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In questi giorni roventi di agosto sono stati celebrati genetliaci importanti a cifra tonda.

Si va dai sessanta di Nanni Moretti e Sergio Castellitto, ai settanta di Robert De Niro, Mick Jagger e Gianni Rivera, agli ottanta di Roman Polanski e agli splendidi novanta di Giorgio Albertazzi.

Cosa li accomuna a parte indubbie capacità mostrate sul campo? Il segno zodiacale, quello del leone. E mi piace pensarli leoni, sempre ruggenti. Con gli occhi di continuo fiammeggianti, e penso in particolare ad Albertazzi e alla sua performance dell’altra sera alla Versiliana. Il suo sguardo di luce inneggiava alla vita mentre i versi dannunziani si facevano “pioggia” per gli spettatori.

Auguri a questi “re della foresta”!

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Surf da leoni

SURF: Voce inglese dal significato di “Spuma del mare” e “Navigare”, originariamente dall’hawaiiano  “he’e nalu”, “scivolare sulle onde”. Indica lo sport acquatico consistente nel “cavalcare” le onde utilizzando una tavola da surf, planando lungo la parete dell’onda restando in piedi sulla tavola.

E’ il capitano James Cook il primo a descriverci il surf, raccontando le imprese dei polinesiani che, a cavallo delle onde a bordo di surf di legno rudimentali, gli apparivano gioiosi nel farsi trasportare dalle onde.

Il surfista che ha vinto più titoli e competizioni in assoluto è Kelly Slater, che nel 2010 ha firmato per la decima volta la vittoria del campionato mondiale professionisti all’età di 38 anni. Famosa la sua frase sulla “dipendenza” da surf: « È fatta, una volta che sei un surfista, è fatta. Sei entrato nel giro. È come entrare a far parte di una banda o qualcosa del genere. Una volta dentro, non puoi più uscirne ».

Celebre la filmografia sulle acrobazie dei surfisti, da “Un mercoledì da leoni”, a “Point Break”, a “La grande onda”. Come dimenticare il finale di quel “grande mercoledì” di mareggiata che rende definitivamente adulto il protagonista? Il passaggio della sua “tavola” ad un ragazzo più giovane rende Matt un vero “leone”, più di qualsiasi salto sull’onda.

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