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Posts Tagged ‘Fuji’

Il Film

“Sogni” di Akira Kurosawa (1990)

Più che un film un incantesimo. E come tale non invecchia. Anzi, ci trasporta in luoghi onirici, fiabeschi, dimenticati. Kurosawa è abile maestro a prenderci per mano, raccontandoci quei sogni che non abbiamo più la capacità di ricordare o addirittura di fare.
Da vedere e/o rivedere, godendo semplicemente delle immagini che ricamano quella Natura che, con la stessa forza di quando ci abbatte, ci regala inaspettati “Raggi di sole nella pioggia” (il primo degli otto sogni del film) o una caduta infinita di petali rosa ne “Il pescheto”.
Ma anche per riflettere su quella apocalittica e predittiva visione de “Il Fuji in rosso”, in cui il giardino fiorito dei sogni precedenti diventa paesaggio desolato, da incubo post-nucleare.
Il regista chiude infine il cerchio con un auspicato e armonico ritorno alla natura, riscoprendo attraverso “Il villaggio dei mulini ad acqua”, sogno conclusivo, un passato ormai mitico, che vive in serena assenza di tecnologia. E un corteo danzante finale riecheggia le danze della primavera dei primi due sogni.

La curiosità: col quinto sogno, “Corvi”, Kurosawa “anima” uno dei più inquietanti capolavori di Van Gogh, “Campo di grano con corvi”, forse il più geniale omaggio filmico ad un pittore. E se pensiamo a quanto Van Gogh sia stato affascinato e influenzato da certa pittura e stampe giapponesi (si pensi solo al “Ramo di mandorlo in fiore”), il cerchio ancora una volta si chiude.

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L’Arte

“La grande onda” di Katsushika Hokusai (1890)

L’opera più nota di Hokusai, “La grande onda” presso la costa di Kanagawa, è una delle 36 vedute del monte Fuji a cui lavorò il pittore.
Il vulcano è sullo sfondo, nella sua immobile eternità, ma è l’onda a catturare l’intera attenzione di chi guarda, a tal punto che le barche di pescatori, su cui sta per richiudersi l’onda, quasi sfuggono alla prima occhiata. Un’onda che si fa bassa, al centro del dipinto, creando così un vuoto per farsi alta e risucchiare tutto in se stessa. E’ il messaggio di Hokusai: per rendere il vuoto sulla carta, diceva, bisogna aver fatto il vuoto dentro di sé, così da far risuonare l’energia del mondo.
Forza della natura versus fragilità dell’uomo.
A raccontarci, a più di un secolo di distanza, la tragedia nipponica di venti giorni fa.

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