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Posts Tagged ‘New York City’

“Mentre ero lassù (guardando giù)” – Photo by Ester Maero

Ad un mese dalla mia avventura in terra newyorkese, tento di capire quanto abbia mutato il mio paesaggio interiore muovere i primi passi nel Nuovo Mondo.

Cosa ha significato per me mordere, gustare, digerire, assimilare la Grande Mela?

È stato l’incontro con un mondo in continuo movimento. Rigenerante però, mai delirante. Per la sensazione che tutto può accadere, in qualsiasi momento. E che ogni cosa forse è possibile.

Provando l’ebbrezza di sentirsi al centro del mondo insieme a chi ti sta intorno, in completa integrazione e con un culto speciale per la libertà. Senza mai invadere l’altro. Usi, cibi, costumi, parole a convivere pelle a pelle, in un energetico melting pot.

Un luogo in cui è forte l’esperienza di straniamento, quasi vivessi ogni ora su un set cinematografico. Che è pur vero, perché in ogni dove vedi pellicole già viste sbobinarsi: “Manhattan”, “Taxi driver”, “Harry ti presento Sally”, “Colazione da Tiffany”, “C’è posta per te”, “Il maratoneta”, “C’era una volta in America”.

Come se, anche essendoci dentro, in New York City, non ci credessi mai del tutto. Lo descrive bene il giornalista  del “New Yorker” Adam Gopnik: “Perfino quando ci stabiliamo qui a New York, in qualche modo questa città sembra sempre un luogo a cui aspirare”.Tra grattacieli, hot dogs, frenesia, potenzialità.

Uno stato della mente, come ho letto un giorno in un caffè. Uno skyline di energia emotiva.

“Mentre ero là (guardando da qua) – Photo by Ester Maero

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“NYC, ricordi riflessi” – Photo by Ester Maero

Al “New York City Memorial Stair Climb” tributo speciale ai pompieri morti nelle Torri Gemelle l’11 settembre 2001. Si tratta di una gara, tra più di quattrocento vigili del fuoco di tutto il mondo, a salire di corsa gli ottanta piani del grattacielo Wtc 3 con venti chili di peso in spalla, ovvero elmetto, bombole, attrezzi, respiratori. Come le squadre di quel giorno. Avendo da poco visitato il “9/11 Memorial” di New York, un mio pensiero a tutti i caduti di quella follia di inizio millennio.

Oggi è anche la giornata di un altro ricordo tragico. Settant’anni fa il Grande Torino, il gruppo degli “Invincibili”, periva a Superga nel volo di rientro da Lisbona. Se ne andava all’improvviso, in un pomeriggio fosco e temporalesco, una squadra di calcio scolpita nel ricordo di tutti, non solo dei suoi tifosi.

Ps: tributo personale a mia mamma, nel giorno che per me continua ad essere luminoso del suo genetliaco. Seppur nell’Altrove.

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Sembra escluso il collegamento tra l’incendio di Notre-Dame di Parigi e i mozziconi di sigaretta ritrovati in loco, ma gli operai che vi lavoravano hanno ammesso di aver fumato nonostante il divieto.

Due riflessioni. La prima. Nonostante il no, niet, non si deve, forbidden, vietato, interdit, sempre più persone scambiano il concetto di divieto con quello di consiglio.

La seconda è una riflessione – confronto sul divieto di fumo. Che a New York City è talmente in uso in ogni dove da considerare ormai il fumo pratica desueta. È vietato fumare anche in strada e nei parchi, e quasi nessuno tenta l’abuso perché, oltre che mal visto, una divisa solitamente si avvicina e ti sottolinea la tua contravvenzione.

A monito che l’applicazione della regola è necessaria tanto quanto la regola stessa.

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“Spring in NYC” – Photo by Ester Maero

A New York la gita “fuori porta” si fa senza lasciare “casa”. Semplicemente scegli il tuo parco preferito ed è Pasquetta.

La scelta è però determinante per la “gita”.

Si va infatti dal piccolo parco privato di Gramercy Park, di cui solo i residenti che si affacciano sul giardino possiedono le chiavi, al verde infinito di Central Park, in cui ogni angolo è nell’immaginario filmico di ciascuno.

Per chi vuole respirare aria di libertà, Battery Park con il lungofiume e lo sguardo su Lady Liberty. Per chi invece predilige l’atmosfera della vecchia New York e dei suoi primi grattacieli, Madison Square Park all’ombra del Flatiron Building.

Se ci si vuole rilassare in un ambient universitario sarà il Washington Square Park la meta ideale, anche perché la New York University considera questo parco come cortile del proprio campus. Se però si vogliono emulare i Presidenti nelle loro corse mattutine, l’Hudson River Park sorveglierà discreto i nostri passi.

Ovunque sia, ci si sentirà “a piedi nudi nel parco”.

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Da New York City un augurio affettuoso di Buona Pasqua a tutti i viaggiatori di espress451.

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“NYC e la convivenza degli opposti” – Photo by Ester Maero

New York è da tempo una città militarizzata, in cui chiunque si sottopone senza scomporsi né fastidiarsi ai controlli di sicurezza. Attivi anche nei luoghi di culto.

Ieri un uomo, volendo emulare l’incendio di Notre-Dame a Parigi, si è presentato con taniche di benzina all’ingresso della Cattedrale di Saint Patrick, pieno centro di New York City, lungo la 5th Avenue nei pressi del Rockefeller Center. Ad attenderlo la polizia privata che controlla tutti i fedeli all’ingresso.

Qualche ora dopo mi sono ritrovata in questa cattedrale neogotica dalle guglie che tentano di gareggiare in altezza coi vicini grattacieli. E tutto continuava come sempre.

Con canti sublimi a ricordare il Giovedì Santo dei cristiani. E la finitudine di tutti gli uomini. Non solo di quelli di buona volontà.

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“Notre-Dame a New York City” – Photo by Ester Maero

Da New York City dove mi trovo il mio pensiero è andato anche oggi alle profonde ferite di Notre-Dame de Paris.

E in qualche modo la mia frequenza vibrazionale è rimasta in collegamento, un Oceano di distanza, con l’Île de la Cité, attraverso un viaggio-omaggio alla Statua della Libertà, che proprio dalla Francia fu donata agli Stati Uniti d’America.

In segno dell’amicizia che lega i due popoli, e in solidarietà allo sfregio di una cattedrale simbolo di sacralità e bellezza per l’umanità intera, nella notte sia l’Empire State Building che la Freedom Tower hanno indossato, nelle loro luci, i colori francesi. Celebrando la fraternité ad ogni latitudine.

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