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Posts Tagged ‘Milano’

12 dicembre 1969, ore 16,37.

Milano, Piazza Fontana, sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Sette chili di tritolo, 17 morti, 87 feriti.

Cominciano gli “anni di piombo”. E la loro terribile scia di sangue, tensione, mistero. Con depistaggi, omissis, segreti di Stato, processi infiniti, sentenze capovolte.

Innocenza perduta per sempre.

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Aver perso in un sorteggio la sede italiana dell’Agenzia del Farmaco a favore di Amsterdam suona beffardo.

Si tratta di prestigio, soldi, indotto. E “giocarsela”, nel pareggio finale dei voti, alla monetina come fosse una semplice gara dilettantistica non fa ben sperare sulle capacità di scelta del Vecchio Continente.

Affidarsi poi alla sorte per il “farmaco”, “medicina” sì ma anche “veleno”, fa pensare all’antico adagio “in cauda venenum“. Che è quanto la sorte ci ha infine regalato sul finale di questo spareggio.

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Un grande scienziato, un grande uomo.

Un onore per l’Italia. Ora una perdita per il mondo intero.

Che il suo insegnamento, non solo di scienza, possa restare da esempio per l’umana comunità. E che la ricerca proceda sempre, come auspicava il Professore.

A lui la gratitudine di tutti.

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umbertoeco

Ne “Il secondo diario minimo” Umberto Eco costruisce uno dei suoi divertissement, immaginando possibili risposte di filosofi, eroi, artisti et affini alla semplice domanda che poniamo incontrando qualcuno, “Come va?“.

Ecco alcune di queste, per ricordarlo nella sua arguzia e levità:

-Icaro: “Uno schianto

-Ulisse: “Siamo a cavallo

-Omero: “Me la vedo nera

-Pitagora: “Tutto quadra

-Socrate: “Non so

-Noè: “Guardi che mare

-Gesù: “Sopravvivo

-Giuda: “Al bacio

-Erasmo: “Bene da matti

-Galileo: “Gira bene

-Darwin: “Ci si adatta

-Beethoven: “Non mi sento bene

-Bellini: “Secondo la norma

-Dracula: “Sono in vena

-D’Annunzio: “Va che è un piacere

-Pirandello: “Secondo chi?

-Picasso: “Va a periodi

-Agatha Christie: “Indovini

-Alice: “Una meraviglia

-Spielberg: “Bene, E.T.?

Ps: Alla stessa domanda “Come va?“, forse il Professor Umberto Eco risponderebbe: “Va, va, va …“.

Può la terra non essergli lieve?

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Claes Oldenburg and Coosje Van Bruggen "Leaning fork with meatball and spaghetti" - Arts&Foods Milano 2015

Claes Oldenburg and Coosje Van Bruggen “Leaning fork with meatball and spaghetti” – Arts&Foods Milano 2015

A pochi giorni dalla chiusura di Expo-Milano 2015 i bilanci appaiono positivi.

Il timore è che l’abbondanza di Expo, cibo-visitatori-numeri-spazi, possa risultare una semplice chimera, in cui “equo e solidale” resta uno slogan d’effetto ma non d’impatto concreto.

La speranza è che, oltre i bilanci, anche le bilance riguardanti il cibo nei Paesi più poveri possano davvero cambiare segno e peso.

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Espresso, americano, lungo, ristretto, doppio, macchiato. Ad ognuno il suo caffè.

Ogni giorno se ne bevono ben due miliardi di tazzine. Forse oggi qualcuna in più.

L’Organizzazione internazionale del caffè ha infatti ufficializzato per il 1° ottobre 2015 la prima “Giornata Internazionale del Caffè”, promuovendo tale Coffee Day a Milano nell’ambito di Expo 2015.

Ah, l’aroma di caffè! Come dice lo scrittore Erri De Luca, “a riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco“.

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A pochi giorni dall’apertura Expo 2015, siamo al filo spinato. Lo ha dichiarato alla conferenza stampa sulla sicurezza il commissario unico Giuseppe Sala : “Metal detector, filo spinato e 750 vigilantes per sicurezza Expo“.

E così, nel 2015, per garantire la sicurezza ad una delle manifestazioni mondiali più attese, non ci resta che piangere. Oppure il ricorso a quel tipo di recinzione che rimanda a luoghi di reclusione, in cui si “spina” il filo per evitare l’uscita, se non dolorosa, a chi/quanto è “dentro”.

Allontanando di fatto l’idea della festa.

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E’ stato uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo, da La Scala di Milano, alla Staatsoper di Vienna, all’Orchestra Filarmonica di Berlino. Ma Claudio Abbado si è caratterizzato per l’opera volta a valorizzare giovani talenti attraverso la creazione di nuove orchestre, come la European Union Youth Orchestra, la Chamber Orchestra of Europe, la Mahler Chamber Orchestra, la Orchestra Mozart.

E aveva un sogno nel cassetto: «Vorrei che si affermassero sempre più le convinzioni che ispirano il nostro modo di lavorare: studiosi, politici, artisti, organizzatori, responsabili e semplici cittadini possono, insieme, determinare una reale collaborazione tra arte, scienza ed etica». Con lui tanti di noi, colpiti dalla sua richiesta di “cachet in natura”: nel 2008 cercò di “scambiare” un suo ritorno a La Scala con 90 mila alberi per Milano. Non se ne fece nulla. Troppo rivoluzionario.

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Daniel Barenboim conducts Beethoven’s Choral Symphony

Purtroppo negli ultimi tempi troppe persone vivono senza mai nessun contatto con la musica. La musica è finita in una torre d’avorio, puro piacere estetico per pochi eletti. Mentre invece dovrebbe essere prima di tutto educazione alla vita. Se impari a “pensare la musica” capisci tutto: che il tempo può essere oggettivo e soggettivo, la relazione tra passione e disciplina, la necessità di aprirsi agli altri.

Daniel Barenboim, direttore d’orchestra (Direzione del “Lohengrin” di Wagner al Teatro alla Scala di Milano dal 7 al 27 dicembre 2012).

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Comincia oggi a Milano al Cartoomics la mostra itinerante “Cinquant’anni vissuti diabolikamente” per celebrare il mezzo secolo di Diabolik, il ladro più famoso del fumetto italiano, nato dalla matita delle sorelle Giussani, Angela e Luciana.

Proprio a Milano Angela ebbe l’intuizione, osservando tutti i giorni i pendolari che transitavano per la Stazione di Milano Cadorna, vicino a cui viveva, di realizzare un fumetto con un formato “tascabile”, facilmente fruibile nella lettura e nel trasporto per chi viaggiava. La scelta tematica cadde poi sul “noir” in seguito ad un’indagine di mercato che segnalava i romanzi “gialli” come la lettura prediletta in viaggio.

Così Angela, che aveva fondato la casa editrice Astorina col marito editore Gino Sansoni, cominciò a scrivere la prima storia prendendo spunto dal personaggio letterario di Fantomas, e nel novembre 1962 nasce il personaggio di Diabolik con l’albo “Il re del terrore”. Dopo poco anche Luciana si unì all’impresa editoriale della sorella.

La mostra, che dopo Milano “viaggia” a Napoli, Cremona e Lucca, per rientrare infine a Milano in novembre, racconta tutto il background di uno dei ladri più famosi di tutti i tempi, ricordando anche il suo padrino, l’attore Robert Taylor che ispirò la fisionomia di Diabolik col suo sguardo magnetico, nonché la compagna di vita Eva Kant la cui madrina d’eccezione fu Grace Kelly, e il nemico di sempre, l’ispettore Ginko riconoscibile per le sue cravatte regimental a righe. Curioso che Diabolik, italiano di nascita, sia poi espatriato per le sue avventure nella cittadina fittizia di Clerville, un po’ Parigi e un po’ Marsiglia.

Inconfondibile l’auto di Diabolik, la Jaguar E, e le “maschere” in resina modellabile che gli permettono di riprodurre alla perfezione i lineamenti di un volto umano, portando così a segno i suoi colpi. La sua filosofia di vita? Rubare denaro e gioielli. Scrupoli morali? Mai, nè lui nè la sua compagna Eva Kant, perché le vittime sono solitamente ricche famiglie, banche o altri personaggi criminalmente arricchiti. Modus operandi?Agiscono sempre con estrema sicurezza e freddezza. Perché rubare? Per vivere una vita agiata e per finanziare nuovi e sofisticati metodi per le future rapine, quasi irreali da un punto di vista tecnologico ma di forte impatto emotivo.


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