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Posts Tagged ‘Life on Mars?’

María Hesse Ilustración

Tre anni senza l’uomo delle stelle.

Con quel suo pulsare geniale e surreale.

Hallo Spaceboy.

 

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Ellen von Unwerth, Kate Moss and David Bowie, 2003 © Ellen von Unwerth

Il 10 gennaio del 2016 David Bowie, l’uomo delle stelle, tornava al suo pianeta etranger.

Mi piace ricordarlo con questa fotografia di Ellen von Unwerth che lo ritrae insieme a Kate Moss, foto da poco riapparsa alla mostra di Camera a Torino “Arrivano i paparazzi”. Qui non solo si erge a protezione della Moss, ma sembra quasi voler sfuggire all’im-pressione fotografica. Come se dovesse evitare di lasciare tracce visive del suo passaggio terreno di “straniero”. Seppur le mnestiche tracce sonore del suo esser stato tra noi terrestri siano del tutto intatte e incorruttibili.

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David-Bowie

In molti lo consideravamo l’extraterrestre, “L’uomo che cadde sulla Terra“, quindi immortale. Anche se David Bowie l’aveva rivelato, “Ziggy Stardust” non è l’uomo delle stelle ma il messaggero terreno delle stelle. Un messaggero che torna nel suo ultimo video, “Lazarus“, video predittivo del “viaggio” che si preparava ad affrontare. “Guardate qui, sono in Paradiso“, canta il Duca non solo Bianco ma diafano, con voce più roca e graffiata. Un autentico testamento, non solo artistico.

Già nel “firmamento” degli artisti di caratura eccezionale, ora il “Duca Bianco” diviene comunque “L’uomo delle stelle”. Parte di quel mondo “Altro” e “Alto” da cui fu sempre attratto, musicalmente, si pensi a “Space Oddity” in cui il viaggio spaziale di Major Tom riguarda anche l’alienazione o all’ultimo album “Blackstars” in cui i colori sembrano definitivamente oscurarsi, ma anche spiritualmente. Il suo ritiro nel 1967 tra i buddisti rimase in lui uno degli insegnamenti fondamentali: “La lezione che ho probabilmente imparato più di qualsiasi altra cosa è che la mia soddisfazione viene da quel tipo di investigazione spirituale. E questo non significa che voglio trovare una religione a cui aggrapparmi, significa cercare di trovare la vita interiore delle cose che mi interessano“.

Sperimentazione sempre, creatività, camaleontismo, uso sapiente della voce sì, ma anche del corpo in vista dell’azione scenica. E l’aura di leggenda intorno, lui stesso Leggenda del rock, dalle iridi diverse (in realtà una midriasi permanente per un pugno ricevuto da adolescente) all’algida androginia, dall’amicizia con Andy Warhol (da lui interpretato nel film “Basquiat“) al matrimonio con la modella somala Iman.

Negli anni ’80 David Bowie chiedeva, con “Let’s dance“, di ballare. E io, con altri, ti abbiamo ballato e amato a dismisura. Nelle note, nei gesti, e in quello sguardo, spesso Altrove. Quell’Altrove che ora tu sai, “uomo delle stelle”, continuando la tua ricerca.

Ora per noi mortali è il vuoto di te. Parafrasando Montale, sarà il vuoto ad ogni tuo suono senza il tuo esserci.

Goodbye David Bowie.

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