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Posts Tagged ‘Europa’

La Turchia di Erdogan, Paese Nato, ha sferrato il suo attacco ingiustificato contro i curdi. Mancanti di una propria terra, ma fieri e coraggiosi. Al punto da combattere l’Isis a mani nude. Per tutti noi. Che sembriamo già aver dimenticato.

E ancora una volta il popolo curdo è perseguitato.

Nella democratica Germania un neonazista uccide per odio razziale nell’intento di compiere una strage in sinagoga. Filmando in diretta il compiersi del suo orrore.

E ancora una volta il popolo ebreo è perseguitato.

Tutto ciò sta avvenendo all’ombra dell’Europa, il continente che si dice in pace dalla fine della seconda guerra mondiale.

Ma si può dire in pace chi vede il male e resta con le mani in tasca? E si può dire in pace chi nicchia di fronte all’escalation di azioni che proprio alla seconda guerra mondiale ci riportano?

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Proviamo ad analizzare i dati reali usciti dalle votazioni europee, scevri della comunicazione di “pancia” (seppur di testa) che tanto soggioga noi italiani.

1. Qualunque partito/ movimento/ schieramento abbia preso voti (tanti, pochi, attesi, inaspettati) li ha acquisiti non sulla totalità degli “italiani” (ci sono anche neonati, bambini, adolescenti) ma neppure sull’intero popolo votante, bensì sulla percentuale che ha scelto di praticare il diritto di voto. Questa volta il 56%.

2. Le forze politiche del Parlamento italiano rimangono, nei loro numeri, esattamente quelle del giorno precedente le elezioni. Quindi anche le prossime votazioni a decreti/ leggi/ provvedimenti non potranno usufruire (nel bene e nel male, a destra come a sinistra) di alcun voto in più o in meno.

3. Il “De Profundis” dell’Europa cantato dai cosiddetti sovranisti/ populisti/ euro-scettici è, almeno per ora, rimandato. L’Europarlamento risulta comunque confuso, perché le alleanze non saranno né scontate né facili, e a tratti surreale visto che gli eletti inglesi, che per Brexit votata non dovrebbero esserci, sono invece presenti per Brexit non attuata.

4. Le “letterine” scritte e poco ballate da Bruxelles, invise a tutti noi perché fioriere di cattive notizie (leggi “lacrime e sangue”) e considerate carta straccia da alcuni politici, sono amaramente reali, e non perché portino timbri monarchici. Ci richiamano alla realtà dei conti pubblici, quella che a chi fa di conto (poco elettorale e molto pratico) porta ad esclamare, mutatis mutandis, “è finita la pacchia!”. Col rischio però di finire letteralmente “in mutande”.

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Ci siamo.

Dopo mesi di campagna elettorale, tra schermaglie, promesse, rivalità, probabilmente tutte finte, è l’ora del voto. Questo vero. Ed europeo. Anche se.

Anche se “parole, opere, omissioni” del tempo elettorale sono apparse più nazionali che continentali. Con la parola “italiani” talmente ripetuta in ogni dove da diventare, purtroppo, vuota e ricordandoci, purtroppo, tempi che pensavamo archiviati e che scopriamo invece poco metabolizzati.

E con figurine minime a muoversi nell’agone politico. Tutte indaffarate a non perdere il proprio posto al sole. Soap opera italica con ruoli fissi. Seppur intercambiabili.

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Jean-Michel Basquiat, “Untitled (Two on Gold)” – 1982

E se, oltre le merci in spostamento (vedi post relativo alla Via della Seta), ci occupassimo anche delle persone in movimento?

Suggerimento minimo ai politicanti di turno. Un piccolo libello di Umberto Eco, “Migrazioni e tolleranza”, un inedito intorno ad un discorso da lui tenuto nel 2012 in Olanda, a Nijmegen dove nel ‘600 fu firmato il primo trattato di pace europeo.

Tra i “lumini” che il filosofo ci regala, il brano “Le migrazioni del Terzo Millennio”, in cui si legge: “Le immigrazioni sono controllabili politicamente, le migrazioni no; sono come i fenomeni naturali. Sino a che vi è immigrazione i popoli possono sperare di tenere gli immigrati in un ghetto, affinché non si mescolino con i nativi. Quando c’è migrazione non ci sono più ghetti, e il meticciato è incontrollabile. I fenomeni che l’Europa cerca ancora di affrontare come casi di immigrazione sono invece casi di migrazione. Il Terzo Mondo sta bussando alle porte dell’Europa, e vi entra anche se l’Europa non è d’accordo. Il problema non è più decidere (come i politici fanno finta di credere) se si ammetteranno a Parigi studentesse con il chador o quante moschee si debbano erigere a Roma. Il problema è che nel prossimo millennio (e siccome non sono un profeta non so specificare la data) l’Europa sarà un continente multirazziale o, se preferite, “colorato”. Se vi piace, sarà così; e se non vi piace, sarà così lo stesso”.

Amen.

Ps: Grazie al Maestro Eco, anche da “lontano”. Perché, come ha scritto recentemente lo scrittore Alessandro D’Avenia, “i maestri sono sempre vivi, in carne e/o in spirito”.

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Brexit ultima ora, nessun accordo.

Ratifica negata, da parte del Parlamento inglese, a Brexit, o meglio all’avvio degli accordi con l’Unione europea per l’uscita del Regno Unito dal vecchio continente. Con il governo May ad incassare una clamorosa sconfitta.

E così, dopo tre anni dal referendum Brexit, l’esito popolare viene capovolto dal voto parlamentare. Con un caos economico-politico, nonché umano, più che probabile.

Ora gli scenari non sono molti. Non c’è una maggioranza chiara per un secondo referendum e non c’è più tempo per nuovi accordi con l’Europa. Comunque, in entrambi i casi, anche se possibili, l’etica starebbe alla finestra.

Ecco perché al disordine si stanno preparando tutti.

Anzi, ci stiamo preparando tutti.

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Cosa ti è successo, cara Inghilterra?

Eri la Terra della Democrazia per antonomasia. Apertura e accoglienza. Incontro e possibilità.

Si approdava sulle tue coste, non così perfida Albione, per imparare la lingua lavando qualche piatto e servendo ai tavoli.

E ora tu, tanto democratica, chiudi le frontiere agli europei, facendo i distinguo su quali lavoratori saranno da te bene accolti. Ovviamente solo quelli altamente specializzati.

Congratulations! Io non ti riconosco. Per questo mi piaci molto meno. Un autentico peccato.

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Serge Doceul, “La mer à la pointe du Kador (Morgat)”

Comunque la si guardi non c’è un vincitore.

Perché la vicenda “Aquarius” ha scoperchiato un vaso di Pandora. Che era malamente nascosto tra le sabbie ipocrite e mobili del mare nostrum.

Non vince l’Europa, che sta evidenziando profonde divisioni e sostanziali differenze. Politiche e umanistiche.

Non vince la diplomazia, ormai dimenticata a favore di battute ad effetto, accuse pretestuose ed epiteti offensivi.

Non vince la politica, non più praticata nella sua arte di visioni sul futuro perché costretta al tempo breve di un tweet.

Non vince il volontariato, tacciato di possibili utili affaristici intorno al soccorso.

E soprattutto non vince il migrante che, dopo aver attraversato a fatica schegge di mare, ritrova intorno a sé schegge di sale.

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