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Posts Tagged ‘Kiev’

Una statua di Kiev, rappresentante l’amicizia tra un operaio russo e uno ucraino, violata. Definitivamente.

Con la testa del russo rotolata a terra, che scruta, quasi sorpreso, il mondo dal basso.  Inaspettatamente.

Perché il monumento era nato affinché i due operai stessero sempre insieme. A sottolineare quanto i due popoli siano/fossero fratelli. Atavicamente.

Ma la guerra scava trincee. In terra. E in testa.

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Pink Floyd di nuovo insieme per l’Ucraina.

Lo struggente brano “Hey Hey Rise Up” nasce dalla collaborazione di David Gilmour e Nick Mason con il bassista Guy Pratt e Nitin Sawhney alle tastiere, insieme ad una performance vocale di Andriy Khlyvnyuk della band ucraina Boombox. La voce di Andriy è stata estrapolata da un suo post Instagram che lo immortala mentre canta in Sofiyskaya Square a Kiev un brano ucraino folk di protesta, “Oh, The Red Viburnum In The Meadow”, scritto durante la prima guerra mondiale e che si è diffuso in tutto il mondo durante le proteste all’invasione dell’Ucraina.

I ricavati del singolo andranno alla Associazione benefica per il popolo ucraino Ukraine Humanitarian Relief Fund.

 

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Renato Guttuso, “Fucilazione in campagna” – 1938.

La guerra è sempre dolore inutile e con quella sua triste costante che ricordava Gino Strada, “il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile“.

Poi ci sono i crimini di guerra. Che sono sofferenza inflitta in modo spietato e gratuito, cioè tortura, ad una popolazione. Per eliminarla. Abbandonandone i corpi in strada o nascondendoli in fosse comuni. E negando che ciò sia avvenuto. Un massacro da denunciare, perseguire e punire.

Dire infine che tali crimini sono, come sostiene la Russia, “una produzione di Kiev per i media occidentali”, è follia non più umana, bensì un orrore elevato a sistema. Che fa mancare persino il fiato, non solo le parole.

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Henry Rousseau, “La guerra” – 1894

Le parole non sono mai vuote. Soprattutto se ripetute. Prendono forma, portando con sé il contenuto che raccontano. Dandogli risonanza, anche “solo” nell’immaginario.

Le parole “terza guerra mondiale” e “nucleare” sono da sempre parole tabù. Perché riguardano il destino di tutti noi, dell’umanità intera.

Averle sentite da più parti negli ultimi giorni rende inquietante non solo la tempesta, ma ogni refolo di vento.

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Barack Obama

Assunto: il Nobel per la Pace viene assegnato a chi ha dimostrato propensione chiara ed evidente, con dichiarazioni e comportamenti, nel lavorare ai fini della Pace.

Problema: può convivere tale Premio con la volontà di usare armi?

Domanda: perché il Presidente americano Barack Obama, detentore del Premio Nobel per la Pace 2009 (sob!), la scorsa settimana ha dichiarato che l’America era pronta ad armare Kiev nel conflitto contro la Russia?

Soluzione: i tentativi diplomatici odorano di antico. Perché è universalmente risaputo che per cercare di evitare un’escalation in una guerra è utile armare la parte più debole come una santa Barbara. Di modo da rendere i due contendenti pari nelle armi. Non avendo così più motivi per evitare il conflitto. Parola di Premio Nobel per la Pace.

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Kiev, Piazza Indipendenza - 20 febbraio 2014

Kiev, Piazza Indipendenza – 20 febbraio 2014

Ed ecco che, nell’inverno del 1918, la Città viveva una vita strana, innaturale, quale con ogni probabilità più non avrà a ripetersi in tutto il ventesimo secolo. Di là dalle pareti di pietra tutti gli appartamenti erano stracolmi. La gente che da tempo immemorabile ci viveva si stringeva e continuava sempre più a stringersi, per accogliere, volente o nolente, sempre nuovi rifugiati che confluivano nella Città. E questi arrivavano proprio da quel ponte simile a una freccia, da quei luoghi da cui si levavano enigmatiche foschie azzurrognole. […] Chi sparasse, e a chi, nessuno lo sapeva. Accadeva di notte.” – Da “La guardia bianca” di Michail Bulgakov.

Parole nuove di un secolo quelle dello scrittore russo, capaci come solo la poesia di squarciare il velo sull’ottusità e ripetitività umane.

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