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Posts Tagged ‘Musée d’Orsay’

Claude Monet - "La Pie" (1869)

Claude Monet – “La Pie” (1869)

Il mio Monet preferito è quello d’acqua dolce, pozza verde-blu di ninfee e calma interiore. Il Claude Monet del suo jardin a Giverny. Con le persone fuori dalla tela.

Perciò alla mostra torinese (peraltro tutta francese visti i prestiti del Musée d’Orsay) ho dovuto “accontentarmi” del Monet acqua salata, quello del mare/vele/riflessi ad Argenteuil. Quel Monet che, con pennellate all’apparenza scomposte, ti fa respirare e vibrare il suo “en plein air“.

Ma è un quadro senz’acqua, o meglio non in forma liquida, a lasciarmi sempre senza fiato. “La pie“, la gazza sulla neve che dalla staccionata sembra attendere lo spettatore, per poi guardarlo allontanarsi mentre lascia le sue impronte nel bianco.

Questo capolavoro presente alla mostra, con la sua gamma sfumata di rosa e azzurri a raccontare la luce della neve, invita chi osserva ad entrare in quel paesaggio di silenzio. E per una frazione di tempo eterno, mentre osservi diventi parte del dipinto. Con un effetto di magico incantamento.

Ps: Nota dolente della mostra la confusione e gli spazi ristretti per opere che necessitano “aria”, “plein air“. E’ lo stesso artista a dichiarare: “Gli altri pittori dipingono un ponte, una casa, un battello. Io voglio dipingere l’aria, la bellezza dell’aria in cui si trovano il ponte, la casa, il battello.

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Che occasione ghiotta quella di poter ammirare, sotto la Mole, tanti e tali quadri del grande Renoir.

La mostra allestita dalla  GAM di Torino, fino al 23 febbraio, raccoglie una sessantina di capolavori provenienti dal Musée d’Orsay e dal Musée de l’Orangerie, tra cui L’altalena, immagine della mostra stessa, Danza in campagna e Danza in città, ritratto quasi speculare di due mondi, Jeunes filles au piano, in cui la capacità ritrattistica del Maestro impressionista tocca uno dei suoi vertici, fino all’ultimo fondamentale capolavoro del pittoreLe bagnanti, vero testamento pittorico nonché modello di lì a qualche anno per La bagnante al sole del nostro Giorgio De Chirico, presente anch’esso alla GAM. 

Bellezza, luce, colore, realismo le parole delle tele di Pierre-Auguste Renoir, di cui il fratello Edmond diceva: “L’ambiente circostante esercita su di lui un’influenza enorme, si lascia trascinare dal soggetto e soprattutto dal luogo in cui si trova“.

Passione per quanto dipinge, che traspare dai suoi dipinti e che lo rende ancora oggi uno dei pittori più amati.

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Edgar Degas “La Famiglia Bellelli”, 1858-1869

Pensando al pittore francese Edgar Degas un subitaneo mondo di ballerine col tutù affolla il nostro immaginario.

E sono quelle che sfilano, inchinandosi a ringraziare il pubblico o provando un passo di danza,  per le sale della Palazzina Promotrice delle Belle Arti di Torino in una mostra davvero meritevole perché espone capolavori conservati al Musée D’Orsay di Parigi, alcuni di questi anche raramente spostati.

E’ il caso del ritratto della “Famiglia Bellelli”, meraviglioso nelle sue dimensioni che rendono a grandezza umana i quattro componenti della famiglia della zia paterna del pittore. Famiglia dell’incomunicabilità, resa attraverso gli sguardi di ciascuno che guarda nessuno, se non la primogenita che osserva compunta, come le sue mani, lo spettatore. E le donne di casa che appaiono ormai definitivamente lontane dal pater familias, raccontato quasi di sfuggita, a latere come la sua posizione. Con la piccola di casa a tentare, quasi in movimento, un’ultima, impossibile, riconciliazione. Perché, che non ci sia futuro, è raccontato dall’espressione assente e rassegnata della madre.

Un vero capolavoro questo dipinto, a cui sono particolarmente affezionata, rimandandomi alla visione che ne ebbi la prima volta al Museo di Parigi. In un altro tempo.

 

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Gae Aulenti, 4 dicembre 1927 – 1 novembre 2012

Ogni volta che se ne va qualcuno che ci ha reso più “belli” ci sentiamo sbiaditi.

Così con l’architetto/designer italiano Gae Aulenti, che ha reso famoso il nostro tratto inventivo all’estero, dall’allestimento del Musée d’Orsay a Parigi al  Museo nazionale d’arte catalana a Barcellona, lasciando tracce di sé anche sul suolo patrio, dalla ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia a quella del Palavela a Torino.

Ha creato anche oggetti eleganti di design, dalla lampada “Pipistrello” della Martinelli Luce, alla sedia pieghevole “Aprile” per Zanotta.

Molti i riconoscimenti, dalla Legion d’Honneur della Repubblica francese, alla presidenza dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Di recente le era stato conferito dalla Triennale il premio alla carriera.

L’esito della sua matita ha reso più bello il mondo intorno a noi. Ma da oggi i colori sono più cupi.

 

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