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Dopo 33 anni di onoratissima carriera chiude i battenti il potente talk show statunitense.

Alla sua poltrona si sono seduti innumerevoli ospiti, dalla politica alla spettacolo. Non per essere incensati ma spiazzati. Dal mitico e geniale David Letterman. Una forza naturale. Fatta di capacità di monologare e dialogare, con uno stile sempre pungente e corrosivo. E con la città di New York a fargli amorevolmente da spalla.

Perché in realtà il “David Letterman Show” è stato essenzialmente un prodotto della Tv generalista newyorchese, con un ottimo script su cui la capacità di improvvisazione di Letterman ha trovato il “canovaccio” ideale per le sue “scorribande” serali. Diventando un modello di comunicazione televisiva, graffiante ma cortese, e soprattutto autoironico. Quindi difficile da replicare.

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Il 28 agosto 1963 Marthin Luther King teneva a Washington il suo famoso discorso “I have a dream” sull’uguaglianza tra bianchi e neri.

Dopo 45 anni esatti, il 28 agosto 2008, I Democratici nominarono Barack Obama primo candidato afroamericano alla Casa Bianca.

E il 28 agosto 2011 l’inaugurazione, da parte del Presidente Obama, del monumento al Reverendo sul Mall di Washington, la famosa spianata davanti alla Casa Bianca, cerimonia rinviata per l’arrivo dell’uragano Irene.

La statua di granito (9,30 metri), “La pietra della speranza”, ritraente il leader dei diritti civili che fissa l’orizzonte, è stata posizionata tra il memoriale di Abraham Lincoln, quello a Franklin Delano Roosevelt, quello di Thomas Jefferson e l’obelisco a Washington. Vi si accede passando davanti a due blocchi più bassi, “La montagna della disperazione”.  Che è poi il senso del passaggio iniziale del discorso di King, il più giovane Premio Nobel per la pace della storia, a soli trentacinque anni: “Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’ Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Cinque anni dopo “I have a dream”, il 4 aprile 1968, il mondo si svegliò in un incubo: Marthin Luther King era stato assassinato.


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