studioso di Jimi Hendrix in “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”. Un vero cult è diventata la frase detta da Verdone a lei, sempre più ossessionata dal loro comune analista: “Te posso dì na cosa? Tu non sei da analisi, sei da ricovero, ma de quelli immediati!!!“.

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