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Posts Tagged ‘foglie’

È semplice e bella la castagna.

Inaspettato e casto il suo vestito,                                                    di tersa e raffinata eleganza.

Anticipo di dorato stupore. 

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Ottobre serba mite il precedente sole, alambiccando cromatiche conserve delle antiche fiamme estive.

Con le foglie screziate di quel già lontano e languido stare al sole.

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“La stanchezza del melograno” – Photo by Ester Maero

Il mio melograno comincia a dar segni di stanchezza.

Infatti, pur mostrando pomi rigogliosi, ricorda a me, viandante talvolta distratto, che l’autunno incombe. Ogni mattina mi presenta certificazione del passaggio di stagione. Con le foglie, già smeraldo ora oro, a raccontarmi del volgere di tutte le viventi cose.

Eppure quel tappeto che si fa affettuosa protezione del terreno e del suo futuro mi fa ben sperare del volgere delle umane cose.

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La natura ottobrina si fa cangiante tavolozza: le foglie dal verde virano al giallo, passando per l’arancione e il rosso, fino a giungere al marrone, al prugna, al viola.

Sublimi cromatismi d’Autore.

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san martino

Il colore a sorpresa emana calore.

Il filo è sottile ma preziosissimo.

Il risultato è superbo. Seppur effimero.

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alsazia-in-francia

Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti è terra rossa dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo. È un cielo sempre tenero e maturo, dove non mancano – tesoro e vigna anch’esse – le nubi sode di settembre. Tutto ciò è familiare e remoto – infantile, a dirla breve, ma scuote ogni volta, quasi fosse un mondo. 
La visione s’accompagna al sospetto che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento che né il ricordo né la fantasia conoscono. Qualcosa d’inaudito è accaduto o accadrà su questo teatro. Basta pensare alle ore della notte, o del crepuscolo, in cui la vigna non cade sotto gli occhi e si sa che si distende sotto il cielo, sempre uguale e raccolta. Si direbbe che nessuno vi ha mai camminato, eppure c’è chi la lavora a tralcio a tralcio e alla vendemmia è tutta gaia di voci e di passi. Ma poi se ne vanno, ed è come una stanza in cui da tempo non entra nessuno e la finestra è aperta al cielo. Il giorno e la notte vi regnano; a volte vi fa fresco e coperto – è la pioggia -, nulla muta nella stanza, e il tempo non passa. Neanche sulla vigna il tempo passa; la sua stagione è settembre e torna sempre, e appare eterna.

Da “La vigna” di Cesare Pavese

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Questa è l’immagine dell’autunno per me.

Colori tinta natura, sfumato e terre di creta.

Un bosco magico. E la presenza regale dei cervi. Passo elegante e sguardo illuminato.

Col silenzio spezzato solo dal crepitare delle foglie che si sbriciolano al loro passaggio.

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Giornata di illusioni confortanti.

Gemmea l’aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l’odorino amaro 
senti nel cuore…

Ti sembra l’estate.

Poi il calendario, 11 novembre, smentisce le tue sensazioni.

Ti guardi intorno e, con più attenzione, “odi lontano, da giardini ed orti, / di foglie un cader fragile.

Il Poeta sa decifrare…

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heart-tree-in-pot

Ah, l’amore… Come si rigenera lui…

Da diventare un albero, con radici profondissime e vitali.

Anche quando le foglie cadono…

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E’ autunno…

Che dolcezza infantile

nella mattinata tranquilla!

C’è il sole tra le foglie gialle

e i ragni tendono fra i rami

le loro strade di seta.

Federico Garcia Lorca, “Mattino d’autunno”

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