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Esami di Stato al via!

Ci siamo ragazzi! La “notte prima degli esami” è ormai alle spalle. Tutte le ansie sono con voi, per mano e a braccetto. Tutte le conoscenze e i metodi acquisiti in anni di studio sembrano non rispondere all’appello. E mentre si fa ingresso nella propria scuola, quella di sempre, essa appare improvvisamente sconosciuta, distante, davvero istituzionale. I compagni li vedi e non li vedi, le gambe sembrano di gesso, i vocabolari di marmo, e la corsa per il “banco giusto” è il primo step che consideriamo indispensabile.
E poi tutto rotolerà come una pallina lungo un piano inclinato, in modo inevitabile ma più dolce del previsto. Richiesta documenti, distribuzione fogli, ultime raccomandazioni, ancora l’ansia che sale (“ma ci sarà un tema che potrò affrontare?”), prime certezze che si affacciano (“ma ho sempre scritto in modo sufficiente, non è ancora matematica, è un tema!”), e infine prende la scena la serena consapevolezza di chi sente di aver svolto compiutamente la propria preparazione.
Si sente vociferare nei corridoi, rumore delle fotocopiatrici al nastro di partenza, i prof hanno saputo le tracce del Ministero. Chissà… Chissà se è uscito il tema che rimbalzava in “rete”, chissà se la scelta è caduta sull’autore che la prof sentiva, chissà se c’è il mio argomento preferito, chissà…
Arrivano le tracce, ci siamo, ci sarà qualcosa anche per me… E si comincia, entrando in quelle sei ore che sembrano dapprima infinite e poi cortissime: la lettura dei documenti, la scelta, la scaletta, la scrittura, il titolo, l’ortografia, la bella copia, l’ultima lettura… e poi… e poi consegno.
Le ore sono sfilate via come quelle degli appuntamenti importanti, con le lancette che sembrano girare più veloci, i quadranti che si liquefanno, come ci ha insegnato Dalì coi suoi orologi “molli”. E quello che rimarrà di questa “storica” giornata sarà il titolo che l’artista diede ai suoi disfatti orologi, “La persistenza della memoria”.
Già, traccia mnestica indelebile quella del primo giorno di “maturità”, tema di italiano.

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L’ultimo mese di scuola, ovvero quando:

– Quando ogni giorno si contano, freneticamente, i “giorni all’alba”.
– Quando la sera si fa lunga per studiare e l’alba si fa corta per ripassare.
– Quando Marco finalmente inizia a studiare.
– Quando Caterina continua diligentemente a studiare.
– Quando i compiti in classe sembrano proprio tanti (“Prof, ma dopo questo ci fermiamo?”).
– Quando i compiti in classe sembrano davvero pochi (“Prof, ma dopo ne facciamo ancora?”).
– Quando le interrogazioni cominciano a prendere la forma della catena di montaggio.
– Quando certe interrogazioni diventano un montaggio. Cinematografico.
– Quando si intravedono gli ultimi scampoli di programmi scolastici.
– Quando si scorgono i primi scampoli di programmi estivi.
– Quando rivedi genitori già visti e molto ansiosi (“Riuscirà a farcela mia figlia? Me lo dica”).
– Quando vedi genitori mai visti e molto meravigliati (“Ma davvero la situazione di mio figlio è questa?”).
– Quando si fanno le ultime simulazioni di prove per l’Esame di Stato.
– Quando si hanno le prime simulazioni di svenimenti per l’Esame di Stato.
– Quando la curva delle ripetizioni è in vertiginosa salita.
– Quando “repetita iuvant”, ma non sempre.
– Quando è al top l’astuzia di chi “salta” strategicamente le prove. La mossa del cavallo.
– Quando è un flop l’impudenza di chi non entra mai la prima ora. La mossa dell’oca.
– Quando “la notte prima degli esami” si avvicina. Ancora tutti insieme. A marce forzate.
– Quando “la classe degli esami” si allontana. Ciascuno per il proprio cammino. E destino.

E poi, l’ultimo mese di scuola è quando cominci a pensare che ci sono le classi da salutare, o meglio tanti “piccoli adulti” da congedare, e io non sopporto i titoli di coda…
Fortuna che questo argomento per oggi non lo devo trattare…

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