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Posts Tagged ‘La Capria’

Senti! Se facciamo le cose per benino, questa è la volta per far fortuna o non sono più un vecchio volpone!” disse la Volpe al Gatto.

Così ancora una volta, con un “inciucio bell’ e buono”, hanno fatto “le cose per benino”, da vecchi volponi. Bravi davvero!

Le notizie di ruberie di soldi pubblici rischiavano, nella loro drammatica esondazione, di trascinare verso il baratro l’affidabilità dei partiti politici, e allora? Banchetto delle tre carte e voilà… Basta finanziamento pubblico ai partiti? Non esageriamo: basta ai bilanci poco controllati e per nulla trasparenti dei partiti politici, ma di riduzione neanche a parlarne. E su questo, tutti d’accordo!

E noi cittadini? Noi siamo i burattini di questo teatrino, raccontando così un’immagine dell’Italia che già Collodi col suo “Pinocchio” aveva acutamente colto: “un’immagine dell’Italia eterna, e dunque anche dell’Italia di oggi, dei vizi e delle virtù di tanti italiani non solo, ma della società italiana nel suo insieme, con i suoi ribaldi dichiarati e professati, con la sua concezione delle gerarchie, col suo cinismo sentimentale, coi suoi imbrogli e le sue menzogne; ma anche con i suoi buoni propositi mai, o quasi mai, mantenuti. E così quella che in effetti appare come una favola può anche essere letta come un’analisi spietata della nostra italianità” (Raffaele La Capria, ne “Il sentimento della letteratura”).

Con una classe politica a prenderci spietatamente in giro, come la Volpe che si finge sdegnata mentre dice a Pinocchio: “Noi non lavoriamo per il vile interesse: noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri.” Pur sapendo che di lì a poco ruberà con il Gatto gli zecchini d’oro al povero Pinocchio. Eppure, “Che brave persone! – pensò dentro di sé Pinocchio.

Che è il pensiero, sincero ed ingenuo, ancora di tanti. Anche di fronte ad ammissioni e dimissioni.

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Domenica mattina il senatore Monti, ai giornalisti che gli chiedevano una dichiarazione, rispondeva: “Oggi è una bella giornata”.

Vorrei condividere coi viaggiatori di questo “treno” le parole con cui lo scrittore Raffaele la Capria ha raccontato la sua idea di “bella giornata”, cardine di tanta sua produzione, e in particolare del romanzo “Ferito a morte”, Premio Strega 1961.

La mia bella giornata doveva essere una giornata qualunque, una di quelle lunghe tranquille giornate estive simili al trascorrere di una nuvola sull’azzurro indifferente del cielo, dove non accade proprio nulla di rilevante; ma nella mia descrizione doveva corrispondere a tutte le belle giornate qualunque, e dunque contenerle tutte, catturarne il tempo (che ne fa la qualità e le accomuna) e poi i suoni i colori le voci l’aria e «quel vento che ti sfiora, e mai, mai più ripasserà». Ma perché proprio una “bella giornata”? Perché era per me un’immagine primaria, radiosa e irradiante, da cui scaturivano per germinazione spontanea altre immagini tutte legate a momenti assoluti dislocati in un tempo immobile. Queste immagini avrei voluto disporre in un certo ordine ancora a me sconosciuto ma dettato da quella, unica e prima, sepolta dentro di me, ineffabile, e corrispondente al mio sentimento del mondo. Quel “certo ordine” non poteva essere prestabilito, dovevo trovarlo nel processo di elaborazione del romanzo che stavo scrivendo, mentre lo scrivevo, e doveva coincidere con la casualità di quella giornata, sorprenderla nel suo accadere.”

Forse il Professore si riferiva, semplicemente, alla “casualità di quella giornata“, sorpreso lui stesso dall’accadimento di una simile “bella giornata”.

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