Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘luna’

Sono trascorsi cinquant’anni dall’arrivo dell’uomo sulla Luna. Ma l’abbiamo desiderata dalla notte dei tempi. Guardandola, cantandola, dipingendola. Volendola.

Perché ci gira intorno, dandoci la misura delle cose. Dal mensile calendario terrestre alla dimensione dello spazio extraterrestre. E a lei, alla silenziosa luna leopardiana, rivolgiamo i nostri pensieri più intimi, seppur universali.

Forse per questo quel 20 luglio 1969 tutti si sono sentiti parte della missione Apollo 11. E Neil Armstrong, con quella mitica impronta sul suolo lunare, è divenuto così il simbolo della possibilità di far avverare i sogni. Di volere la luna e averla. Almeno in parte.

Read Full Post »

Spaventosa macchina“. Così il giornalista de “La Stampa” Luigi Barzini definì la TV italiana ai suoi esordi, il 3 gennaio 1954.

Tra breve, senza dubbio, – disse – l’apparecchio sarà letteralmente ovunque, dove ora sono radio-riceventi , in parrocchia, nello stabilimento di bagni, nelle trattorie, nelle case più modeste. La capacità di istruire e commuovere con l’immagine unita alla parola e al suono è enorme. Le possibilità di fare del bene o del male altrettanto vaste. L’Italia sarà inun certo senso, ridotta ad un paese solo, una immensa piazza, il foro, dove saremo tutti e ci guarderemo tutti in faccia”.

E così è stato. Riconoscendoci come comunità nelle tragedie, dal rapimento e assassinio di Aldo Moro agli attentati contro i giudici Falcone e Borsellino, dal disastro del Vajont all’alluvione di Firenze, dalla disgrazia di Alfredino Rampi al terremoto di Amatrice. Una parte, non certo per il tutto. Fino alle impensabili immagini del crollo delle Torri Gemelle di New York.

Ma ci siamo riconosciuti anche nelle conquiste collettive, da un primo piede umano sulla Luna a quelli calcistici italiani da “Campioni del mondo”. Insieme ad elezioni di Papi entrati nella Storia e a spezzoni di spettacolo, dal “Tuca Tuca” a “Rischiatutto”, entrati nel nostro immaginario collettivo.

Una “spaventosa macchina” di registrazione del Tempo.

Read Full Post »

Setaccio la luce per non fare rumore“, scrivevo una manciata di lune fa. Ricordi?

Continuo a setacciare luce. Per afferrare brandelli di tempo. Senza smarrirmi troppo.

In assenza di mappe. In assenza. Evanescente presenza.

A mamma Marisa

Read Full Post »

Questa sera, dalle 21.30 e per quasi due ore, eclissi totale di Luna, la più lunga di tutto il ventunesimo secolo. Il nostro satellite apparirà rosso, illuminato dai raggi solari rifratti dalla nostra atmosfera.

Ma non è tutto. Visibile e rosso pure Marte, nonché altri tre pianeti, Venere, Giove e Saturno. Previsto, intorno alle 21, anche il passaggio della Stazione Spaziale internazionale.

Un notturno Luna Park del cielo, nella fiera di se stesso.

Il firmamento illuminato, con orario continuato.

Read Full Post »

luna1

Guardo la luna e ripenso al nostro racconto tra cielo-vita-stelle.

E a quel Leopardi che ancora recito, un po’ più sola.

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / Silenziosa luna?“.

Quella domanda narrata a te dalla tua nonna, a me figlia da te mamma.

Filo di ricordi, ricordi sul filo…

Ne tengo ancora un capo“, recitava il Poeta.

Trattieni il tuo, di filo, mamma. Teso intorno alla nostra luna.

Che sia visibile, anche da qui.

Read Full Post »

Houston, qui Base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata.

Queste le prime parole di Neil Armstrong al momento dell’allunnaggio del Lem della missione Apollo 11. Era il 20 luglio 1969.

Sette ore più tardi l’astronauta uscì dal modulo lunare “Eagle” e la sua impronta sul nostro satellite divenne Storia. Come disse Neil: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l’umanità.”

Forse da oggi la Luna è un po’ più sola. Nonostante quell’iconica impronta.

Read Full Post »

“C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire «Ecco cos’ero prima di nascere». Non so se vengo dalla collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era la figlia dei padroni di un palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello, da Neive o perché no da Cravanzana. Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.

“La luna e i falò” di Cesare Pavese


Read Full Post »