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Posts Tagged ‘letteratura’

E così questo virus subdolo e malefico è riuscito a sottrarci anche lo scrittore cileno Luis Sepulveda e la sua capacità di regalarci sogni, attraverso storie di animali e di uomini. Ricordandoci sempre il valore della libertà, lui ingiustamente incarcerato sotto il regime di Pinochet e poi esule.

«Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali» miagolò Zorba. La gabbianella spiegò le ali. I riflettori la inondavano di luce e la pioggia le copriva di perle le piume. L’umano e il gatto la videro sollevare la testa con gli occhi chiusi. «La pioggia. L’acqua. Mi piace!» stridette. «Ora volerai» miagolò Zorba. «Ti voglio bene. Sei un gatto molto buono» stridette Fortunata avvicinandosi al bordo della balaustra- «Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo» miagolò Zorba.

Ecco, Sepulveda era il gattone Zorba, che ha insegnato a ciascuno dei suoi lettori a volare/sognare come una gabbianella felice. “Fortunata” appunto, come la sua.

Il gatto Zorba e la piccola Fortunata in una scena di ” La gabbianella e il gatto ” , il film italiano d’animazione di Enzo D’Alo’, dal romanzo di Luis Sepulveda.

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“Sono convinto che la letteratura, la buona letteratura sia un antidoto al fanatismo. La letteratura è cugina del gossip. Il gossip a sua volta è il risultato della nostra volontà di guardare dentro le finestre degli altri per sapere come vivono, cosa mangiano. La letteratura però fa un passo in più: non solo vuole vedere cosa c’è dentro la finestra altrui, ma indaga su che cosa si vede da quella finestra. La letteratura permette cioè di assumere lo sguardo altrui sul mondo. Un persona capace di vedere se stesso o l’universo con gli occhi degli altri non può essere un fanatico, perché una persona così sa che ci sono tanti modi di vedere e leggere la realtà. Un uomo o una donna che frequenta la letteratura sa che non esiste un solo linguaggio.”

Amos Oz, scrittore israeliano (Gerusalemme 4 maggio 1939 – Tel Aviv 28 dicembre 2018)

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Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui.” – Da “La macchia umana” di Philip Roth

Scandaloso in “Lamento di Portnoy”, Premio Pulitzer con “Pastorale americana”, a lungo vicino al Nobel, Philip Roth è stato scrittore di razza. Raccontando, in modo superbo e impietoso, il mondo americano. Attraverso ansie, desideri e ossessioni dell’animale Uomo.

Ecco perché il “seme” che ci lascia è molto più che una “macchia umana”.

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Gli scrittori fanno metà del lavoro, l’altra metà la fa il lettore“.

Javier Cercas, scrittore spagnolo

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Vent’anni fa vinceva il Premio Nobel per la letteratura la poetessa polacca Wislawa Szymborska, divenuta popolare per un suo verso: “Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”.

Continuo a sentire forte il battito empatico di quel verso quando ritrovo schegge di me in quel tempo senzatempo in cui mia mamma, pur lasciandomi, mi lasciava il suo cuore.

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A cento anni dalla sua morte, avvenuta il 9 agosto 1916, la lezione di Guido Gozzano resta quella di una profonda intuizione sulla natura umana: “Quei ‘cosi / con due gambe’ che fanno tanta pena”.

Ripenso alla tenerezza antica della sua Signorina Felicita, una “beltà fiamminga” pur “priva di lusinga”, “efelidi leggiere” tra “iridi sincere”, e intorno alla cucina quegli odori “di basilico, d’aglio e di cedrina”.

E l’ironia lieve del Poeta nel raccontare a questa donna la sua necessità di partire: “viaggio per fuggire altro viaggio…”.

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tutto libri

 

Il sabato lo aspetto sempre. Con trepidazione e voglia di scoprirlo.

Perché sa intrattenermi. Raccontandomi di libri, storie e scrittori.

Con maestria e leggerezza. Facendomi pregustare il sapore delle pagine.

Ci conosciamo da tempo. Eppure ogni volta riesce a sorprendermi.

E’ un quarantenne davvero splendido.

Auguri, Tuttolibri!

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Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.” – Italo Calvino

Sono trent’anni che lo scrittore Italo Calvino ci ha lasciato.

La sua lezione sulla leggerezza riecheggia però ancora oggi nella pesantezza delle stanze del vivere.

Regalandoci il senso profondo e leggero della sottrazione.

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Auguri speciali al “papà” di Montalbano che compie novant’anni.

Andrea Camilleri continua ad insegnarci, con acuta intelligenza e fine ironia, che la produzione creativa può essere non solo longeva ma anche geniale.

Il commissario di Vigata, ormai dotato di vita propria e conosciuto in tutto il mondo, lo dimostra.

Auguri Maestro!

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magrelli

Libro all’apparenza “strano”, nel primitivo senso del termine. “Estraneo”, cioè “fuori dal conosciuto”, quindi “etranger“-“straniero”.

In effetti già il titolo appare “strano”: “la lingua restaurata e una polemica – otto sonetti a londra“. Una commistione/ibridazione/gioco libero, che è poi il libro stesso.

Partendo da 12 prose/quadri su 12 luoghi di Londra che il Poeta rende concretamente eterei e bellissimi, il libro osa poi una variatio intorno al concetto di “restauro” dell’arte, sia essa colore o lingua. Spunta anche una discussione politica tra Machiavelli e il “Tenerissimo”, alias l’autore stesso, sulle sorti dell’Italia.

Libello non semplice ma bello, soprattutto per il gioco ardito sul sonetto, composto/tradotto/scomposto, che ne fa un’autentica chicca per i linguisti e i curiosi. E gli omissis di copertina, tratti neri di pennarello su parole, non tolgono/coprono/nascondono. Bensì aprono spiragli/riflessioni/fantasie. Perché, come scrive Magrelli, “in poesia, il meno è il più“. Così il Poeta, in sottrazione, toglie patina alla lingua e ai pensieri. Facendosi restauratore.

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