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Posts Tagged ‘ghiaccio’

“Holden’s Central Park” – Photo by Ester Maero

Io abito a New York, e stavo pensando al laghetto di Central Park, quello vicino a Central Park South. Chissà se arrivando a casa l’avrei trovato ghiacciato, e se sì, chissà dove erano andate le anatre. Chissà dove andavano le anatre quando il lago gelava e si copriva di ghiaccio. Chissà se arrivava qualcuno in furgone che le catturava tutte quante per portarle in uno zoo o chissà dove. O se volavano via e basta.” – Da “Il giovane Holden” di J.D. Salinger

Di fronte al laghetto di Central Park con anatre e barchette e ponticello, tutto incorporato, ho ripensato al quesito metafisico del giovane Holden. Soddisfatta di aver potuto apprezzare quel mitico fotogramma scevro da neve e ghiaccio. Potendo così posticipare la soluzione invernale del letterario quesito.

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L’inverno procede, come di natura, nel suo pattinare.

Con fredda eleganza, quasi mai discreto.

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art decò

E se un giorno potessimo farci il mare a cubetti?

Come i cubetti di ghiaccio.

Per un bagno a portata di mano.

Per divagare, acqua e sale, tra i nostri pensieri.

O anche solo per contemplarlo. Ad orizzonte ridotto.

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buacneve

Bucano la neve.

Aprendo una falla nell’inverno.

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charlie-munsey-lago-moraine

Ce ne siamo accorti tutti. Fa freddo. Un freddo quasi ghiacciato.

Questo tipo di freddo, con temperature polari, mi porta a visualizzare laghi quasi gelati di montagna.

In cui la trasparenza è ancora una priorità. Bellissima e rigenerante.

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Francesco-Guccini-L-ultima-Thule-copertina-disco

Giorni ancora di freddo, di una primavera strana, che tarda a venire. Come quasi tutto di questi tempi.

Quante cose sembrano essere congelate, ferme, lontane. Come la leggendaria Thule, nordico luogo geografico, che si fa mitico quando diventa “L’Ultima Thule”, per il tempo medievale la regione al di là dei “confini del mondo conosciuto”.

Quell’ Ultima Thule con cui Francesco Guccini sembra volersi congedare dal suo pubblico musicale. Forse perché, come ha sempre fatto, racconta senza fronzoli ma con tono metafisico questo tempo. Freddo, spento, vuoto.

Io che ho doppiato tre volte Capo Horn
e ho navigato sette volte i sette mari
e ho visto mostri ed animali rari,
l’anfesibena, le sirene, l’unicorno.
Io che tornavo fiero ad ogni porto
dopo una lotta, dopo un arrembaggio,
non son più quello e non ho più il coraggio
di veleggiare su un vascello morto.

Dov’è la ciurma che mi accompagnava
e assecondava ogni ribalderia?
Dov’è la forza che ci circondava?
Ora si è spenta ormai, sparita via.

Guardo le vele pendere afflosciate
con i cordami a penzolar nel vuoto,
che sbatton lenti contro le murate
con un moto continuo, senza scopo.

E vedo in aria un’insensata danza
di strani uccelli contro il cielo bigio
cantare un canto in questo mondo grigio,
un canto sordo ormai, senza speranza.
E qui da solo penso al mio passato,
vado a ritroso e frugo la mia vita,
una saga smarrita ed infinita
di quel che ho fatto, di quello che è stato.

Le verità non vere in cui credevo
scoppiavano spargendosi d’intorno,
ma altre ne avevo e giorno dopo giorno
se morivo più forte rinascevo.
E ora son solo e non ho più il conforto
di amici andati e sempre più mi assale
la noia a vuotar l’ultimo boccale
come un pensiero che mi si è ritorto.

Ma ancora farò vela e partirò
io da solo, e anche se sfinito,
la prua indirizzo verso l’infinito
che prima o poi, lo so, raggiungerò.

L’Ultima Thule attende al Nord estremo,
regno di ghiaccio eterno, senza vita,
e lassù questa mia sarà finita
nel freddo dove tutti finiremo.

L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo
si spegnerà per sempre ogni passione,
si perderà in un’ultima canzone
di me e della mia nave anche il ricordo.

Ps-avviso per i viaggiatori di “espress451”: i due nuovi widget che appaiono in basso a destra sulla barra applicazioni del blog, sono due premi di cui ringrazio laurin42 e monique. Dedico questi riconoscimenti a tutti quanti animano questo blog, che per me è un autentico “diario di bordo”. Buon proseguimento di viaggio.

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regina-nevi

Improvvisamente il freddo. Con gelo e neve. E il termometro che scende in picchiata.

Gli esperti dicono che la colpa sia di Karin, la perturbazione giunta dal Mare del Nord.

La immagino zarina imperturbabile e gelida, un po’ regina delle nevi della fiaba di Andersen, un po’ Strega Bianca de “Le Cronache di Narnia”. Attorniata da quei frammenti di ghiaccio che rendono arduo il cammino ai protagonisti.

E a tutti noi.

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