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Posts Tagged ‘Giorgio Napolitano’

governo Letta

Non ho sbagliato titolo. Il neonato Governo Letta tenta uno sguardo sul futuro e noi italiani stiamo a guardare.

Ma c’è di più. Il nucleo forte, o meglio coeso, di questo governo è quello appartenente a “veDrò”.

“veDrò” è un think net nato nel 2005 per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia, una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone, professori universitari, imprenditori (tra cui Paolo Merloni,  Domenico Procacci, Gian Luca Rana, Luisa Todini), scienziati, liberi professionisti, politici, artisti (tra cui Enrico Bertolino, Massimo Ghini, Lillo, Enrico Lo Verso), giornalisti (tra cui Mario Calabresi, Giuseppe Cruciani, Curzio Maltese, Myrta Merlino, Gianluigi Paragone, David Parenzo, Antonello Piroso, Antonio Polito, Andrea Vianello), scrittori (tra cui Andrea Camilleri, Marco Malvaldi, Antonio Scurati), registi, esponenti dell’associazionismo, che si ritrovano ogni anno, a fine agosto, presso Centrale Fies -ambienti per la produzione di performing art, situata a Dro, da cui veDrò, non lontano da Riva del Garda.

Sul sito di “veDrò” si legge che “i vedroidi, oltre che dal dato generazionale, sono accomunati dalla disponibilità ad apprendere costantemente, a mettersi in discussione, ad analizzare temi e fenomeni senza barriere ideologiche o tesi precostituite, secondo una chiave interpretativa lungimirante che vada oltre la contingenza dei dibattiti in corso“.

Tra i politici aderenti a “veDrò” si notano nomi bipartisan della nuova generazione, da Paola De Micheli a Giulia Bongiorno, da Matteo Renzi a Flavio Tosi, da Debora Serracchiani a Mara Carfagna, da Michele Emiliano a Laura Ravetto, solo per citarne alcuni.

Ma la sorpresa sta nel fatto che ben un terzo di questo governo presenta nomi “veDrò”: il Presidente del Consiglio Enrico Letta, il suo vice e ministro degli Interni Angelino Alfano, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi, e poi Maurizio Lupi (Infrastrutture e Trasporti), Nunzia De Girolamo (Politiche agricole)Andrea Orlando (Ambiente), Josefa Idem (Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili).

Cosa significhi tutto ciò non lo so. Ma presto lo “veDrò”.

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napolitano1

Per la prima volta nella storia repubblicana del nostro Paese un Presidente della Repubblica succede a se stesso.

Giorgio Napolitano infatti, dopo essere stato l’11° Presidente, diventa il 12°. Peraltro con una maggioranza davvero ampia, quasi un plebiscito, 738 voti su 997 votanti dei 1007 aventi diritto, divenendo così il primo Presidente della Repubblica ad essere eletto per un secondo mandato.

Oltre i numeri, che in democrazia sono fondamentali, gli scenari prossimi sono alquanto univoci: governo di larghe intese.

Risultato dell’operazione: Partito Democratico in macerie, Grillo intransigente e ormai isolato, Berlusconi autentico caimano che sopravvive e vince su tutti gli altri. Preparando la propria prossima salita, questa volta non più futuribile, al Colle.

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giorno_del_ricordo

…va ricordato l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe (…) e va ricordata (…) la “congiura del silenzio”, “la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell’oblio”. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali.”

Dal Discorso (Roma, 10 febbraio 2007) del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della celebrazione del “Giorno del ricordo” (istituito con legge italiana del 2004 per commemorare le vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata).

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, 86 anni, ha dimostrato negli ultimi dodici mesi una sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà”, in una parola “wired”.

Questa la motivazione con cui il mensile Wired Italia, rivista rivolta principalmente ad un pubblico giovane e hi-tech, dedica al Presidente la copertina di dicembre.

Originariamente il verbo inglese wire significa “legare qualcosa con del fil di ferro”, “installare un impianto elettrico”, “mandare un telegramma”. Ma la parola wired sta acquistando un significato più ampio, alludendo anche alla pratica del “collegamento” con le reti telematiche, ovvero alla nuova “collettivizzazione” del pensiero.

Quanto aveva già intuito negli anni ’60 il sociologo McLuhan: “Il mezzo, o il processo, dei nostri tempi, cioè la tecnologia elettrica, sta ristrutturando tutti i modelli di interdipendenza sociale, tutti gli aspetti della nostra vita individuale. Ci costringe a riconsiderare da un punto di vista pratico i pensieri, le azioni, le istituzioni, che fino a ieri davamo per acquisiti. Tutto contribuisce a cambiarci.

E pronto al cambiamento, sempre “collegato”, il nostro Giorgio Napolitano.

Wired President.

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