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Posts Tagged ‘New York’

“Holden’s Central Park” – Photo by Ester Maero

Io abito a New York, e stavo pensando al laghetto di Central Park, quello vicino a Central Park South. Chissà se arrivando a casa l’avrei trovato ghiacciato, e se sì, chissà dove erano andate le anatre. Chissà dove andavano le anatre quando il lago gelava e si copriva di ghiaccio. Chissà se arrivava qualcuno in furgone che le catturava tutte quante per portarle in uno zoo o chissà dove. O se volavano via e basta.” – Da “Il giovane Holden” di J.D. Salinger

Di fronte al laghetto di Central Park con anatre e barchette e ponticello, tutto incorporato, ho ripensato al quesito metafisico del giovane Holden. Soddisfatta di aver potuto apprezzare quel mitico fotogramma scevro da neve e ghiaccio. Potendo così posticipare la soluzione invernale del letterario quesito.

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Andrew Tosh, “Topolino” – 2017

Il mitico Topolino compie 90 anni.

Il 18 novembre 1928 Walt Disney presentò per la prima volta al pubblico del Colony Theater di New York Il suo Mickey Mouse.

Famoso ad ogni latitudine, icona senza tempo, eroe amato dai bambini di qualsiasi età, Topolino è il fumetto in cui ciascuno ritrova il buonumore. Perché simbolo di simpatia e generosità, arguzia e ottimismo.

Un personaggio pop al top. Un brand che fa trend. Una piccola “bestia”, ma The Best.

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Steve McCurry, “Twin Towers 9/11” – 2001

– Perché nessun caccia americano quella mattina si avvicinò agli aerei dirottati come previsto dalla prassi?

– Perché nessun capo della sicurezza aerea fu mai indagato né rimosso dal proprio incarico?

– Perché non si trovò assolutamente nulla dell’aereo caduto sul Pentagono, se non un buco d’entrata e uno di uscita?

– Perché solo una buca nel terreno e nessun rottame a testimoniare l’avvenuta caduta dell’aereo precipitato in Pennsylvania?

– Perché l’edificio numero 7 del World Trade Center crollò pur senza esser stato colpito da alcun aereo?

– Perché tutti e tre gli edifici del WTC caddero in verticale e tanto in fretta, senza rispettare le leggi della fisica e senza danneggiare gli edifici circostanti?

– Perché ancora tanti perché senza risposta?

Le famiglie delle quasi tremila vittime continuano a porre tali domande. Ma nessuno ha mai risposto loro. Né a tutti noi.

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La ragazza del titolo la scorgi solo nelle prime pagine del libro. Poi sparisce. Quindi impari a conoscerla, di necessità, per interposte persone. Quelle che la amano e la cercano. Ma non necessariamente insieme. E neppure coi verbi, amare e cercare, uniti da una comune identità e volontà di far luce su una sottrazione tanto inquietante.

La costruzione del puzzle è complessa, inaspettata e rapida. Come il passato della protagonista e delle figure a lei satellite.

Guillaume Musso non delude mai il lettore. Anzi, dopo “Central Park”, ci regala nuovamente suspense e adrenalina. Con la capacità di tratteggiare visivamente i luoghi della vicenda, da Parigi a New York. E di instillare dubbi intorno a granitiche certezze.

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Chef Bourdain mi ha introdotto al culto del viaggio culinario, quello che permette di camminare, in punta di gusto, nella cultura di un luogo, insieme alla sua storia e alle sue usanze.

Ricordo la prima volta che sfogliai, e poi divorai, il suo “Kitchen Confidential”. Confidenze, appunto, intorno alla sua idea di cucina: gli attrezzi indispensabili, il cibo da non ordinare mai al ristorante, la mise-en-place standard, le padelle sul fuoco, i segreti succulenti di New York e quelli di Tokyo. E la sua idea di vita: “‘Kitchen Confidential’ – diceva nel 2011 – è arrivato quando stavo ancora seduto vicino a una friggitrice e dopo undici anni sento ancora l’odore del piano cottura e della piastra, che ancora dà forma al modo in cui vivo la mia vita“.

Merci Chef.

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Foto di Steve McCurry, 11 settembre 2001

Quel giorno ebbi la chiara percezione che era quello il mio dovere, che dovevo farlo, che ne andava della mia responsabilità di fotografo e di essere umano. Dovevo fotografare l’accaduto per creare una memoria degli eventi“.

Steve McCurry, fotoreporter statunitense

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Mi sono sufficienti le prime note della sigla del telefilm “Attenti a quei due” e le lancette temporali arretrano su me bambina nel tinello di casa, felice di vedere in azione i miei eroi preferiti, Tony Curtis e Roger Moore.

Con mia sorella ci contendevamo sempre la spartizione dei due perché, secondo le puntate e l’umore, preferivamo entrambe il bruno milionario americano Daniel Wilde o il biondo aristocratico inglese Lord Brett Sinclair. Ci piaceva, e ci piace ancora, quell’atmosfera amabile e leggera, ricca di humour sottile e scanzonato antagonismo, nonostante i “cattivi” da combattere. Avventure rocambolesche, mai davvero cruente, in cui il pericolo era sempre ammantato da umorismo.

Un tempo lontano. A cui si sottrae ora, garbato ed elegante come sempre, anche Roger Moore.

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