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Posts Tagged ‘Francia’

La bambola che piange la sua piccola amica. Sfiorandole delicatamente la mano.

Così il disegnatore Carlos Latuff  “corregge” con la sua matita pietosa la foto simbolo dell’inusitato orrore di Nizza.

Restituendo qualche scheggia di umanità al mondo intero, ormai attonito.

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ELLE

21 novembre 1945: nasce “ELLE”, rivista francese di moda e bellezza. Presto diventa internazionale con 42 edizioni in 60 Paesi.

Eleganza, glamour, stile, tendenze. Tutto in un magazine.

Settant’anni di charme. Tanto di chapeau.

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Balthus - "La Rue" (1933)

Balthus – “La Rue” (1933)

Chissà a quale rue parisienne pensò Balthus dipingendo questo quadro.

Di sicuro volle rappresentare la vita nel suo farsi. Ogni giorno. Gesti quotidiani.

L’amour, le travail, le jouer. Semplicemente la vie.

Ps: l’augurio è che le vie di Parigi, ma non solo, tornino nuovamente alla vita. Nel suo giornaliero dipanarsi.

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alain delon

Alain Delon, un autentico mito del cinema francese, ha da poco compiuto 8o anni.

Di lui l’attrice Mireille Darc, sua compagna dal 1968 al 1993, ha detto: “E’ bravissimo, è il più grande attore francese vivente. Ed è un dettaglio che si tende spesso a dimenticare.” Forse per la sua bellezza. Spiazzante, ma profonda.

Nel film “La piscina”, recitato con Romy Schneider, la sua bravura è evidente.

Proprio a quella pellicola cult si ispira il film appena giunto nelle sale “A bigger splash” di Luca Guadagnino.

Titolo che a sua volta richiama il dipinto di David Hockney. In cui l’assenza si fa presenza.

David Hockney - "A bigger splash" (1967)

David Hockney – “A bigger splash” (1967)

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corto maltese1

Ho sempre amato Venezia. La porta orientale sul mondo.

Come dice Corto Maltese.

Quella porta aperta per accogliere. Lo straniero, il diverso, l’altro, il lontano.

E da lui apprendere il nuovo. Cambiando in parte la rotta personale.

Che una studentessa veneziana, Valeria Solesin, sia tra i caduti di Parigi fa riflettere.

parigi simbolo2

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maigret

Ammetto di averci pensato: vado o non vado.

E’ il sabato sera dopo la carneficina di Parigi.

Andare a teatro mi pone nell’identificazione, seppur lontana, con gli spettatori del Bataclan.

Parigi appare però vicina. L’autore, Simenon. L’ambientazione, un Bar. Paradossalmente il “Liberty Bar”.

E la musica. Francese. Quella che riconosciamo come distensione di vita, piacere allungato. Joie de vivre.

Il commissario Maigret che indaga. E per un momento speri che il suo metodo faccia luce sugli omicidi di oggi.

In cui però di giallo non c’è nulla. Solo nero, terrore, orrore.

Il divertimento di un sabato sera a teatro si è fatto un po’ più stretto.

Ma ho sentito, in un modo minimo, di continuare la scelta della serata precedente degli spettatori francesi.

La scelta di un’effimera pausa giocosa. Che per una follia disumana si è fatta pausa definitiva di vita.

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