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Posts Tagged ‘giallo’

Non si può che pensare alle donne ucraine in questo 8 marzo 2022. Omaggiando il loro coraggio, la loro forza, la loro resistenza. Nonostante.

Mondo piccolo e triste però quello che non solo ha ancora necessità di un Giorno per la Donna, ma persino deve scegliere quali donne in particolare ricordare.

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Tempi straordinari quelli che stiamo vivendo. Tanto che anche Pantone si adegua col suo colore dell’anno, scegliendo per il 2021 due tonalità: Illuminating, il giallo vibrante, insieme a Ultimate Gray, il tranquillo grigio. Una combinazione di due colori indipendenti, a dimostrazione che elementi differenti possono unirsi per supportarsi a vicenda. Nello spirito dei tempi, o meglio nell’auspicio di una solidarietà diffusa.

La selezione di due colori indipendenti evidenzia come diversi elementi si uniscono per esprimere un messaggio di forza e speranza che è allo stesso tempo durevole ed edificante“, ha spiegato Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute . “Pratica e solida come una roccia ma allo stesso tempo calda e ottimista, questa è una combinazione di colori che ci dà resilienza e speranza“, ha continuato. “Dobbiamo sentirci incoraggiati ed edificati, questo è essenziale per lo spirito umano“.

Giallo e grigio, positività e fortezza, vivacità e affidabilità. Una distesa di ciottoli sulla rena.

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Mario Zapedroni, “Mimosa” – 1945

Una boccata di giallo, nonostante.

E non solo per le donne.

Quest’anno anche per tutto il personale sanitario, oltre il genere, che continua a prodigarsi nell’emergenza Coronavirus. Nonostante i soliti idioti continuino a non rispettare le regole date, ponendo a rischio la comunità intera.

E che giallo, come una bella giornata, sia quello che possa sfiorare ciascuno di noi. Almeno per oggi.

Affinché i pensieri possano librarsi. Mantenendosi sospesi, come fiori di mimosa.

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La ragazza del titolo la scorgi solo nelle prime pagine del libro. Poi sparisce. Quindi impari a conoscerla, di necessità, per interposte persone. Quelle che la amano e la cercano. Ma non necessariamente insieme. E neppure coi verbi, amare e cercare, uniti da una comune identità e volontà di far luce su una sottrazione tanto inquietante.

La costruzione del puzzle è complessa, inaspettata e rapida. Come il passato della protagonista e delle figure a lei satellite.

Guillaume Musso non delude mai il lettore. Anzi, dopo “Central Park”, ci regala nuovamente suspense e adrenalina. Con la capacità di tratteggiare visivamente i luoghi della vicenda, da Parigi a New York. E di instillare dubbi intorno a granitiche certezze.

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La copertina contiene il senso della storia. Isola tropicale con vulcano protagonista. Passi affrettati di adulto più bambina. Inseguimento a perdifiato. Storia senza fiato.

E su tutto quella nebbia umida, figlia del vulcano e sorella della terra. Che tanto nasconde e confonde. Così che la giustizia appare stremata alla finestra, con un cattivo quasi inafferrabile.

Come sempre Michel Bussi, il più famoso giallista francese, regala al lettore una storia in cui nulla sembra come appare.

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Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino. “

Eugenio Montale, da “Portami il girasole”.

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Quando la primavera è alle porte spesso ci si ritrova stanchi e con scarsa vitalità, come se il “peso del cappotto invernale” avesse svolto in modo troppo serio il proprio dovere. Allora c’è bisogno di energia, e il suo colore non può che essere quello giallo, che rimanda alla luce e alla forza.

E’ tempo insomma di uno zabajone, quella dolce e spumosa crema a base di uova, zucchero e vino liquoroso. Tra l’altro la sua preparazione è alquanto veloce, e gli occhi possono godere di una tavolozza di colori che dal giallo senape dei tuorli vira, con l’inserzione dello zucchero, al giallo limone, per diventare poi giallo pergamena con l’aggiunta del liquore marsala. A questo punto il composto aspetta il passaggio a bagnomaria e poi si aprono le spumose danze per le papille gustative…

Lentamente ma inesorabilmente si sente rifluire l’energia interna, come se quel “giallo” avesse colorato di forza le nostre interne pareti.

Curiose e varie le origini di quel nome. Dal Capitano Giovanni Baglioni, detto “Zvàn Bajòun”, che nel ‘500 a corto di viveri mandò i suoi soldati a cercarne, e questi tornarono con uova, vino e zucchero, dal cui miscuglio nacque la crema che prese il suo nome “zambajoun”, poi zabajone e infine zabaione. Oppure da Giovanni de Baylon, patrono dei pasticceri torinesi, che lo inventò a Torino nel XVI secolo e che lo utilizzava come ricostituente per chi accusava debolezza. Per un’altra versione la crema è di Venezia dove nel XVII secolo si preparava una bevanda proveniente dalla Dalmazia, aromatizzata col vino dolce di Cipro e detta “zabaja”.

Qualunque sia la nascita dello zabajone, già a pronunciarlo ne sentiamo la vellutata e corroborante golosità.

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