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Posts Tagged ‘Franco Battiato’

“La colomba porta vaccini” – Disegno dell’artista Harry Greb

L’anno comincia, a fronte di una seconda e pesante ondata pandemica, con la speranza di tutti nei vaccini.

Eppure il vaccino, la soluzione tanto agognata contro SarsCov2, in breve tempo diventa lo spartiacque tra la maggioranza che lo vede come difesa per sé e la comunità, e una minoranza che lo sente come sottrazione di libertà e sottomissione al potere. Senza pensare a quella parte, ancora estesa, di mondo che non può neppure scegliere se sottoporsi al vaccino.

Tra insicurezza, infodemia, precarietà, conosciamo poi nuove parole come green pass, divenuto l’oggetto (anch’esso amato-odiato) che precede i nostri passi. Passi che hanno inciampato in nuove varianti del virus, da Delta a Omicron, lettere greche portatrici di inediti scenari e ancora ansia, come ormai da due anni.

Nel frattempo il pianeta scopre la fragilità della democrazia con l’assalto al Congresso americano e il ritorno dei talebani a Kabul. E l’Italia ammutolisce di fronte alla tragedia della funivia del Mottarone, soprattutto per lo sprezzo inusitato delle regole.

Il nostro Dante ha però reso bella, ancora una volta, l’Italia nel mondo, in occasione del suo 700° anniversario. Insieme al premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, ai campioni olimpici di Tokyo, alla Nazionale di calcio, al gruppo musicale dei Maneskin. E tra le buone notizie la liberazione di Patrick Zaki.

Che fatica però lasciar andare chi ha reso bello il nostro tempo umano, da Franco Battiato a Raffaella Carrà, da Milva a Carla Fracci, da Jean Paul Belmondo a Lina Wertmüller. E anche chi ci ha mostrato la generosità di sé, come Gino Strada.

Anno complesso e complicato. Di luci e ombre. Alla ricerca di orizzonti.

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Disegno dell’illustratore vietnamita Bao Pham

Il nuovo singolo di Jovanotti, “La Primavera”, a detta dello stesso autore “esce quando inizia l’inverno, come un’affermazione, una dichiarazione di intenti. È la stagione in cui la natura fiorisce di nuovo, ma non una natura addomesticata. Questa primavera è selvatica, ha una tensione dentro, una forza sovrannaturale, qualcosa che per me resta un mistero“.

Classico synth pop anni ’80, è niente meno che un omaggio al grande Franco Battiato. “Ho pensato a Franco, con me lì c’era Pinaxa, il suo storico collaboratore, e gli ho detto provo a cantarla pensando di essere con Battiato. Insegnami, facciamogli un omaggio velato, un fiore per lui.” E “primavera” è stata:

Se potessi fare quello che fa aprile con i giorni freddi

Ti farei volare come un aeroplano sopra i continenti

Aprirei i polmoni a tutte le emozioni che mi fai provare

Siamo due canzoni dentro un DJ set sovrannaturale

La primavera“.

E allora “che sia primavera”, il miglior augurio che possiamo farci. L’un l’altro.

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Un mio allievo di quest’anno scolastico tanto particolare, un cucciolo di tre lustri alquanto curioso su quanto circuita intorno a lui, in un percorso su Battiato ha scelto “Summer on a solitary beach”, con tale motivazione: “Mi porta su una spiaggia, ma silenziosa, e sento che questo è ciò di cui ora abbiamo bisogno“. Chapeau.

Come a dire che necessitiamo, dopo una lunga e tormentosa cattività, di spazi in cui l’orizzonte sia posto su un lontano e aperto fondale, ma senza il sottofondo caciaro tipico di una spiaggia estiva. Quasi che risulti piuttosto complicato, almeno per ora, riappropriarsi in un sol colpo di spazio e di relazione.

Ecco perché dedico a tutti noi, naufraghi di lungo corso, questa chicca di Franco Battiato. Con l’augurio di ritornare dagli altri solo dopo essere tornati a noi stessi.

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Franco Battiato era considerato da molti un Maestro. Di quelli veri. Che intuiscono e ricercano e vedono oltre. Per quel “magis“, il “di più” insito nella parola stessa “maestro”.

È stato un Maestro, quindi un riferimento, anche per me. Che da liceale lo cantavo e lo ballavo, intuendo e poco meno il suo sperimentalismo, sonoro e linguistico. Per cui il suo “Cuccurucucu paloma Ahia-ia-ia-iai cantava” pareva avanguardia in gocce di melodia, e il “Centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente” diventava un inno per non perdere la rotta, continuando a sventolare sul ponte “bandiera bianca”.

Solo in seguito compresi, almeno in parte, il senso profondo di permanenza di quel “centro” cantato e ricercato da Battiato, contiguo all’immanenza. E alla danza dei dervisci rotanti e alla poesia sufi e al mistico armeno Gurdjieff. E a quanto cerchiamo sempre, all’essenza a volte sfiorata, alla consapevolezza sometimes percepita spesso sopita.

Così ho colto, esplorando, altre ottave nella poesia cantata di Franco Battiato, dalle “correnti gravitazionali” de “La cura” alla ricerca dell’ “Uno al di sopra del Bene e del Male” in “E ti vengo a cercare”.

Per rifugiarmi poi, trovando balsamo consolatorio e spiraglio di orizzonte, in quei suoi versi della “Passacaglia” che recitano:

Vorrei tornare indietro
Per rivedere gli errori
Per accelerare
Il mio processo interiore
Ero in quinta elementare
Entrai per caso nella mia esistenza
Fatta di giorni allegri
E di continue esplorazioni
E trasformazioni dell’io“.

Grazie Franco Battiato per quanto hai cercato, consegnandoci mappe per leggere il mondo interiore, fatto di tracce minime ma preziose.

Come hai scritto nell’ultimo lavoro, “Torneremo ancora”. Da “migranti di Ganden / In corpi di luce / Su pianeti invisibili“. Quindi, Maestro, arrivederci. (Seppure sia “difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”… ).

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Vi chiederete quale sia la connessione tra la hit “Reality” del deejay/produttore belga Felix De Laet, in collaborazione con l’artista olandese Janieck Devy, e le onde gravitazionali.

Il viaggio del video è un po’ quello preannunciato (e poco creduto) da Einstein. Il “signore della relatività” si è regalato un centenario di tutto rispetto sulla sua teoria. Quelle onde gravitazionali, imprendibili, sempre sfuggenti, sono ora state catturate. Col beneplacito della scienza. Anche se le menti illuminate, leggi Einstein, le avevano già “viste”, e quelle artistiche, leggi Battiato, sapevano già di poterle superare.

Il deejay dal nome d’arte “Lost frequencies” (“Frequenze perse”, che sia un caso?) scrive nella sua canzone due versi che riecheggiano questo mood:

Dancing in the moonlight, don’t we have it all?Decisions as I go, to anywhere I flow.” – “Ballando al chiaro di luna, non abbiamo tutto?Prendo le mie decisioni seguendo il flusso.

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franco-battiato

Auguri al Maestro Franco Battiato!

Sperimentazione e contaminazione lungo tutta la sua produzione. Toccando sia i mistici come Gurdjieff, presente nel suo “Centro di gravità permanente”, che i poeti come Sgalambro, suo versificatore ne “La cura”.

E musica etnica, classica, d’avanguardia. Con Bandiere Bianche, Prospettive Nevski, Treni di Tozeur. Spirito e materia sempre contrapposti, al richiamo di “Apriti Sesamo”.

Sono ancora le sue parole a darci il senso del trascorrere del tempo, le meccaniche celesti, in “Segnali di vita”:

Il tempo cambia molte cose nella vita
il senso le amicizie le opinioni
che voglia di cambiare che c’è in me
si sente il bisogno di una propria evoluzione“.

Qui sta forse il segreto della sua attualità: evoluzione.

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“Passare la calle” è l’attraversamento della strada, potente simbolo per raccontare la trasformazione di ciascuno durante l’esistenza, una “passacaglia” che è antica forma musicale dal ritmo basso-ostinato, come sono i passaggi della vita.

Così Franco Battiato, insieme al poeta Manlio Sgalambro,  rielabora, nel suo ultimo album “Apriti Sesamo”, la “Passacaglia della vita” del compositore del Seicento Stefano Landi, affrontando quella tematica a lui così cara della trasformazione dell’io, che passa attraverso la consapevolezza e il ricordo di sé, di gurdjieffiana memoria.

Ecco allora versi ritmici insistenti sul presente (“La gente è crudele / e spesso infedele / nessun si vergogna / di dire menzogna“), seguiti da quelli nostalgici sul passato (“Vorrei tornare indietro per rivedere il passato / per comprendere meglioquello che abbiamo perduto“), incalzati da quelli consapevoli sul sé (“Ero in quinta elementare / entrai per caso nella mia esistenza / fatta di giorni allegri / e di continue esplorazioni / e trasformazioni dell’io“).

Un’occasione d’autore per esplorare la propria consapevolezza.

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