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Posts Tagged ‘Giorgio Albertazzi’

È stato un imperatore del teatro italiano, Giorgio Albertazzi. Per la sua capacità attorale, altissima. E per la profonda empatia coi personaggi interpretati.

“Le memorie di Adriano” della Yourcenar, da lui recitate da anni, raccontavano ormai quella parte di lui e di chi, al tramonto della vita, raccomanda alla sua anima un viaggio “leggero”. “Animula vagula blandula”.

Ho avuto la fortuna di assistere due anni fa alle sue “Lezioni americane” di Calvino. La sua voce incantava, il suo corpo parlava. E la scena si riempiva di luce, di magia. Era davvero il teatro nel suo farsi.

Grazie, Maestro.

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albertazzi lezioni-americane-def

Poche sere fa ho assistito ad una lezione-spettacolo teatrale in cui Giorgio Albertazzi, dall’alto dei suoi novant’anni, ha tenuto la scena in modo non solo sublime ma anche “leggero”, di quella leggerezza su cui tramava il testo. E se la struttura era data dalle “Lezioni americane” di Calvino, la resa finale portava l’attorialità del Maestro Albertazzi.

Ha insistito sul concetto, a me particolarmente caro, della “leggerezza”, che non è “superficialità”, anzi, per essere tale la leggerezza deve passare attraverso la pensosità, come diceva Calvino. E’ così che la malinconia è null’altro che tristezza che si è fatta leggera, come lo humour è il comico che si è reso leggero. Lo stesso sorriso è null’altro che riso divenuto lieve.

Ma è la neve di due poeti a rendere concreta la “leggerezza”: quella di Cavalcanti, citata da Calvino, è aria e va lieve, quella di Dante, sostenuta da Albertazzi, si posa sulla pietra per dimostrarci che è lieve e pesa. Perché l’autentica leggerezza non è piuma, che a terra è destinata a cadere, ma uccello che libra nell’aria.

Ps: nel giorno post-decadenza ho preferito ricordare che un mondo altro e alto ancora esiste e, come ha detto il Maestro concludendo la sua performance, se più persone lo crediamo possibile, tale mondo può vincere quello violento, rumoroso e volgare che ammorba il nostro tempo.

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leoni

In questi giorni roventi di agosto sono stati celebrati genetliaci importanti a cifra tonda.

Si va dai sessanta di Nanni Moretti e Sergio Castellitto, ai settanta di Robert De Niro, Mick Jagger e Gianni Rivera, agli ottanta di Roman Polanski e agli splendidi novanta di Giorgio Albertazzi.

Cosa li accomuna a parte indubbie capacità mostrate sul campo? Il segno zodiacale, quello del leone. E mi piace pensarli leoni, sempre ruggenti. Con gli occhi di continuo fiammeggianti, e penso in particolare ad Albertazzi e alla sua performance dell’altra sera alla Versiliana. Il suo sguardo di luce inneggiava alla vita mentre i versi dannunziani si facevano “pioggia” per gli spettatori.

Auguri a questi “re della foresta”!

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