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Posts Tagged ‘Mediterraneo’

Toni Morrison (Photo by Timothy Greenfield-Sanders/Corbis via Getty Images)

In tempi così oscuri per i diritti dell’uomo, ricordare Toni Morrison, prima donna afroamericana a ricevere il Nobel per la letteratura, è un imperativo categorico.

Discendente di persone schiavizzate, fin da piccola provó sulla sua pelle, non solo in senso metaforico, il significato barbaro della parola “razzismo”. Non è un caso che nel suo primo romanzo “L’occhio più azzurro”, indagando sul tema a lei caro dell’identità, narri di una bambina nera, povera e abusata dal padre, che sogna di avere gli occhi azzurri per somigliare ai bianchi.

La sua opera più famosa, “Amatissima (Beloved)”, Premio Pulitzer 1988, è il racconto di una giovane donna di colore che fugge dalla schiavitù prima dell’inizio della Guerra civile. Uccidendo la figlia piuttosto che farle vivere gli orrori della segregazione.

Storia che ricorda alquanto quanto sta avvenendo nel Mediterraneo, con l’avallo dei governanti dei Paesi detti “avanzati”. Forse nel senso di “residuali”.

Toni Morrison è stata parte del Grande sogno americano, quello della giustizia e dell’armonia tra i popoli. Le sue parole restano una lezione di saggezza per tutti noi. Soprattutto ora.

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Non so voi, ma io mi sono stancata di sentir dire che la Libia è porto sicuro.

Pazienza le chiacchiere da bar, tram, piazza et affini. Proclamato però a gran voce da figure istituzionali no, non ci sto.

Che la “faccenda” migranti sia tutt’altro che facilmente risolvibile, evitando banali buonismi e assurdi cattivismi, è un fatto lapalissiano. Altro però sono le fake news, costruite ad arte per “scaldare” le masse, negando fatti oggettivi e incontrovertibili. A detta delle stesse organizzazioni internazionali, quali ONU  e Unhcr. O non valgono neppure più quelle perché non votate dal popolo?

I campi profughi libici tutto sono fuorché un luogo sicuro. Chiedersi perché molte delle donne in arrivo siano incinte è una domanda logica da porsi, che porta come conseguenza diretta agli stupri perpetrati di consuetudine sul genere femminile, e non solo, nei campi di detenzione della Libia. Definito però “porto sicuro”.

Forse è ora che la coscienza civile si ribelli, dicendo basta almeno alle fake news. Cominciamo da lì. Un’informazione oggettiva e seria, che su alcuni paletti non transiga. Se un luogo è oggettivamente nero non si può ammettere che venga raccontato come bianco.

Tutto il resto, decisioni e spartizioni, è successivo.

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Vignetta di Makkox

Ancora migranti morti nel “Mare nostrum”. Che di “nostro” ha solo più l’indifferenza.

Il Mediterraneo degli anni duemila rischia così di essere tramandato solo quale mare di morti. Con tesori perduti sui suoi fondali, come ha tratteggiato di recente il disegnatore Makkox.

Lo spunto è arrivato dal libro “Naufraghi senza volto” di Cristina Cattaneo, medico legale che ha raccontato di quei “tesori” trovati addosso ai corpi dei migranti annegati: una pagella scolastica, un sacchetto di terra patria, una tessera di biblioteca.

Perle rare, sprofondate in mare.

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Le parole sono veicoli di comunicazione. Non sempre consapevole.

Il termine “crociera”, usato in modo allegro e decontestualizzato dal ministro degli Interni per descrivere il travagliato viaggio della nave Aquarius, porta inscritto il “crociare” marinaresco, l’incrocio appunto delle rotte. Ma ogni “incrocio” è dato dall’intersecarsi di linee, tali da formare una “croce”, il simbolo cristiano per antonomasia.

E così dalla “crociera” dei migranti si giunge in breve alla “crociata” dei politicanti.

Ps: curioso che nell’antichità la “crociata” avesse l’intento di forzare i blocchi dei porti orientali.

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Serge Doceul, “La mer à la pointe du Kador (Morgat)”

Comunque la si guardi non c’è un vincitore.

Perché la vicenda “Aquarius” ha scoperchiato un vaso di Pandora. Che era malamente nascosto tra le sabbie ipocrite e mobili del mare nostrum.

Non vince l’Europa, che sta evidenziando profonde divisioni e sostanziali differenze. Politiche e umanistiche.

Non vince la diplomazia, ormai dimenticata a favore di battute ad effetto, accuse pretestuose ed epiteti offensivi.

Non vince la politica, non più praticata nella sua arte di visioni sul futuro perché costretta al tempo breve di un tweet.

Non vince il volontariato, tacciato di possibili utili affaristici intorno al soccorso.

E soprattutto non vince il migrante che, dopo aver attraversato a fatica schegge di mare, ritrova intorno a sé schegge di sale.

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Mi sono ritrovata a tu per tu, poca acqua tra noi, con un “Polmone di mare”, alias la medusa più grande del Mediterraneo.

Mi sono bloccata. Per il timore, ovvio. Le sue dimensioni notevoli e i suoi tentacoli occupavano ampia parte del mio specchio d’acqua.

Ma, ripensandoci, il mio rimanere per qualche secondo immobile davanti a lei fu per effetto di un incantamento. Quello mitologico che rendeva di pietra chi incrociava il severo sguardo della Gorgone.

In questo caso il suo liquido respiro.

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Che il referendum pro muro anti-migranti dell’Ungheria di Orban non abbia raggiunto il quorum è un segnale forte con cui rendere omaggio a tutte le vittime migranti del Mediterraneo.

Ora è tempo di azioni concrete per far cessare il “Fuocoammare”.

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