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Posts Tagged ‘Fiat’

«La leadership non è anarchia. In una grande azienda chi comanda è solo. La responsabilità condivisa, non esiste. Io mi sento molte volte solo».

Sergio Marchionne, manager (1952–2018)

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Era Marchionne. Quando un tempo viene definito col tuo nome, è palese, sei Storia.

Per gli ammiratori Sergio Marchionne ha salvato la Fiat, esportando il marchio torinese nel Nuovo Mondo. Epici gli incontri coi potenti della terra. Per i detrattori ha tagliato posti di lavoro e sottratto diritti ai lavoratori. Duri gli scontri coi sindacati della fabbrica.

Conti alla mano, oggi Fca vale dieci volte rispetto alla Fiat di 14 anni fa. Un guadagno in borsa del 1000 per cento. Un manager illuminato per molti. Spregiudicato nei modi, per altri. Comunque un uomo che ha fatto storia.

Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a qualcun altro, la vera nobiltà è essere superiore a chi eravamo ieri” ha detto Marchionne, citando Hemingway, lo scorso 1° giugno a Balocco al Fca Capital Market Day presentando il nuovo piano del gruppo. Aggiungendo: “L’unico approccio che conosciamo è guardare sempre avanti. È l’eredità che possiamo essere orgogliosi di lasciare a chi verrà dopo di noi”.

E sicuramente lui lascia un’eredità di peso.

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gianniagnelli

Se ne andava in un giorno freddo di gennaio di dieci anni fa, e la “sua” città si fermò. Incredula, pur sapendo da tempo del suo stare.

Ma alcune persone, nel corso della loro vita, si trasformano in istituzioni. E così fu per l’Avvocato.

Con tutti i limiti di cui qualsiasi essere umano è portatore, fece di una città che era stata la prima capitale d’Italia la prima capitale dell’automobile. Che ci abbia guadagnato è indubbio, che il nonno fosse il vero precursore anche, ma creò posti di lavoro. E soprattutto prestigio nei confronti di un nome e di un modo di produrre. Il cosiddetto made in Italy gli deve molto, insieme a quel modo elegante e misurato nelle parole e nei gesti. La volgarità del nostro tempo del resto era ancora in incubazione.

Senza di lui la Fiat è diventata altro, andando sempre più altrove. Ora addirittura oltreoceano. Scordando la sua origine.

Sono passati dieci anni dalla sua scomparsa. Appaiono molti di più.

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“Fare gli italiani”

Ultimo giorno per la mostra, allestita alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino, “Fare gli italiani. 150 anni di Storia Nazionale”.

Proprio dalla frase di Massimo D’azeglio, “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani“, nasce l’idea di “portare in scena” gli elementi che hanno creato un’identità nazionale.

All’ingresso una moltitudine di busti dei protagonisti dell’Italia preunitaria, da Garibaldi a Cavour. Si continua poi tra macchine agricole d’epoca e macchinari di fabbrica, a raccontare una realtà contadina che si trasforma con il boom industriale del secondo dopoguerra. E il “romanzo” italiano si snoda quindi attraverso i numerosi simboli che ancora oggi raccontano l’italianità nel mondo, dalla Vespa alla Lavazza, dalla Fiat alla Olivetti.

Viene da riflettere, soprattutto di questi tempi, su quel verbo, “fare gli italiani“, usato da D’Azeglio. Allora si sentiva la necessità di costruire, preparare gli italiani. Ora forse dobbiamo semplicemente tornare ad “essere” italiani. Forse seguendo proprio le indicazioni dello scrittore: “Gli italiani pensano a riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro.

Corsi e ricorsi storici.

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