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“Cuori selvaggi” è il tema dell’edizione 34 del “Salone Internazionale del Libro di Torino, la più ampia di sempre, negli spazi e nella prospettiva sul futuro. Proprio a partire da quell’associazione insolita, “Cuori selvaggi”, ma dovuta perché i tempi sono inquieti, gonfi di paure e speranze, e quindi non possiamo che augurarci sensibilità indomite a dettare il nuovo ritmo, denso di sconosciuto e libertà.

Cominciamo perciò dai libri, oggetti sempre, e sempre più, preziosi per costruire un sostenibile mondo interiore che ci permetta di essere in grado di “sostenere” appunto la presenza dell’altro senza barriere mentali e fisiche. Con più attenzione attiva e concreta all’intero globo terraqueo e ai suoi abitanti. Soprattutto a quelli piccoli, fragili, ultimi.

Siano perciò i libri la nostra valigetta degli attrezzi per esplorare il mondo. Con un unico apparato bellico al seguito, le storie che hanno formato i nostri pensieri, da Ulisse a Pinocchio, da Amleto a Gulliver, da Orlando a Sandokan, da Emma Bovary a Mattia Pascal. Un autentico condensato di umanità, un vademecum per il nostro finitimo viaggio.

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Salone del Libro, ovvero di un gioco antico e sapiente.

Questa volta la Fiera si manifesta, ma senza l’attesa molestia.

Volume su volume, mi immergo in un cartaceo fiume.

Storie a puzzle, incastro, cornice. Comunque sia, esploro felice.

Epica, Dramma, Risata, Poesia. La carta che vince è la fantasia.

Calembour a parte, la trentaduesima edizione del Salone del Libro di Torino ha presentato una pagina più parlata, quasi urlata, più che scritta. Contravvenendo in parte alle regole del gioco-libro, che richiede un passo di avvicinamento a tratti felpato. Per inoltrarsi nel terreno inesplorato con mente curiosa e cuore aperto. Così che novità ed emozioni possano primeggiare, violando posizioni preconcette. E scrollando ruggine dai soliti pensieri.

Ps: La mia personale “caccia al tesoro”, sempre ammantata di serendipity, mi ha condotto ad un metalibro condito di cibo, “Colazioni d’autore” di Petunia Ollister. Dove ogni libro fa colazione coi suoi dolci preferiti. Qualche esempio? “Il grande Gatsby” con eleganti muffin al limone, “Il giovane Holden” con casalinghe uova e bacon, “La donna della domenica” con raffinati baci di dama.

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La città di Torino in questa settimana è assorta in ogni dove nella lettura. Almeno questo è l’intento dell’iniziativa che ruota intorno alla filiera del libro, dalle Biblioteche all’Università, dal Salone del Libro al Circolo dei Lettori.

Allora tutti tra le pagine di un libro, in un cammino che regala comunque paesaggi inediti. Anche su se stessi.

Suggerisco un libello di Marco Balzano, “Le parole sono importanti”, per soffermarci con ritrovato piacere e pensiero sulle parole appunto, che tanto di noi trasportano. Infatti, come ci ricorda lo scrittore, “La ‘parola’ è una ‘parabola’, un suono che fa un percorso da chi lo pronuncia a chi lo ascolta. Non si parla a sé stessi, si parla sempre a qualcuno, anche quando parliamo da soli“.

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Tiziano Vecellio "Caino uccide Abele" (1544) - Basilica di Santa Maria della Salute, Venezia

Tiziano Vecellio “Caino uccide Abele” (1544) – Basilica di Santa Maria della Salute, Venezia

Il Professor Umberto Eco avrebbe forse apprezzato questo calembour.

“Caino uccide Adele”, forse perché invidioso del successo della cantante inglese.

Ma il calembour è tale se riconosci il suo multiplo gioco. Se invece è inconsapevole perché di Caino, e dei suoi misfatti familiari, proprio non sospetti l’esistenza, allora cos’è? Non so, sospendo il giudizio. Però accade. Liceo, tema, titolo dettato, citazione sulla lettura: “Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

Il più sospirato “sob” scaturisce in me ripensando all’autore di tale aforisma.

Già, sei tu Professor Eco. Doppio sob. Avevi ragione a definire tale tempo con le incomprensibili parole del Pluto dantesco: “Pape Satàn, pape Satàn aleppe“.

E così sia.

Ps: Illogica per illogica, perché scegliere un tema di cui non conosco una parte, quando ne ho altri due a mia disposizione? Forse perché uno contemplava altri due personaggi, e non di soap, Ettore e Andromaca (chi sono costoro?), e l’altro il livello elementare e afasico del linguaggio giovanile. Già.

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libri (1)

E’ diventato un autentico albero il Salone del Libro di Torino.

Sotto le cui fronde cartacee ama sostare chi considera i libri sostanziosi e affettuosi compagni di vita.

Le radici, come sempre, non si vedono, ma sono quelle su cui oggi il Salone cammina sicuro.

E chi legge cammina sereno. Nonché meno solo.

 

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SALONE-2013

Silenzio, si legge. Parlano le idee.

Ps: una chicca per chi ama perdersi tra i libri del Salone è l’ultimo libro di Margherita Oggero, “Perduti tra le pagine”. Una favola moderna con tre bimbi che si “perdono” tra gli stand del Salone trovando l’amicizia, e con gli adulti che finalmente fermano la “giostra” quotidiana su cui vorticosamente girano.

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