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Posts Tagged ‘New York’

Decine di migliaia di persone, al grido di “Black Lives Matter” e “I can’t breathe”, hanno manifestato in tutti gli Stati Uniti contro l’uccisione di George Floyd.

Ovunque si assiste al rito di inginocchiarsi per otto minuti e quarantasei secondi, il tempo in cui un poliziotto di Minneapolis ha tenuto il ginocchio premuto sul collo dell’afroamericano, uccidendolo.

I cortei più numerosi a Washington e New York,anche se ormai in tutto il mondo, da Hong Kong a Roma, da Sidney a Londra, si manifesta, sottolineando quanto ancora nel 2020 la parola “razzismo” sia purtroppo d’attualità.

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Questa è la crisi sanitaria che segna la nostra epoca”.

Così il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, riguardo la pandemia di Coronavirus che sta facendo, letteralmente, il giro del mondo.

Intanto a mezzogiorno di oggi chiudono le frontiere di ingresso dell’Unione europea e dello spazio Schengen, sospendendo così tutti i viaggi fra paesi extra europei e Unione europea. Impensabile fino ad un mese fa.

E a New York è stata chiusa “La Statua della Libertà”, simbolo per antonomasia dello spirito pioniere dell’Uomo. Che dovrà imparare ad accettare l’esilio. Dall’altro in genere, sia esso un essere o un luogo. E in parte anche da noi stessi. Almeno da quello che eravamo.

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Una mostra fotografica che racconta la vita quotidiana a New York. Dal punto di vista di una bambinaia con la passione della fotografia, Vivian Maier.

Nella cornice della Palazzina di Caccia di Stupinigi un centinaio di scatti raccolti sotto il titolo “Vivian Maier. In her own hands”. A delineare un ritratto, di questa street photographer, che prende forma attraverso il suo sguardo, fatto di silenzi e sensibilità.

I suoi stessi negativi giacevano all’oscuro in un box andato all’asta. Un giovane americano, John Maloof, ne compra il contenuto e scopre Vivian Maier.

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Riapre oggi 21 ottobre il rinnovato Moma, il “Museum of Modern Art” di New York, dopo quattro mesi di chiusura, un costo di 450 milioni di dollari e un ampliamento di 3700 metri quadrati in più. Il progetto, firmato dallo studio di architetti Diller Scofidio + Renfro in collaborazione con lo studio Gensler, permetterà di mostrare 2400 opere contemporaneamente.

Ripensata l’esposizione delle stesse: non più per periodi e movimenti ma per associazioni e grandi temi. Un esempio? Aver posto a fianco del quadro di Pablo Picasso Les demoiselles d’Avignon del 1907 un quadro di 60 anni dopo, dell’artista americana Faith Ringgold, American People Series #20: Die. La Ringgold, ritraendo uomini e donne bianchi e neri dopo una sparatoria e un accoltellamento, si era ispirata proprio a quel lavoro di Picasso, raffigurante cinque prostitute nude e con maschere africane sul volto, ripercorrendone la velata violenza.

All’ingresso del Museo più iconico del mondo la scritta “Hello. Again.”, opera di Haim Steinbach. Per accogliere il visitatore in un autentico Tempio della genialità umana.

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L’autunno a New York è un vero classico.

Per respirare, almeno sometimes, quell’atmosfera magica è sufficiente (si fa per dire…) una New York cheesecake”.

Un pezzo della Grande Mela alle nostre latitudini.

Bypassando oceano e dazi.

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La nuova stagione non è autunnale, bensì climatica, verde, rivoluzionaria. A new deal.

È iniziata la settimana sul futuro del pianeta. Attese migliaia di persone per le strade di tutto il mondo.

A New York, aspettando il summit Onu di lunedì sul clima, la marcia è stata guidata dall’attivista svedese Greta Thunberg. Molti gli studenti partecipanti, anche per il provvedimento del sindaco de Blasio: assenza giustificata per tutti loro.

Forse una prima presa di coscienza di quanto sta avvenendo a livello globale. Non sempre gli studenti saltano scuola per non seguire le lezioni. A volte sono loro a tenere lezione.

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“Holden’s Central Park” – Photo by Ester Maero

Io abito a New York, e stavo pensando al laghetto di Central Park, quello vicino a Central Park South. Chissà se arrivando a casa l’avrei trovato ghiacciato, e se sì, chissà dove erano andate le anatre. Chissà dove andavano le anatre quando il lago gelava e si copriva di ghiaccio. Chissà se arrivava qualcuno in furgone che le catturava tutte quante per portarle in uno zoo o chissà dove. O se volavano via e basta.” – Da “Il giovane Holden” di J.D. Salinger

Di fronte al laghetto di Central Park con anatre e barchette e ponticello, tutto incorporato, ho ripensato al quesito metafisico del giovane Holden. Soddisfatta di aver potuto apprezzare quel mitico fotogramma scevro da neve e ghiaccio. Potendo così posticipare la soluzione invernale del letterario quesito.

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Andrew Tosh, “Topolino” – 2017

Il mitico Topolino compie 90 anni.

Il 18 novembre 1928 Walt Disney presentò per la prima volta al pubblico del Colony Theater di New York Il suo Mickey Mouse.

Famoso ad ogni latitudine, icona senza tempo, eroe amato dai bambini di qualsiasi età, Topolino è il fumetto in cui ciascuno ritrova il buonumore. Perché simbolo di simpatia e generosità, arguzia e ottimismo.

Un personaggio pop al top. Un brand che fa trend. Una piccola “bestia”, ma The Best.

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Steve McCurry, “Twin Towers 9/11” – 2001

– Perché nessun caccia americano quella mattina si avvicinò agli aerei dirottati come previsto dalla prassi?

– Perché nessun capo della sicurezza aerea fu mai indagato né rimosso dal proprio incarico?

– Perché non si trovò assolutamente nulla dell’aereo caduto sul Pentagono, se non un buco d’entrata e uno di uscita?

– Perché solo una buca nel terreno e nessun rottame a testimoniare l’avvenuta caduta dell’aereo precipitato in Pennsylvania?

– Perché l’edificio numero 7 del World Trade Center crollò pur senza esser stato colpito da alcun aereo?

– Perché tutti e tre gli edifici del WTC caddero in verticale e tanto in fretta, senza rispettare le leggi della fisica e senza danneggiare gli edifici circostanti?

– Perché ancora tanti perché senza risposta?

Le famiglie delle quasi tremila vittime continuano a porre tali domande. Ma nessuno ha mai risposto loro. Né a tutti noi.

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La ragazza del titolo la scorgi solo nelle prime pagine del libro. Poi sparisce. Quindi impari a conoscerla, di necessità, per interposte persone. Quelle che la amano e la cercano. Ma non necessariamente insieme. E neppure coi verbi, amare e cercare, uniti da una comune identità e volontà di far luce su una sottrazione tanto inquietante.

La costruzione del puzzle è complessa, inaspettata e rapida. Come il passato della protagonista e delle figure a lei satellite.

Guillaume Musso non delude mai il lettore. Anzi, dopo “Central Park”, ci regala nuovamente suspense e adrenalina. Con la capacità di tratteggiare visivamente i luoghi della vicenda, da Parigi a New York. E di instillare dubbi intorno a granitiche certezze.

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