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Se alziamo per un momento lo sguardo dal nostro italico ombelico, leggi crisi di governo, e da quello pandemico mondiale, dobbiamo prendere atto di quanto le pratiche democratiche non siano per nulla scontate in varie latitudini.

E se il Myanmar, col suo colpo di Stato e l’arresto della leader e premio Nobel Aung San Suu Kyi, ci può apparire lontanissimo, Russia ed Egitto sono invece a noi geograficamente vicini.

La Russia, propaggine di quell’Europa portatrice di valori liberali, ha appena condannato Alexei Navalny, oppositore politico del governo Putin, a tre anni e cinque mesi di carcere. Migliaia i manifestanti fermati nei giorni scorsi, ma il Cremlino, sostiene che la mano dura della polizia è “legale e giustificata” quando ha a che fare con “teppisti e provocatori”. Così sono definiti quelli che la pensano diversamente da chi governa.

L’Egitto, l’altra riva sul comune Mediterraneo, ha prolungato ancora una volta di 45 giorni la custodia cautelare in carcere di Patrick Zaki, lo studente detenuto ormai da un anno con l’accusa di propaganda sovversiva. Quell’Egitto di Al-Sisi che dopo cinque anni ancora nicchia sulle responsabilità nell’omicidio di Giulio Regeni.

Ecco perché poi, riportando lo sguardo sul nostrano ombelico politico, torniamo a considerare fondamentali quei paletti democratici che spesso diamo per scontati. Seppur la crisi politica si stia avvitando su se stessa, rivelando forse anche una crisi di sistema.

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