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Posts Tagged ‘Londra’

Che un incidente possa accadere sta nell’ordine delle umane cose. Altro è quando le responsabilità istituzionali sono lapalissiane.

Può una costruzione civile non avere i requisiti minimi di sicurezza solo perché edilizia “popolare”? Gli estintori antincendio non dovrebbero essere una salvaguardia per tutti? Le scale di sicurezza, nel mondo 2.0, sono ancora un optional? Possibile che la ristrutturazione pubblica di un edificio anni ’70 preveda essenzialmente il posizionamento di pannelli in plastica sulle pareti esterne?

Domande che sembrano riguardare il nostro piccolo e antico mondo italico, che si sa, ce lo diciamo spesso, fa acqua da tutte le parti. Ma forse meno che altrove.

Perché guardando quel palazzo in fiamme, la Grenfell Tower, si fa fatica a credere che sia nella moderna e futuristica Londra. Tanto più che nel suo Dna la capitale britannica porta inscritto il Grande Incendio del 1666 che distrusse quasi per intero la città. Sob!

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Nel tempo 2.0, quello social & terrorist, un evento pubblico porta ormai con sé, sottotraccia, un’ansia strisciante per qualcosa di pericoloso che può accadere. Così qualsiasi rumore o voce o spostamento, seppur minimo, deflagra su quella paura sottile trasformandola immediatamente in panico. L’effetto domino fa il resto. Fuggi fuggi scomposto, e l’uomo si fa mandria. Corre senza fermarsi, travolgendo tutto ciò che incontra. Compresi i suoi simili.

Così è avvenuto nel cuore di Torino, di fronte ai maxischermi posizionati in Piazza San Carlo (scelta discutibile) per la finale di Champions, Juventus versus Real Madrid. Oltre 1500 tra contusi e feriti, di cui alcuni gravi. Il pensiero va ad un’altra finale bianconera di Champions, allo stadio Heysel di Bruxelles e al suo tributo di sangue.

Ma nel tempo 2.0 social & terrorist le notizie globali si spostano velocemente e il Big Eye è sul London Bridge. Ancora un attacco terroristico nella capitale britannica. In un “normale” sabato sera, terrore tra strade e ristoranti, con accoltellamenti, urla, sbigottimento, vittime, feriti, polizia in assetto di guerra.

Così la nostra angoscia si rinforza. A tal punto da farci tracimare anche da soli. Ad ogni frullo d’ali.

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Mi sono sufficienti le prime note della sigla del telefilm “Attenti a quei due” e le lancette temporali arretrano su me bambina nel tinello di casa, felice di vedere in azione i miei eroi preferiti, Tony Curtis e Roger Moore.

Con mia sorella ci contendevamo sempre la spartizione dei due perché, secondo le puntate e l’umore, preferivamo entrambe il bruno milionario americano Daniel Wilde o il biondo aristocratico inglese Lord Brett Sinclair. Ci piaceva, e ci piace ancora, quell’atmosfera amabile e leggera, ricca di humour sottile e scanzonato antagonismo, nonostante i “cattivi” da combattere. Avventure rocambolesche, mai davvero cruente, in cui il pericolo era sempre ammantato da umorismo.

Un tempo lontano. A cui si sottrae ora, garbato ed elegante come sempre, anche Roger Moore.

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Ancora. Un nuovo attacco. Un’altra ferita.

Questa volta al cuore di Londra. A quel Parlamento che pulsa democrazia per tutti. Un simbolo potente. Di istituzioni, leggi, uguaglianza, confronto.

Lo sfregio umano e immaginifico a Westminster colpisce tutti noi. Ma non solo da europei. Ancor più ci ferisce da cittadini del mondo.

Memori di quanto diceva sir Winston Churchill, vicino alla cui statua é avvenuto l’attacco: “Fanatico é colui che non può cambiare idea e non intende cambiare argomento.

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Sadiq Khan, neo sindaco di Londra nonché primo sindaco musulmano in una città europea, aveva e ha i suoi detrattori a dritta e a manca.

Gli islamofobici vedono nella sua ascesa gli inizi della sottomissione europea all’Islam, quella già paventata da Oriana Fallaci e descritta da Michel Houellebecq. Gli islamici oltranzisti gli contestano invece la sua dottrina tiepida, in nome di un laicismo moderato pur praticando la fede islamica.

Eppure Sadiq Khan ha vinto. Ovvero la maggioranza dei londinesi, un popolo misto da tempo esempio di multiculturalismo, ha scelto Khan per guidare la più grande metropoli europea.

Dando così, a tutti noi europei, un’indicazione di rotta per il futuro stesso del vecchio continente.

Concepita a suo tempo sulle acque del Mediterraneo, l’Europa sarà infine liquida ed integrata. Proprio come il mare. Senza muri, all inclusive.

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"Queen Elisabeth's portraits" by Andy Warhol (1985)

“Queen Elisabeth’s portraits” by Andy Warhol (1985)

Il 21 aprile 1926 nasceva colei che sarebbe diventata la più longeva sovrana del Regno Unito, la Regina Elisabetta II.

Le celebrazioni, sobrie come nel suo stile, si faranno più evidenti in giugno con “Trooping the colour”, la storica parata militare a cavallo, e un grande picnic collettivo per le strade di Londra.

Per intanto Sua Maestà accenderà a Windsor la prima delle mille torce che illumineranno per l’occasione tutto il Regno Unito.

God save the Queen.

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mr.holmes

Film sulle occasioni perdute. E in parte ritrovate.

Uno Sherlock Holmes inaspettato, smemorato e apicoltore, interpretato magistralmente da Ian McKellen.

Con una straordinaria capacità di raccontare i vuoti di memoria attraverso le rughe del volto e dello sguardo.

L’eleganza e la solitudine di Londra, la libertà e le possibilità della brughiera inglese, e qualche frame cerimonioso e riflessivo di un Giappone stanco.

Come Mr. Holmes. Che però sa decifrare i segnali delle api. Dando la svolta ai suoi pensieri interni. E agli accadimenti esterni.

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