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Posts Tagged ‘musica’

E in fondo sentire che niente finisce mai
È un tempo infinito il presente
Non passerà“.

Il testo è potente, l’interprete di classe, ma la sorpresa è il video. Disegni dai tratti acquarellati, sfumati, leggeri.

Un’educazione sentimentale al cubo.

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Mentre i nostri politici sono in pausa di riflessione, quindi flessi su se stessi a pensare chissà quali pensieri, noi proviamo a ricordare cosa sia oggi il nostro Paese.

Facendolo però con lo sguardo di un ragazzo tunisino ma, sorpresa, italiano. E col suo modo di musicare. Un rap 2.0, versi affettuosi all’Italia da un italiano.

Materia su cui riflettere per chi della polis, prima o poi, dovrà occuparsi.

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“Adesso è tutto ciò che avremo” – Diodato e Roy Pace

“Fare soldi per non pensare / Parlare sempre e non ascoltare” – Lo Stato Sociale

“Donna siete tutti e tu non l’hai capito” – Nina Zilli

“Senza pensarci pensami” – Ron/Dalla

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Video musicale del compositore Moby, anno 1999.

La capacità degli artisti di vedere avanti.

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Era il 1967 quando nacque la canzone “29 settembre”, il primo grande successo della coppia Battisti – Mogol, cantata dall’Equipe 84 con la voce di Maurizio Vandelli, che le diede un arrangiamento psichedelico. In modo tale che il suono si accordasse al sogno.

Un sogno lungo un giorno, il 29 settembre appunto, come ricorda lo speaker radiofonico nel testo.

“Seduto in quel caffè / io non pensavo a te”. E allora tutto é possibile, anche un nuovo amore, per quanto breve. Il tempo di un giorno, 29 settembre. Che è diventato però memoria collettiva, oltre quel sole che sorgendo aveva cancellato tutto.

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Perché questa canzone piace tanto, diventando il tormentone musicale dell’estate 2017?

Il ritmo è accattivante, ma sono i giochi di parole il marchio vincente di fabbrica Gabbani.

L’enigmistica è già nel titolo col cambio di vocale, granite/granate, ovvero il nostro liquido tempo che inghiotte tutto in un informe blob.

E la citazione dantesca del “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”, dopo aver detto che siamo “In fuga dall’Inferno”, è strepitosa.

Nel ritornello poi il gioco continua tra la stagione “estate” e l’interrogativo/imperativo “state”.

Questa è “Antologia della vacanza intelligente”, in cui “non partiamo mai, ci allontaniamo solo un po’ ” ,”non andiamo mai oltre le nostre suole”.

Il succo della vacanza nel pensiero “gabbano”? “Dietro le spalle, un morso di felicità / Davanti il tuo ritorno alla normalità”.

Allegro, sincero. Ma si respira aria di fine impero.

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Che la musica fosse associabile al sangue non poteva essere che di questo disgraziatissimo tempo storico.

Così un elemento armonico e gioioso e universale come la musica rischia di essere trascinato in un fiume orribile e doloroso in cui l’umanità perde di vista la bellezza dell’esistenza.

Che consiste anche del partecipare felici ad un concerto. Magari con un paio di orecchie per cerchietto. Perché si è ancora piccoli. E col sogno, adesso infranto, di diventare grandi.

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