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Posts Tagged ‘finzione’

Un Festival di Cannes, edizione 75, che si apre al mondo con la sua locandina, una scena del film capolavoro The Truman Show di Peter Weir con Jim Carrey nel ruolo di protagonista.

Una locandina bellissima, soprattutto di questi tempi. Scuri e ripiegati su se stessi. “Passi che portano alla rivelazione. Una celebrazione poetica della libertà. Un’ascensione verso la promessa di un rinnovamento”, si legge nel tweet in cui ne si spiega la scelta. “Il Festival di Cannes prende atto della fine di un mondo per coglierne uno nuovo, – continua la nota – e come nel 1939 e poi nel 1946 Cannes ribadisce la sua convinzione che l’arte e il cinema siano luoghi di riflessione e contribuiscano alla reinvenzione del mondo”.

Lo speriamo con la testa e il cuore. Proprio come Jim Carrey nel momento in cui, sconvolto, tocca il cielo di carta. Pirandellianamente. Scoprendo un mondo inatteso. E sentendo battere il cuore in modo diverso.

In fondo, il disvelamento che ci permette, da sempre, il cinema. Trovando nuove chiavi per aprire alla comprensione della umana complessità.

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Surrealtà allo stato puro. Un “The Truman show” quasi in diretta. Al punto da rischiare di confondere i piani.

“Servitore del popolo”, la serie televisiva con cui Zelensky attore si è fatto conoscere al mondo e grazie a cui è diventato Presidente dell’Ucraina, è ora in onda su La7. Da vedersi. Perché è una capriola di vertigini. Specie ora che Volodymyr Zelensky è anche altro.

La serie racconta un’idea già sfruttata: un uomo qualunque, qui un professore di storia, viene eletto inaspettatamente Presidente del proprio Paese, con la possibilità di porre finalmente in atto quanto spiegava ai suoi studenti e che ogni popolo sogna. Eliminare ogni corruzione (e corruttore) nella “stanza dei bottoni” e diventare “Servitore del popolo”.

La prima vertiginosa capriola si prova vedendo gigioneggiare sul set l’attore Zelensky in abiti di scena, lo stesso che oggi vediamo a tratti giganteggiare sul set reale e mondiale in abiti militari difendendo eroicamente il suo Paese invaso e bombardato e depredato dalla Russia.

La seconda vertiginosa capriola si prova realizzando che Zelensky, il quale nella serie finge di diventare Presidente ucraino, è divenuto poi realmente Presidente ucraino con il settanta per cento di voti a favore del suo partito, “Servitore del popolo”, manco a dirsi. Così Zelensky si è trasformato nel suo personaggio televisivo, a tal punto da poterlo sostenere anche fuori dal set. Col plauso plurale del suo popolo.

La terza e mirabolante capriola si fa quasi in diretta. Partecipando, in tale smistamento di piani, al salto temporale e materiale tra l’iniziale Zelensky attore, leggero e predittivo, e l’attuale Zelensky Presidente, ahinoi drammatico e sotto attacco. Con due stature morali non comparabili, sia per la diversa altezza dei ruoli (seppur identici) che per la finzione insita in uno di questi. Seppur in entrambi i piani sia comunque “Servitore del popolo”. O meglio, resista tale.

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TeatroGobetti (1)

Il Teatro è sempre una buona cosa.

Checché ci voglia far credere chi vive e muore per muovere terrore.

Perché il Teatro, e così il Cinema-i Libri-l’Arte, invitano a guardare il palcoscenico/mondo in modo diverso.

Cioè dal lato C, quello inaspettato.

Lato che ho nuovamente scorto assistendo alla commedia di Georges Feydeau “L’albergo del libero scambio”.

In cui si ride e si riflette. Perché si è spiazzati. Dalla finzione, dal gioco, dalla messinscena.

Perché ti accorgi che è la vita. Mentre fa le sue prove.

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