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Posts Tagged ‘Giorgio De Chirico’

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Che occasione ghiotta quella di poter ammirare, sotto la Mole, tanti e tali quadri del grande Renoir.

La mostra allestita dalla  GAM di Torino, fino al 23 febbraio, raccoglie una sessantina di capolavori provenienti dal Musée d’Orsay e dal Musée de l’Orangerie, tra cui L’altalena, immagine della mostra stessa, Danza in campagna e Danza in città, ritratto quasi speculare di due mondi, Jeunes filles au piano, in cui la capacità ritrattistica del Maestro impressionista tocca uno dei suoi vertici, fino all’ultimo fondamentale capolavoro del pittoreLe bagnanti, vero testamento pittorico nonché modello di lì a qualche anno per La bagnante al sole del nostro Giorgio De Chirico, presente anch’esso alla GAM. 

Bellezza, luce, colore, realismo le parole delle tele di Pierre-Auguste Renoir, di cui il fratello Edmond diceva: “L’ambiente circostante esercita su di lui un’influenza enorme, si lascia trascinare dal soggetto e soprattutto dal luogo in cui si trova“.

Passione per quanto dipinge, che traspare dai suoi dipinti e che lo rende ancora oggi uno dei pittori più amati.

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Elsa Morante con Alberto Moravia a Capri negli anni Quaranta

Il 18 agosto 1912 nasceva Elsa Morante, l’autrice di romanzi famosi come “L’isola di Arturo” e “La Storia”. Cento anni fa.

Mi piace ricordarla attraverso una mostra, “Tracce dell’isola 1936-1956” allestita in un luogo che la scrittrice ha frequentato e amato, Anacapri.

L’esposizione, all’interno della “Casa Rossa”, racconta la Capri di quegli anni, in cui pittori, scrittori, artisti diedero vita ad una stagione felicemente creativa.

Quadri, foto d’epoca, manoscritti fanno in parte rivivere quei momenti, con visioni inedite dell’isola azzurra. Insieme alla Morante vengono raccontati i volti di quello che fu un autentico laboratorio culturale, da Giorgio De Chirico a Renato Guttuso, da Alberto Moravia a Enrico Prampolini, da Palma Bucarelli a Toti Scialoja.

Il filo rosso tra queste “tracce” potrebbe essere proprio una riflessione di Elsa Morante: “Che il segreto dell’arte sia qui? Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare”.

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