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Posts Tagged ‘New York’

Mi sono sufficienti le prime note della sigla del telefilm “Attenti a quei due” e le lancette temporali arretrano su me bambina nel tinello di casa, felice di vedere in azione i miei eroi preferiti, Tony Curtis e Roger Moore.

Con mia sorella ci contendevamo sempre la spartizione dei due perché, secondo le puntate e l’umore, preferivamo entrambe il bruno milionario americano Daniel Wilde o il biondo aristocratico inglese Lord Brett Sinclair. Ci piaceva, e ci piace ancora, quell’atmosfera amabile e leggera, ricca di humour sottile e scanzonato antagonismo, nonostante i “cattivi” da combattere. Avventure rocambolesche, mai davvero cruente, in cui il pericolo era sempre ammantato da umorismo.

Un tempo lontano. A cui si sottrae ora, garbato ed elegante come sempre, anche Roger Moore.

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Troppo facile. Davvero troppo facile adesso, a dieci anni dalla sua scomparsa, dire che le parole di Oriana Fallaci dopo l’11 settembre non erano poi così visionarie e fuori misura.

All’epoca la sua “Rabbia” e il suo “Orgoglio” apparirono politicamente scorretti. Quegli attacchi verbali, ad un Islam fagocitante coi suoi pensieri e modalità il resto del mondo, fecero il vuoto intorno a lei. Che fu, come sempre, intellettualmente onesta nell’affermare che non parlava più la giornalista ma “lo scrittore”. Quindi non solo fatti, ma anche tentativo di vedere oltre il momento contingente.

E adesso file di ex detrattori della Fallaci si ascrivono ai suoi spazi mentali. Troppo facile adesso.

PS: curioso che il “numero di uscita” dell’Oriana dalla vita terrena, il 15 settembre, sia tanto incredibilmente vicino al giorno oscuro di Ground Zero.

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Sono trascorsi 15 anni da quell’ecatombe di inizio secolo. Ma il tempo interno si è allungato stringendosi. Come quelle maglie temporali di cui dicono esser fatti i buchi neri dell’universo.

Da allora molto, quasi tutto è cambiato. Soprattutto in termini di percezione. L’11 settembre è divenuto espressione di orrore, di gesto (dis)umano impensabile. Perché l’umanità è da sempre, purtroppo e ahinoi, abituata ai morti di guerra sul campo e alle perdite umane per cataclismi. Ma che qualcuno, scientemente, potesse pensare e attuare di entrare con un aereo in un grattacielo, sventrandolo, ha registrato nelle teste di noi umani un 2.0 di incubo sovraumano. O sottoumano.

Dando sempre più margine, per tenere a bada ansie ancestrali, alla virtualità dissociata dalla realtà. Quella virtualità in cui le immagini, con un click, tornano indietro. Rewind.

A differenza della realtà. Che non prevede ripensamenti né riavvolgimenti. Ma solo lucidità versus opacità delle menti.

 

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“You know you cannot see yourself so well as by reflection” – Frida Escobedo, architetto

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Letterman logo

Dopo 33 anni di onoratissima carriera chiude i battenti il potente talk show statunitense.

Alla sua poltrona si sono seduti innumerevoli ospiti, dalla politica alla spettacolo. Non per essere incensati ma spiazzati. Dal mitico e geniale David Letterman. Una forza naturale. Fatta di capacità di monologare e dialogare, con uno stile sempre pungente e corrosivo. E con la città di New York a fargli amorevolmente da spalla.

Perché in realtà il “David Letterman Show” è stato essenzialmente un prodotto della Tv generalista newyorchese, con un ottimo script su cui la capacità di improvvisazione di Letterman ha trovato il “canovaccio” ideale per le sue “scorribande” serali. Diventando un modello di comunicazione televisiva, graffiante ma cortese, e soprattutto autoironico. Quindi difficile da replicare.

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manhattan

Rendo omaggio a quello che era lo skyline di New York.

Prima dell’inimmaginabile.

Per ricordare cosa ora manca.

Per non dimenticare.

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boston

La linea di fine maratona è lì a pochi metri. Un’esplosione, due. Fumo, fiamme, caos, morte.

La maratona è una corsa lunga e faticosa. Attentare sul finale di una tale corsa è doppiamente vigliacco.

Ma le ragioni di chi fa morte nell’ombra sono tali. Sempre.

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