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Posts Tagged ‘insegnanti’

Il 18 ottobre 1886 veniva pubblicato “Cuore” di Edmondo De Amicis. Libro all’apparenza datato, che però ha ancora alquanto da ricordarci. Per esempio sul senso primo della scuola. E’ il padre del protagonista, Enrico, a sottolinearlo in una lettera al figlio.

Pensa agli innumerevoli ragazzi che presso a poco a quell’ora vanno a scuola in tutti i paesi; […] vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue, dalle ultime scuola della Russia quasi sperdute tra i ghiacci alle ultime scuole dell’Arabia ombreggiata dalle palme, milioni e milioni, tutti a imparare in cento forme diverse le medesime cose; […] e pensa: – Se questo movimento cessasse, l’umanità ricadrebbe nella barbarie; questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo.

Su tale pensiero soffermiamoci noi tutti, studenti-insegnanti-genitori-figli-politici-cittadini. Soffermiamoci. E poi ripartiamo. Con più lena. Perché avere “istruzione” vuol dire possedere gli strumenti per costruire il proprio “edificio” ed avere le “chiavi” per entrare in quello comune.

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Riflettiamoci tutti.

Che il Nobel per la Pace 2014 sia stato assegnato a chi giovanissima, Malala Yousafzai la ragazzina pakistana vittima di un attentato talebano nel 2009, e a chi da sempre, Kailash Satyarthi l’attivista indiano dei diritti dei bambini, si occupa di infanzia e diritto allo studio non è solo un buon segno. E’ innanzitutto un’indicazione di rotta per l’umanità.

Futuro c’è solo se i cuccioli d’uomo vengono preservati da violenze, sopraffazioni, sfruttamenti, schiavitù. Ma anche dall’impossibilità a crescere con libri e insegnanti e tempo per se stessi. Solo questi ingredienti permettono la costruzione di una persona critica, cioè in grado di scegliere.

E questo è il futuro, l’unico possibile, per l’umanità.

Ps: che in Italia non si facciano più figli e la scuola sia alla deriva non è invece un buon segno.

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E così prima di entrare a scuola al mattino avrò il piacere di soffiare dentro un palloncino, come facevo da bambina. Consegnando poi lo stesso ad un medico che mi dirà se posso o meno andare a raccontare della luna di Leopardi e della consecutio temporum.

Essendo di fatto equiparata ai piloti d’aereo, ai conducenti dei treni, ai responsabili degli impianti nucleari, agli addetti alle fabbriche di fuochi d’artificio e ai chirurghi. In effetti conducente di “treno”, anche se particolare, lo sono.

Tranquilli però. Se insegnanti siete, ma non in Piemonte, potete mantenere la vostra dipendenza dallo zabaione del mattino innaffiato dal marsala. Si tratta infatti di una delibera regionale. E si sa che ormai il Bel Paese si prepara a leggi, dopo quelle ad personam, ad zonam, di modo che il concetto di federalismo sia chiaro, anzi sobrio, proprio a tutti.

E pensare di sottoporre a test, non solo alcolemico, anche chi ha la faccia tosta di fare vergognose e pericolosissime affermazioni, e proprio nel Giorno della Memoria e davanti al binario 21 del Memoriale della Shoah di Milano?

Ma noi cittadini non abbiamo ancora visto e sentito abbastanza? Fino a quando abuserete della nostra pazienza, vecchi e spudorati Catilina?

Ps: chiudo la mia giornata libera con un’altra chicca, quella del Professore (anche lui sarà sottoposto alla prova palloncino prima di entrare in Università?) che afferma di pensare ad un solo mese di vacanze per la scuola per andare incontro alle famiglie. E noi insegnanti chi siamo? Valiamo talmente poco da doverci bypassare allegramente e del tutto? Qualcuno l’ha informato che già ora, tra recuperi e prove d’esame, il periodo scolastico “vacanziero” è poco più di un mese? Lo sa che le aule delle scuole italiane in estate sono dei veri forni, chiaramente non dotate di condizionatori? Ha mai preso in considerazioni testi elementari di pedagogia che prevedono un tempo di pausa necessario per poter esser riposati al fine di apprendere il nuovo?

E mi riferisco agli studenti, perché noi professori, si sa, siamo dei fannulloni. Sempre pronti però a metter giù la testa, come nel film di Sergio Leone.

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E’ ormai noto a tutti che nella Legge di Stabilità, che doveva essere pensata sul principio di equità, tra le varie chicche (un aumento dell’Iva piuttosto che dell’Irpef fa sì che l’aggravio cada come una mannaia su tutti indiscriminatamente e non in base al reddito), ci sia anche l’articolo 3 che prevede un aumento delle ore cattedra settimanali nella scuola superiore da 18 a 24.

Ho qualche sassolino da togliermi, che col passare delle ore e il crescere dell’indignazione sta diventando una miniera.

1) A fronte di una stampa ed opinione pubblica giustamente insorte contro la proposta di tagli nei confronti della disabilità (vedi legge 104) non una parola nei riguardi di un contratto lavorativo che senza tavoli contrattuali passerebbe ad un incremento orario del 30% senza aumenti stipendiali. Altro che leso diritto del lavoro, qui dobbiamo risalire all’inizio del secolo scorso per trovare casi simili. E solo per alcune parti del mondo. Eppure per l’opinione pubblica forse “è la volta buona che quelli lavoreranno di più”.

2) E’ tempo che all’opinione pubblica si spieghi meglio cosa e quanto fanno gli insegnanti a scuola, perché se il parcheggio è il luogo che si ha in mente quando al mattino i propri figli vanno a scuola, è bene far notare che persino il parcheggio quando è pieno non è più responsabile degli incidenti possibili e peraltro più probabili. Sperando che però l’idea di scuola in un genitore sia qualcosa d’altro rispetto ad un park.

3) Le classi sono ormai “pollaio” sembra frase da slogan, ma esserci in quei “pollai” è altra storia. Vi assicuro che fare lezione (!) in un’aula (non magna) con 30 persone all’interno è non solo faticoso ma anche indecente per un Paese europeo. Ma gli standards europei fa scena citarli, anche se errati.

3) A proposito di Europa a cui dobbiamo adeguarci, facciamolo Ministro, noi siamo pronti! Come orari (la media europea è di 16,3), come stipendi (è anche solo vergognoso citare il nostro livello stipendiale rispetto a quello europeo), come strutture (e qui rischiamo di essere del tutto fuori dall’Europa). Senza continuare a sottrarre risorse della scuola pubblica riversandole in quella privata. Perché altrimenti l’equità sempre più risulta parola desueta.

4) Vero è che la parola d’ordine è ora “reingegnerizzazione” (ma come fa un governo di professori a parlare tanto male?) dell’orario di lavoro, perché tale operazione chirurgica porta a conseguenti tagli di posti, quindi ad una pronta cassa. Che ne sia di chi perde il posto è un effetto collaterale. Come saranno redistribuiti gli studenti a cui saranno sottratti dei docenti non è materia di discussione. Perché per un tecnocrate il fattore umano è una contraddizione in termini, visto che ciò che conta è la somma dei fattori. E di questi tempi la sottrazione degli stessi è meglio.

5) Le 18 ore in questione (solo la punta dell’iceberg) sono quelle che i docenti svolgono “frontalmente” a lezione con gli studenti. Ci sono poi le ore impegnate in riunioni (consigli di classe, collegi docenti, dipartimenti, scrutini), preparazione lezioni, correzione verifiche, ricevimento genitori. Tutte queste attività avvengono in orario “oscuro” perché non visibile ad alcuno che non sia la famiglia di chi vive accanto ad un insegnante. Che a questo monte ore si aggiungano le ore per aggiornarsi sta diventando utopia. Ma il peggio è che ci stanno sottraendo tempo nostro, non lavorativo!, per ascoltare i nostri studenti, approfondire con loro una problematica, sostenerne una debolezza. Questo, chi insegna lo sa, è sempre avvenuto fuori dal suono della campanella. Perché, a differenza degli altri lavori d’ufficio, noi abbiamo gli studenti con noi in tutte le ore di lavoro e anche oltre. Nella tua testa (e spesso nel cuore) loro stanno con te al di là del momento in cui altri tipi di lavoro hanno la timbratura del cartellino a decretare la fine dell’orario di servizio.

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