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Il caso Cucchi visto da Makkox su “Il Foglio”

Come ha detto Ilaria Cucchi, un muro è crollato. Quello fatto di omertà, silenzi, bugie, depistaggi. E pestaggi. Ora non solo evidenti ma anche confessati.

Cosi la storia di Stefano Cucchi diventa paradigmatica di tante ingiustizie. Una storia italiana. In negativo.

Ma una storia italiana anche in positivo. Perchè ci ricorda con evidenza che ci sono persone che con determinata ostinazione lottano affinché la verità torni a galla dal fondo oscuro delle nefandezze.

In questa storia hanno il nome di Ilaria Cucchi e della sua famiglia che, insistendo nella ricerca dei colpevoli, ci fanno ancora credere nell’idea che la giustizia umana sia infine possibile.

La speranza è che si giunga a vedere chiaro anche per chi continua ad aspettare intorno ad altri nomi, protagonisti, loro malgrado, di vicende ancora oscure. Giulio Regeni e Ilaria Alpi sono due dei tanti nomi che ancora attendono verità.

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Ilaria-Alpi_Miran-Hrovatin

“Somalia: uccisi due giornalisti italiani a Mogadiscio – Mogadiscio, 20 marzo – La giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e il suo operatore, del quale non si conosce ancora il nome, sono stati uccisi oggi pomeriggio a Mogadiscio nord in circostanze non ancora chiarite. Lo ha reso noto Giancarlo Marocchino, un autotrasportatore italiano che vive a Mogadiscio da dieci anni”.

Con queste prime e frammentarie righe battute dall’agenzia Ansa alle ore 14.43 del 20 marzo 1994 si aveva notizia di questa tragedia ancora avvolta nel mistero a vent’anni di distanza.

Chi e perché ha assassinato i due giornalisti? Forse perché stavano indagando su quei traffici illeciti, armi e rifiuti tossici, per cui la Somalia è da tempo tristemente famosa? E forse per la collusione di apparati politico-diplomatico-militari dello Stato italiano con i soliti servizi segreti a nascondere, coprire, ombreggiare?

La battaglia della famiglia di Ilaria Alpi per ricercare la verità è stata da sempre incessante ma solitaria. Adesso supportata però dalla Rete: oltre trentacinquemila persone hanno aderito all’appello lanciato da “Articolo21” su “Change.org” per chiedere che vengano resi pubblici documenti ancora segreti.  “A venti anni di distanza siamo ancora in attesa di conoscere tutta la verità su quella vicenda – scrivono i responsabili dell’associazione – Questa verità potrebbe essere contenuta nella pila di carta (8.000 documenti) che i servizi di sicurezza militare, l’ex Sismi oggi Aise, hanno accumulato su fatti che attengono all’esecuzione dei due giornalisti”.

Queste carte sono state messe sotto chiave negli archivi della Camera a cui sembra essere stato negato l’accesso dall’Agenzia Aise. Forse perché si tratta di documenti fondamentali sui traffici dei rifiuti tossici. Che portano con sé verità scomode, anche sconvolgenti. Eppure, come scriveva Brecht “chi non conosce la verità è solo uno sciocco. Ma chi, conoscendola la chiama bugia, è un malfattore”.

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